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noi i ticket loro nulla

vonkrosigk ha scritto:
facciamo comunque una figura decisamente migliore e più dignitosa di questi nazi-krukki del 21°sec:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-04-28/la-germania-vuole-tagliare-sussidi-stranieri-cittadini-ue--181824.shtml?uuid=AC3vEWHD
Certamente stenterello fa la figura migliore, solo che lo fa con i nostri soldi, gli piace vincere facile :evil:
 
Il fatto è che non è solo la "figura" che viene pagata con i soldi dei contribuenti, ma ben altro.

In un Paese dove "sistemare" i propri clienti presso gli enti pubblici era prassi comune, ed adesso è divenuto molto più difficile, questa faccenda dei migranti è una manna dal cielo.
 
involt ha scritto:
Il fatto è che non è solo la "figura" che viene pagata con i soldi dei contribuenti, ma ben altro.

In un Paese dove "sistemare" i propri clienti presso gli enti pubblici era prassi comune, ed adesso è divenuto molto più difficile, questa faccenda dei migranti è una manna dal cielo.
Cosa? :shock:
 
Trotto@81 ha scritto:
involt ha scritto:
Il fatto è che non è solo la "figura" che viene pagata con i soldi dei contribuenti, ma ben altro.

In un Paese dove "sistemare" i propri clienti presso gli enti pubblici era prassi comune, ed adesso è divenuto molto più difficile, questa faccenda dei migranti è una manna dal cielo.
Cosa? :shock:

Accompagnatori, interpreti, personale sanitario, fornitori di beni e servizi, pubblicità, spostamento di fondi, "indotto"... non dirmi che credi che tutta questa gente si muova per i "migranti, poveretti".

Sicuramente fra i migranti i poveretti ci sono, e tra coloro che lavorano c'è qualcuno che tocca la sofferenza con mano ed arriva a
rimanerne coinvolto; ma da qui a farne una regola...

In linea generale, "l'emergenza migranti" può essere considerata analoga alle altre emergenze, come calamità naturali, grossi ed imprevisti incidenti industriali, o ogni altro evento inaspettato che abbia scala nazionale o sovranazionale. E di solito sono tre gli aspetti peculiari che in tali situazioni vanno considerati: l'informazione, la gestione ed il controllo. I tre aspetti evidentemente si intersecano tra loro.

L'informazione dell'opinione pubblica servirebbe a far conoscere non la verità, ma una parziale verità, volta a giustificare la gestione e ad esercitare il controllo. La gestione, a sua volta, è, alla fin fine, sempre
relativa ai fondi pubblici, soldi versati dai contribuenti, il cui impiego, in un senso o in un altro, andrebbe documentato e giustificato; ma la maniera un cui viene eseguita. oltre ad essere sottoposta ad una forma di controllo, assume essa stessa la forma di un controllo sugli eventi. Ed il controllo sugli eventi è fondamentale per poter continuare la gestione minimizzando i pericoli, mentre il controllo sull'informazione è indispensabile per poter "muoversi" senza creare allarmismi, o sollevare opposizioni.

Così, ho pensato questo.

Vi racconto tre episodi, tanto semplici quanto inconsistenti; in una parola, banali. La banalità, però, presenta due vantaggi. La loro inconsistenza, unitamente al fatto che non farò riferimenti precisi, fa si che il loro racconto sia privo di conseguenze (soprattutto per me :D ). Mentre la semplicità renderà immediatamente chiaro quale sia il principio che sta alla base di ognuno di essi, principio valido nella stessa, identica, maniera, per tutte le altre situazioni più complesse, ma che proprio per questo può risultare di comprensione meno immediata.

Gli episodi, banali per quanto possano essere, sono comunque frutto di esperienza diretta. Cioè o sono accaduti a me personalmente, o a qualcuno a me molto vicino, come potrebbe esserlo una persona cara. Non qualcosa appreso "per sentito dire".

Non so se comunque il post verrà censurato. Formalmente, non sto violando alcuna regola; ma se nella sostanza qualcuno dei moderatori la violazione la vedrà, io non posso saperlo.

Se verrà lasciato sono sicuro che tutti voi, da menti pensanti quali siete, sarete in grado di ritrovare i medesimi principi nelle situazioni che vi vengono proposte; o, se la cosa dovesse essere particolarmente
intricata, avrete almeno la consapevolezza di cosa ci sia dietro, anche se non immediatamente palese.

EPISODIO NUMERO 1: informazione

Nella località A vi è una struttura B ed un centro C. Una sera di febbraio il signor X, che è il responsabile della struttura B, ed il signor Y si recano presso una certa zona della località A, in un'area in cui è atteso un arrivo di migranti. Mentre essi stanno per giungere, il signor X va via, ma precisa al signor Y:

"mi raccomando, che nessuno venga accolto presso la struttura B. Tutti devono essere condotti al centro C; se dovesse esserci qualcuno che sta realmente male, verrà trasferito altrove, in elicottero o con altro mezzo"

Durante le operazioni, il signor Y si accorge che tra i migranti vi sono sei donne con sette bambini molto piccoli. Stanno bene, non sono in ipotermia, ma sono intirizziti; il disagio per i bambini è grande.

Dispone allora comunque, per i tredici, il trasferimento presso la struttura B. In essa vi è un lungo corridoio, più di sessanta metri, al termine del quale si trova (si trovava, per essere precisi) un'ampia sala di forma irregolare di più di un centinaio di metri quadri di superficie.

Il signor Y fa realizzare, con coperte e sacchi a pelo, dei giacigli di fortuna, e sistema lì le sei donne ed i sette piccoli.

La mattina successiva giunge il signor X, e constata l'accaduto. Chiama con il telefono interno il signor Y:

"Che hai fatto? Non ti avevo detto altro! Come ti sei permesso?!?"

"Un momento, sto venendo lì. Non mi piace fare certi discorsi per telefono"

Poco dopo, di presenza, il signor Y esordisce:

"Ricordo bene ciò che mi avevi detto, ma l'ho fatto e lo rifarei. Noi operiamo secondo scienza e coscienza, quindi con il cervello e con il cuore. Ed io non me la sono sentita di portare quei piccoli bambini al freddo perchè sono un uomo: prima di avere il cervello, ho un cuore!"

"A me non frega niente del tuo cuore! Quando io dico una cosa..."

la discussione vine bruscamente interrotta. Inaspettatamente, si è presentata all'ingresso della struttura una troupe della RAI, con telecamera, che vuole avere notizie riguardo a ciò che è accaduto quella notte in seguito all'arrivo dei migranti.

Il signor X ha un tentennamento di una frazione di secondo, poi si rivolge direttamente alla troupe:

"Volete sapere cosa accade davvero qui? Allora venite con me, e vi faccio vedere una cosa."

Con aria solenne, alla testa del piccolo drappello, percorre i sessanta metri di corridoio, arrestandosi sul limitare della sala.

"Guardate!"

Ruota il corpo di 45° verso sinistra, mentre con il braccio destro appena flesso, il palmo della mano rivolto verso l'alto, descrive un semicerchio verso la sala.

"Noi, qui, operiamo tutti secondo scienza e coscienza, e cioè con il cervello e con il cuore. Ma IO sono innanzitutto un uomo: prima di avere un cervello, ho un cuore."

EPISODIO NUMERO 2: gestione

Nella località D si trova una struttura di alta specializzazione per la diagnosi e la terapia di pazienti affetti da certe patologie. Il centro non è che sia tutta questa eccellenza, ma considerata l'estrema settorialità nella quale opera, i costi di gestione sono comunque elevati.

Una mattina di gennaio viene ricoverato presso il centro un ragazzo, presumibilmente minorenne. Il "presumibilmente" deriva dal fatto che è solo, non ha documenti, non parla inglese né tantomeno italiano (solo arabo), e le tecniche auxologiche non sono in grado di stabilire l'età con una precisione sufficiente da etichettarlo come maggiorenne.

Sembra non poter camminare, ma non si capisce perchè.

Vi sono delle difficoltà nella raccolta dell'anamnesi; ogni volta che occorre chiedergli qualcosa, deve essere chiamato l'interprete, che viene pagato a gettone. Ma per le attività che richiedono più tempo (come ad esempio un'indagine sociale) gli interpreti vengono pagati ad ore. Questi costi, così come quelli relativi a consulenze specialistiche esterne, si aggiungono a quelli già elevati del ricovero presso la struttura.

Tra queste difficoltà, le attività connesse al ricovero procedono quindi indolentemente, e senza alcun controllo; e d'altra parte, cosa ci sarebbe mai da controllare? Dove mai potrebbe andare un povero ragazzino che non è in grado di camminare, non ha nessuno e non sa una parola della lingua locale?

Già, dove potrebbe andare? E' quello che ancora si chiedono da quando, una mattina di luglio, hanno aperto la porta della stanza ed hanno trovato il letto vuoto.

EPISODIO NUMERO 3: controllo

Il signor Z, da anni, si reca per lavoro nella località A partendo dalla località D; va e viene in giornata, in aereo. Mentre prima viveva sia la trasferta, sia il lavoro con piacere, da qualche anno a questa parte, per motivi indirettamente ma fortemente correlati con ciò di cui stiamo discutendo, vive spostamento e lavoro come una sofferenza indicibile. Per cercare di minimizzare i disagi si estranea, ed ha automatizzato ogni gesto.

Poichè il prezzo dei parcheggi in aeroporto è esorbitante, da anni lo accompagna la moglie; andare in aeroporto e tornare costerebbe almeno quanto lasciare l'automobile al parcheggio; ed inoltre è svincolato dalla necessità di quest'altra incombenza.

Pertanto, ormai da anni il signor Z scende al volo dall'automobile della moglie, corre verso il terminale per il "check in elettronico", prende la carta d'imbarco, e sale, due alla volta, i gradini verso il security check.

Una volta in coda si sfila la cintura, toglie l'orologio, e prende il portafogli dalla tasca. Giunto il suo turno ripone tutto nella vaschetta, indi poggia quest'ultima, insieme ad una borsetta, sul nastro trasportatore; attraversa poi il metal detector, e va verso la sala d'imbarco.

Tutto questo è divenuto un comportamento automatico; il signor Z, durante il disbrigo di tali procedure, pensa essenzialmente ai casi suoi. Lo fa anche in sala d'imbarco, e sull'aereo. In realtà l'unica cosa alla quale il signor Z anela è di giungere alla fine della giornata il più presto possibile.

E' una calda mattina di settembre quella in cui il signor Z arriva in aeroporto, molto presto, e vestito ancora con abiti estivi: camicia di lino, pantaloni di tela, scarpe di tela e gomma.

Si è recentissimamente separato dalla moglie ragion per cui, per la prima volta dopo anni, è ritornato a recarsi in aeroporto con la propria auto. Per questo, nel timore di far tardi è uscito di casa prestissimo; ma l'automatizzazione di ogni gesto (o, se preferite, la forza dell'abitudine) lo fa comunque correre verso il terminale, e poi verso il security check.

E come al solito, toglie portafogli, orologio e cintura, li ripone nella vaschetta che poggia unitamente alla borsetta, sul nastro. Indi, attraversa il metal detector. Il quale, stavolta, suona.

L'addetto alla sicurezza lo guarda. "Sono le scarpe. Le tolga"

Togliere le scarpe ed indossare i calzari in PVC rappresenta, per il signor Z, un'ulteriore complicazione di una giornata che vede già come odiosa. E' qualcosa che non sopporta. Inoltre, l'abbigliamento del signor Z è praticamente estivo; perchè mai delle scarpe di tela dovrebbero eccitare il metal detector? Il signor Z è perplesso.

"Ma... sono di gomma e tela! Come potrebbero essere rilevate dal metal detector?"

"Sono le scarpe, le dico. Le tolga"

Il signor Z non fa nulla per mascherare il proprio disappunto. Rifiuta sdegnosamente la sedia che gli viene offerta per il cambio, ed in equilibrio su un solo piede toglie le scarpe per indossare i calzari. Lancia le scarpe sul nastro ed attraversa nuovamente il metal detector. Nessun suono.

L'addetto alla sicurezza lo guarda con aria trionfante. "Cosa le avevo detto? Erano le scarpe."

Il signor Z continua ad essere perplesso, ma stavolta non muove un muscolo del viso. Con espressione assolutamente impenetrabile, sempre in equilibrio su un solo piede, toglie i calzari e rimette le scarpe.

Sporgendosi oltre un ripiano in legno per gettare i calzari nell'apposito cestino, avverte un doloroso fastidio all'inguine sinistro. La chiave dell'automobile, comprensiva di telecomando ed agganciata ad un robusto portachiavi metallico, è compressa tra il ripiano e l'inguine.

Quella chiave che, poichè per anni il signor Z non è andato in aeroporto con la propria auto, si era dimenticato di togliere dalla tasca sinistra dei pantaloni.
 
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