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Meglio attivi o passivi.....

Leggendo un libro, questa frase mi ha colpito:
"Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà" (O. Spengler, Il tramonto dell' occidente").
A volte ho l'impressione che ci siamo (o ci hanno?) abituati ad accettare passivamente tutto: la capacità di esprimere "dissenso", democraticamente, anzi civilmente parlando, sembra svanita.
Passivi.
Se guardiamo alla storia passata, perfino alla mitologia (Prometeo che ruba il fuoco contro il volere di Zeus per darlo agli uomini), uno dei motori degli eventi è stato lo spirito di ribellione e di protesta, che spinto al limite diventa rivoluzione (nel bene e nel male, purtroppo, annessi e connessi).
Attivi.
Guardavo nel mio paesello, prossimo alle amministrative: liste raffazzonate, i "soliti", gli ex "ex" votati ormai alla rinuncia (tanto per quel che serve, mi rispondono...), ma non voglio parlare di politica, non è questo il luogo, era solo un esempio per descrivere questa passività imperante.
Esiste (esisterà?) una via al cambiamento basata su presupposti "critici" su tutti quelli aspetti subdoli che ci fanno credere di essere "liberi", mentre in realtà siamo schiavi di mille nostre personali miserie, e in funzione di quelle, per preservarle come "piccole rendite di posizione", rinunciamo a far progredire la nostra civiltà, culturalmente parlando?
 
La Liberta' non esiste.
Esiste, nei paesi " liberi ", la liberta' di dissentire
( ma che, ovvio, non porta a nulla );
diversamente dai paesi dove viene vietato anche questo.
Ma alla fine, dov' e', sul pratico, la differenza?
 
Ultima modifica:
È la società liquida descritta da Bauman, niente più valori, solo soldi,.cose spesso inutili che inducono il popolino ad occuparsi solo di quelle in modo da non aver più tempo e voglia di pensare a cose più serie.E così pensiamo e crediamo di essere liberi.
 
il tema di fondo è che credo che nel mondo di oggi vogliamo tutto e subito, il mondo corre veloce, e se non gli si sta dietro si ha la sensazione di essere fuori, marginali...

però certe cose richiedono tempo, accelerarle è inutile e capita che molti vi rinuncino...mi sto riferendo al sapere...imparare costa fatica, impegno e comporta frustrazione...meglio non sapere, e far si che qualcuno ci dica delle cose di facile comprensione che riusciamo a capire...chi articola ed elabora pensieri più sofisticati è solo un trombone arrogante...

E mi riferisco ai sentimenti...non ci si può innamorare (al netto del colpo di fulmine, ma quello è il primo passo) subito, non può andare tutto e sempre splendidamente bene...ma provare ad aggiustare, a conoscersi davvero costa esattamente come col sapere fatica, ci mette nella condizione di rischiare frustrazione, e così si rinuncia...pronti a vivere il "fallimento" successivo...
 
Ormai stiamo tutti dall'altra parte e siamo pure tutti omofobi.
Il ché è tutto ciò che c'è da dire. E' dura doverlo ammettere ma è come essere stati tutti a Casablanca, votati, uomini e donne, ad una vita androgina ad andar bene, ermafrodita ed asessuata nella realtà.
Manca il sale che da sapore ed il pepe che inebria.
 
non so bene di quale libertà si sta parlando, io credo che la libertà fondamentale che abbiamo perso , in linea di massima per nostra volontà, è stata quella critica, basta anche solo pensare che ormai a questa parola non si da più l'eccezione kantiana, che aveva un valore positivo, ma gli diamo sempre un valore negativo.
 
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