Leggendo un libro, questa frase mi ha colpito:
"Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà" (O. Spengler, Il tramonto dell' occidente").
A volte ho l'impressione che ci siamo (o ci hanno?) abituati ad accettare passivamente tutto: la capacità di esprimere "dissenso", democraticamente, anzi civilmente parlando, sembra svanita.
Passivi.
Se guardiamo alla storia passata, perfino alla mitologia (Prometeo che ruba il fuoco contro il volere di Zeus per darlo agli uomini), uno dei motori degli eventi è stato lo spirito di ribellione e di protesta, che spinto al limite diventa rivoluzione (nel bene e nel male, purtroppo, annessi e connessi).
Attivi.
Guardavo nel mio paesello, prossimo alle amministrative: liste raffazzonate, i "soliti", gli ex "ex" votati ormai alla rinuncia (tanto per quel che serve, mi rispondono...), ma non voglio parlare di politica, non è questo il luogo, era solo un esempio per descrivere questa passività imperante.
Esiste (esisterà?) una via al cambiamento basata su presupposti "critici" su tutti quelli aspetti subdoli che ci fanno credere di essere "liberi", mentre in realtà siamo schiavi di mille nostre personali miserie, e in funzione di quelle, per preservarle come "piccole rendite di posizione", rinunciamo a far progredire la nostra civiltà, culturalmente parlando?
"Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà" (O. Spengler, Il tramonto dell' occidente").
A volte ho l'impressione che ci siamo (o ci hanno?) abituati ad accettare passivamente tutto: la capacità di esprimere "dissenso", democraticamente, anzi civilmente parlando, sembra svanita.
Passivi.
Se guardiamo alla storia passata, perfino alla mitologia (Prometeo che ruba il fuoco contro il volere di Zeus per darlo agli uomini), uno dei motori degli eventi è stato lo spirito di ribellione e di protesta, che spinto al limite diventa rivoluzione (nel bene e nel male, purtroppo, annessi e connessi).
Attivi.
Guardavo nel mio paesello, prossimo alle amministrative: liste raffazzonate, i "soliti", gli ex "ex" votati ormai alla rinuncia (tanto per quel che serve, mi rispondono...), ma non voglio parlare di politica, non è questo il luogo, era solo un esempio per descrivere questa passività imperante.
Esiste (esisterà?) una via al cambiamento basata su presupposti "critici" su tutti quelli aspetti subdoli che ci fanno credere di essere "liberi", mentre in realtà siamo schiavi di mille nostre personali miserie, e in funzione di quelle, per preservarle come "piccole rendite di posizione", rinunciamo a far progredire la nostra civiltà, culturalmente parlando?