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L'omeopatia è inutile. Parola di omeopata
Cosa funziona e cosa no nella medicina complementare? Edzard Ernst, esperto del campo e docente delle università di Plymouth e Exeter, si toglie qualche sassolino dalla scarpa
31 maggio 2011 di Tiziana Moriconi
Se sei uno scienziato, il tuo obiettivo non è provare che le tue ipotesi sono corrette, ma testare se sono corrette. Sembra una piccola differenza, ma ti cambia completamente la prospettiva. Le parole sono di Edzard Ernst, il primo medico al mondo che ha ottenuto una cattedra in medicina alternativa (o complementare), all?Università di Exeter (Gb), nel 1993. E che, per tutta la vita, ha cercato di applicare il suo punto di vista scientifico alla ricerca in questo complesso e discusso settore.
Ernst, direttore dell? Unità di Medicina Complementare presso il Peninsula College of Medicine & Dentistry delle università di Plymouth e Exeter, è ora alle soglie della pensione. Resterà negli atenei un anno ancora, ma ? come ha detto in un? intervista a Nature - sente di poter già parlare senza troppi peli sulla lingua. Ciò che Ernst vede dall?alto della sua esperienza è che in pochi, nel campo della medicina alternativa, stanno applicando la giusta dose di scetticismo e di senso critico. Al di fuori della sua unità, chiunque stia facendo ricerca nella medicina complementare usa la scienza per provare che le proprie nozioni sono corrette. ? Penso che questo sia un punto di partenza sbagliato?, ha detto Ernst: ? C?è bisogno di fare più ricerca [in questo ambito], ma più importante ancora è poter disporre di buona ricerca. Uno studio mal condotto fa più danni che nessuno studio?.
Purtroppo, per fare ricerca i finanziamenti sono attualmente troppo bassi. ? Questo paese (Regno Unito, ndr) investe per la medicina alternativa una miseria: meno del 1% del budget del servizio sanitario nazionale. Che è chiaramente troppo poco, considerando che il 20% della popolazione vi ricorre?.
Veniamo alla domanda spinosa: finora, la ricerca ben condotta ha portato prove scientifiche sui reali benefici della medicina complementare? La risposta è: per alcune pratiche sì, per altre no. ? L? omeopatia è praticamente inutile?, dice Ernst: ? mi piacerebbe provare il contrario, dal momento che sono stato prima di tutto un omeopata. Sarebbe bello vincere il premio Nobel dimostrando che anche l?assenza di principi attivi può avere un effetto, ma le evidenze sono chiaramente contro?. Al di là dell?ome
opatia, però, ci sono casi in cui le prove sono a favore: l? agopuntura, per esempio, si è dimostrata utile nel ridurre il dolore in determinate condizioni e adesso è generalmente accettata. Molte erbe, inoltre, hanno ricevuto il consenso scientifico, come l?erba di San Giovanni ( Hypericum perforatum). Attualmente ci sono circa 50 studi clinici che dimostrano la sua efficacia nella depressione moderata, comparandola a quella dei trattamenti standard.
Ma se un?erba funziona come un farmaco, perché etichettarla come medicina alternativa e non semplicemente medicina? In un mondo ideale, non ci sarebbe distinzione ? risponde Ernst ? ma nel mondo reale c?è bisogno di tempo perché alcune cose vengano accettate: ? L?erba di San Giovanni è un ottimo esempio: sappiamo che funziona ma non è ancora un trattamento standard. E medicina alternativa è un?etichetta che può andare bene in questo periodo di transizione?.