<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> L'esempio islandese, e io non pago! | Il Forum di Quattroruote

L'esempio islandese, e io non pago!

Fa piacere vedere che esistono uomini politici a cui sta a cuore il benessere del popolo, e visto i risultati attuali non lo si puo' che applaudire

http://notizie.tiscali.it/socialnews/Dess/6871/articoli/E-il-presidente-dell-Islanda-disse-I-mercati-finanziari-Contano-di-pi-democrazia-diritti-umani-stato-di-diritto.html

E il presidente dell'Islanda disse: "I mercati finanziari? Contano di più democrazia, diritti umani, stato di diritto"

Purtroppo il meccanismo è conosciuto e pure ben oliato. Inevitabilmente c'è un debito pubblico da saldare e ci sono le Banche da salvare. E c'è una Troika composta da Fmi, Ue e Bce, preposta a chiedere sacrifici enormi agli Stati d'Europa. Così i cittadini vedono i loro stipendi devastati, le tasse aumentate e i servizi sociali spariti in cambio di prestiti a tassi usurai che fanno ancora levitare il debito. E i governi spennano le popolazioni a favore dei principali responsabili dei disastri economici sotto la minaccia costante del default, ingigantendo ad ogni passo la recessione e soffocando ogni minima possibilità di ripresa o crescita. Una spirale perversa alimentata da poteri finanziari, organismi extranazionali, politici compiacenti e media fiancheggiatori preposti a inculcare in ogni testa l'ineluttabilità delle manovre. In tutta questa storia c'è però anche una bellissima isola europea adagiata nell'Oceano Atlantico, tra la Groenlandia e la Gran Bretagna, che conta poco meno di 320mila abitanti. Il suo nome è Islanda ed ha dimostrato al mondo intero come una strada diversa possa essere percorsa.

Immancabili Soloni, spesso appesi a fili da burattinaio, accusavano i governanti islandesi di incredibile incoscienza. Ma loro hanno marciato con schiena diritta, mettendo gli interessi del popolo davanti a quelli della finanza. E, prima il Fmi (Fondo Monetario Internazionale) e poi l'Etfa (European Free Trade Association), hanno dovuto ammettere, non senza stridore di denti, che avevano ragione. Fino a riconoscere loro perfino la mancanza di un obbligo di risarcimento completo degli investitori stranieri, dopo la scelta fatta di abbandonare al fallimento le Banche responsabili del disastro economico, e di mettere i banchieri colpevoli in manette, anziché regalargli montagne di soldi pubblici per ricapitalizzarli come avviene altrove.

Quell'isola nordica, ricca d'acqua cristallina e montagne verdi, vulcani dai nomi impronunciabili e gente fiera, ha dato una lezione a tutti. Si trovava nella stessa condizione di Grecia e Cipro, di Portogallo e Irlanda, di Spagna e, a voler esagerare (ma non tanto), Italia e le volevano imporre la solita cura a base di austerità, con tagli e tasse, rinunce per tanti e privilegi per pochi. Una cura che ha ridotto in povertà gli Stati dove ha trovato applicazione invece di guarirli, tanto da farla temere ormai più del male che pretende di debellare. Una realtà divenuta evidente ai più e perfino a quanti un tempo difendevano le dosi draconiane di quel medicamento somministrate da governanti come Monti, perché altrimenti ? preconizzavano ? faremo la fine della Grecia. Strano vederli ora nei panni dei fustigatori di tasse e tagli esagerati che ammazzano l'economia e il lavoro.

Nell'Isola dei ghiacci hanno fatto il contrario di quanto banchieri ed avvoltoi della finanza domandavano. Chiedevano di salvare le Banche che avevano portato al disastro economico e di tartassare i cittadini e loro hanno risposto in coro: no, grazie, sono aziende del mercato e quindi falliscano come le altre. E in ogni caso viene prima l'interesse del popolo. Anche agli islandesi rinfacciavano di aver vissuto sopra le loro possibilità, gli dicevano di dimenticarsi il vigente sistema pensionistico, quello sanitario e quello dell'istruzione insieme a tutto lo stato sociale perché non se lo potevano più permettere. Ma donne e uomini, lavoratori e studenti, imprenditori, intellettuali e governanti di quelle fredde lande hanno risposto in definitiva più o meno così: ciò che non possiamo davvero permetterci è di farci succhiare il sangue dai vampiri della finanza che nulla ci danno in cambio.

Ed allora hanno fatto circolare bugie, sminuito l'operato del coraggioso Stato, detto che l'Islanda è realtà troppo piccola e dunque il suo esempio non è calzante. Ma quanta interessata falsità si può nascondere in tali affermazioni? E' davvero determinante la dimensione geografica o demografica, oppure un modello economico può valere sia per i piccoli che per i grandi Stati? Forse si potrà discutere di tanti risvolti, ma di sicuro il caso Islanda è da analizzare. E forse si ha solo paura dell'esempio che quell'Isola tenace ha dato al resto d'Europa, e non solo.

Basta tirare le somme e inquadrare i risultati. A pochi anni dal tracollo delle sue Banche (2008) e dalla crisi dell'apparato economico il Paese dei ghiacci vanta risultati migliori della maggior parte degli altri Paesi del Vecchio Continente, con una disoccupazione sotto il 5 per cento e un tasso di crescita vicino al 3 per cento annuo. Ha nazionalizzato i principali istituti di credito, fatto referendum, svalutato, investito, spezzato il cappio dei prestiti internazionali e vinto la sua guerra dimostrando quanto fosse pretestuoso il vociare di banchieri e sodali vaticinanti disastri. Gli islandesi hanno rifiutato di ridursi schiavi e si son resi liberi impugnando la sovranità che loro compete, come si evince dalle parole pronunciate durante un'intervista dal presidente Olafur Ragnar Grimsson di cui qualsiasi governante dovrebbe far tesoro. "Per il nostro popolo ? ha affermato - abbiamo lasciato che le Banche fallissero, instaurato dei controlli sui cambi e cercato di proteggere lo stato previdenziale, rifiutandoci di applicare l'austerità in modo brutale". Bello, no? Ci pensate? Un presidente che ha a cuore prima di tutto i suoi cittadini e li difende da provvedimenti lacrime e sangue cari ai predatori della finanza. Che consente loro di esprimersi con strumenti democratici, magari chiede sacrifici ma ne spiega il perché e dimostra poi nei fatti quanto servano davvero al popolo e non ai parassiti.

E' una vicenda consolante, di quelle che vorresti sempre raccontare. Quella di un Paese che ha dimostrato al mondo intero di aver fatto bene a imboccare certe strade e di essere adesso ben lontano dalle situazioni simil Cipro o simil Grecia in cui volevano gettarlo. E' ancora il presidente d'Islanda a spiegare pubblicamente i valori che hanno ispirato quelle scelte, sancendo cosa significhi essere un politico nel senso più nobile del termine. "Abbiamo prima di tutto preso coscienza del fatto che non si trattava solo di crisi economica e finanziaria, ma anche di crisi politica, democratica e perfino giudiziaria ? spiega Grimsson ? Un esercito di esperti e di autorità finanziarie però mi diceva: se autorizzate la gente ad esprimersi, isolerete finanziariamente l'Islanda per decenni. Una prospettiva apparentemente catastrofica. Ero dunque davanti a una scelta fondamentale: da una parte gli interessi della finanza, dall'altra la volontà democratica del popolo. E io mi son detto (e l'ho detto anche agli amici europei): la parte più importante della nostra società non sono mica i mercati finanziari. E' la democrazia, sono i diritti umani, lo Stato di diritto". Non gli interessi delle Banche... capito che lezione? Ma già, scusate, dimenticavo: l'Islanda è solo un'isola fredda e lontana adagiata nell'Oceano Atlantico e soprattutto... è una realtà troppo piccola da considerare. O no?
 
Hanno fatto benissimo! noi europei e gli USA dovremmo solo imparare!
negli usa le perdite delle banche si sono scaricate sui cittadini perchè erano too big to fail;
In EU si è scaricata l'incompetenza dei banchieri tedeschi sui debiti pubblici degli stati periferici!

L'unica cosa saggia da fare per evitare altre crisi finanziarie sarebbe regolamentare i flussi e la dimensione degli istituti. ma è una fantasia irrealizzabile....

Un saluto a tutti!
 
intanto partire con una T. tax mostruosa.....
e il divieto di vendita non prima di x giorni dall' acquisto.
Poi sata' aanche bello non pagare.....ma noi che abbiamo bisogno
come del pane, di materie prime
vorrei vedere chi ci farebbe credito
 
pandaciccio ha scritto:
In EU si è scaricata l'incompetenza dei banchieri tedeschi sui debiti pubblici degli stati periferici!

Un saluto a tutti!

perche' quelli italiani che hanno lasciato miliardi (politici e banchieri) di buco no e' ?

di piu' quelli italiani che hanno convertito i risparmi in euro di un popolo risparmiatore come il nostro sonanti in titoli tossici....

e si sono lasciati sopraffare dai tedeschi e francesi ....
:rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
 
pandaciccio ha scritto:
L'unica cosa saggia da fare per evitare altre crisi finanziarie sarebbe regolamentare i flussi e la dimensione degli istituti. ma è una fantasia irrealizzabile....

Secondo me dovrebbe semplicemente essere VIETATO fare soldi trafficando soldi. La finanza dovrebbe essere funzionale all'economia, niente di più. Invece sappiamo tutti com'è andata a finire.
 
Il caso Islanda in Italia appare e viene mostrato come utopia, essendo la massa scarsamente interessata a evitare il tracollo della nazione.
Io personalmente circa un anno fà già ero per imitare il modello Islandese.
Comunque ci arriveremo credo, ma solo dopo che saranno scappati tutti i buoi con il bottino.
 
Permettimi di dubitarne
l' Islanda e' autosufficente sul mangiare, col surplus di " merli "
ci puo' comprare un po' di petrolio
Il riscaldamento lo ha gratis ;)
 
Considerato il drastico calo del fabisogno per l'industria pesante, tra idroelettrico e solare ce la faremmo tranquillamente.
La non dipendenza dal petrolio e da tutte le pappopolitiche internazionali darebbe un notevole impulso anche alla ricerca e alla greeneconomy.
Solo che poi i Moratti che farebbereo poverini? :D :D
 
economyrunner ha scritto:
Considerato il drastico calo del fabisogno per l'industria pesante, tra idroelettrico e solare ce la faremmo tranquillamente.
La non dipendenza dal petrolio e da tutte le pappopolitiche internazionali darebbe un notevole impulso anche alla ricerca e alla greeneconomy.
Solo che poi i Moratti che farebbereo poverini? :D :D

Concordo.
Noi produciamo elettricità solo per il 7% col petrolio! una percentuale colmabile facilmente con gas, rinnovabile, cogenerazione (sarebbe ora che si facesse) e/o carbone (che inquina quanto il petrolio).
Sostanzialmente il petrolio ci serve solo per autotrazione....
 
pandaciccio ha scritto:
Concordo.
Noi produciamo elettricità solo per il 7% col petrolio! una percentuale colmabile facilmente con gas, rinnovabile, cogenerazione (sarebbe ora che si facesse) e/o carbone (che inquina quanto il petrolio).
Sostanzialmente il petrolio ci serve solo per autotrazione....

nel mondo reale (in italia), le cose sono un po' diverse.
Ma lascio a voi l'onere di leggervi e informarvi sulle statistiche.

http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/dati_statistici.aspx

dimenticavo.

gas naturale non significa una fonte rinnovabile, ma una pestilenziale risorsa fossile non rinnovabile e il cui costo è legato al petrolio e/o al volere di chi ce l'ha e non è una democrazia....
 
Back
Alto