Guardando il link nel topic sulle aziende e i marchi italiani svenduti, ho notato un articolo che mi ha fatto tornare in mente un settore, che spesso dimentichiamo, dove il "made in Italy" è richiestissimo e va alla grande.
Però i mass media tendono sempre a dimenticarlo, in nome del buonismo...a parole.
http://www.lultimaribattuta.it/29619_armi-made-in-italy
Le armi, ecco il made in Italy che non conosce crisi
Negli ultimi 25 anni, missili, sistemi radar, elicotteri e carri armati made in Italy sono stati esportati in 123 nazioni: Stati Uniti, in primis (per 4,5 miliardi di euro). Seguiti da Africa del Nord e Medio Oriente. Per un totale di 36 miliardi di euro.
Ma, nel dettaglio, tra i destinatari dei sistemi militari italiani troviamo i regimi autoritari di paesi come l?Arabia Saudita (per 3,9 miliardi), gli Emirati Arabi Uniti (per 3,2 miliardi), l?Egitto, la Libia, la Siria, Kazakistan e Turkmenistan, a Paesi in conflitto come India (1,6 miliardi), Pakistan (1,2 miliardi), Israele e la Turchia (per 2,7 miliardi), il Ciad, l?Eritrea e la Nigeria.
La domanda, dunque, sorge spontanea: quanti degli ?importatori? usano le nostre armi per schiacciare il dissenso? Se lo sono chiesti anche quelli dalla rete italiana per il disarmo, in occasione del 25mo anniversario dall?approvazione della legge 185 che regolamenta la vendita ai Paesi oltre confine del business di armi.
«Secondo la legge e secondo il buonsenso l?export militare dovrebbe essere in linea con la politica estera del nostro Paese, ma negli ultimi anni la direzione è invece stata principalmente quella degli affari» spiega a L?Espresso Francesco Vignarca, coordinatore della campagna.
Quello che lascia perplessi è che oltre la metà delle esportazioni è servita a rifornire eserciti al di fuori delle principali alleanze politico-militari del nostro Paese, ovvero nazioni non appartenenti all?Unione europea o alla Nato, violando la legge 185/90 che prevede espressamente che debba essere conforme ?alla politica estera e di difesa dell?Italia?, rammentando che l?Italia ?ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?.
Solo nel 2014 il valore globale delle licenze di esportazione definitiva è stato di 2 miliardi e 650 milioni di euro. Il tutto senza trasparenza né controlli che permettano di tracciare con precisione i paesi acquirenti. Perché se è vero che i princìpi vietano l?esportazione di armamenti verso paesi in conflitto o responsabili di violazione dei diritti umani, è pur vero che queste restrizioni vanno via via scemando.
«I numeri non mentono: la benzina che alimenta il fuoco delle guerre la forniamo noi» conclude Francesco Vignarca.
Però i mass media tendono sempre a dimenticarlo, in nome del buonismo...a parole.
http://www.lultimaribattuta.it/29619_armi-made-in-italy
Le armi, ecco il made in Italy che non conosce crisi
Negli ultimi 25 anni, missili, sistemi radar, elicotteri e carri armati made in Italy sono stati esportati in 123 nazioni: Stati Uniti, in primis (per 4,5 miliardi di euro). Seguiti da Africa del Nord e Medio Oriente. Per un totale di 36 miliardi di euro.
Ma, nel dettaglio, tra i destinatari dei sistemi militari italiani troviamo i regimi autoritari di paesi come l?Arabia Saudita (per 3,9 miliardi), gli Emirati Arabi Uniti (per 3,2 miliardi), l?Egitto, la Libia, la Siria, Kazakistan e Turkmenistan, a Paesi in conflitto come India (1,6 miliardi), Pakistan (1,2 miliardi), Israele e la Turchia (per 2,7 miliardi), il Ciad, l?Eritrea e la Nigeria.
La domanda, dunque, sorge spontanea: quanti degli ?importatori? usano le nostre armi per schiacciare il dissenso? Se lo sono chiesti anche quelli dalla rete italiana per il disarmo, in occasione del 25mo anniversario dall?approvazione della legge 185 che regolamenta la vendita ai Paesi oltre confine del business di armi.
«Secondo la legge e secondo il buonsenso l?export militare dovrebbe essere in linea con la politica estera del nostro Paese, ma negli ultimi anni la direzione è invece stata principalmente quella degli affari» spiega a L?Espresso Francesco Vignarca, coordinatore della campagna.
Quello che lascia perplessi è che oltre la metà delle esportazioni è servita a rifornire eserciti al di fuori delle principali alleanze politico-militari del nostro Paese, ovvero nazioni non appartenenti all?Unione europea o alla Nato, violando la legge 185/90 che prevede espressamente che debba essere conforme ?alla politica estera e di difesa dell?Italia?, rammentando che l?Italia ?ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?.
Solo nel 2014 il valore globale delle licenze di esportazione definitiva è stato di 2 miliardi e 650 milioni di euro. Il tutto senza trasparenza né controlli che permettano di tracciare con precisione i paesi acquirenti. Perché se è vero che i princìpi vietano l?esportazione di armamenti verso paesi in conflitto o responsabili di violazione dei diritti umani, è pur vero che queste restrizioni vanno via via scemando.
«I numeri non mentono: la benzina che alimenta il fuoco delle guerre la forniamo noi» conclude Francesco Vignarca.