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Le auto "flop" di ieri e di oggi analogie e differenze.

Si possono anche scrivere tutti i modelli storici e contemporanei che sono stati dei flop marchio per marchio ma non è questo l'intento del mio topico.

Rilevo invece che oggi vi sia una certa "prevedibilità" nel floppone dietro l'angolo, quasi una precisa strategia.....almeno io certe volte ravvedo nell'uscita passata presente e futura di alcuni modelli quasi del sarcasmo nelle case nel voler imporre qualcosa che con un sondaggino fatto da uno stagistucolo non avrebbe mai visto la luce.....

In passato era diverso alcune auto uscivano con una linea sbagliata, o con dei difetti derivanti da una cattiva ingegneria o erano o troppo in ritardo o troppo in anticipo sui tempi.....flop si ma "sereni" oggi sti flopponi mi sembrano quasi scontati.....prezzi "fuori", auto clone di un clone di un clone......indipendentemente da elettrico o meno.....
 
Con la progettazione effettuata dai computer, e ancora di più oggi che si progettano le auto su asettiche scrivanie o magari dal divano, l'estro del progettista è scomparso. Era quella una delle chiavi del successo o del fallimento di un'automobile (l'altra componente era ovviamente la meccanica, sia come prestazioni che come affidabilità).
 
Fra i flop della storia (recente, perché poi ne tiro fuori uno degli anni Trenta) vi è senza dubbio la Fiat 130 per restare in Italia. Non tanto per il motore sbagliato (per anni non si è potuto dirlo, dato che il progettista era Lampredi) su cui ritorno più tardi, quanto per il contesto storico in cui si è trovata la Fiat nel voler proporre un'auto di prestigio. Il mix "contestazioni del '68-'69 + crisi petrolifera del '73" è stato deleterio, soprattutto perché tagliava le gambe sul nascere ad un esperimento, quello della berlina di lusso italiana relativamente accessibile, riuscito solo con la Thema in ben altro contesto storico.
Il progetto in sé della 130 non era male, come qualità costruttiva e soluzioni tecniche; tuttavia, si appoggiava ad una cifra stilistica superata, con richiami alla produzione americana degli anni '60 (cioè dieci anni prima) e abbondanti cromature, quando altri le stavano riducendo. La Mercedes-Benz produceva, è vero, auto con caratteristiche stilistiche simili, ma con alle spalle una solida tradizione di affidabilità e prestigio. Insomma, probabilmente serviva qualcosa di nuovo, meno "ingessato". La versione a 4 porte della di poco successiva coupè avrebbe sicuramente accolto più consensi.
Il motore poi, diede il colpo di grazia: intanto c'era un problema se non erro di affidabilità sull'accensione elettronica a scarica capacitiva della Marelli (stesso problema con le centraline Dinoplex sulle Fiat Dino) che, per inciso, la Porsche utilizzava senza problemi sulle 911 ma di produzione Bosch. Poi c'era il consumo che, oggettivamente, era sproporzionato rispetto alle prestazioni sia del 2800 prima serie che del 3200.
Dante Giacosa lo spiega bene nel suo libro, senza peli sulla lingua. Lampredi fece una cappella di proporzioni cosmiche: per rientrare nei costi di progettazione imposti dalla dirigenza Fiat, notoriamente sparagnina, utilizzò lo stesso disegno delle camere di scoppio del 1116 della 128. Un motore modernissimo e prestante, ma il cui disegno della camera di scoppio era ottimizzato appunto per massimizzare il riempimento (e il rendimento). Replicata sul V6 sostanzialmente aspirava più miscela del necessario, portando ad un rendimento opposto, problema che non fu mai risolto totalmente, nemmeno col 3.2 che perlomeno era un po' più potente.
 
ma tanto ci si arriverà , alla fine l'identikit è quello
Poco mi cale, ma il punto su cui vorrei riflettere è: se un progetto (in queto caso automobillistico) si rivela un flop (commercialmente parlando), è un errore averlo prodotto o semplicemente troppo avanti coi tempi o uscito sul mercato improvvidamente, in uno scenario di improvvisamente mutate condizioni? Seondo me la storia dell'auto (ma non solo) è piena di ottimi progetti e prodotti non premiati dalle vendite, ma questo non ne inficia l'intrinseca bontà progettuale ed industriale. IMVHO
 
Fra i flop della storia (recente, perché poi ne tiro fuori uno degli anni Trenta) vi è senza dubbio la Fiat 130 per restare in Italia. Non tanto per il motore sbagliato (per anni non si è potuto dirlo, dato che il progettista era Lampredi) su cui ritorno più tardi, quanto per il contesto storico in cui si è trovata la Fiat nel voler proporre un'auto di prestigio. Il mix "contestazioni del '68-'69 + crisi petrolifera del '73" è stato deleterio, soprattutto perché tagliava le gambe sul nascere ad un esperimento, quello della berlina di lusso italiana relativamente accessibile, riuscito solo con la Thema in ben altro contesto storico.
Il progetto in sé della 130 non era male


La Fiat 130 me la ricordo da bambino, fu forse il più grosso "affare" di mio nonnno che la trovò usata a un prezzo che....

Innanzitutto non era una berlina di lusso relativamente accessibile. Ma una ammiraglia superiore e non di poco alle varie Thema e compagnia briscola, forse Thesis in alcune versioni poteva paragonarsi....

Poi aveva un grossissimo limite i consumi. Esagerati sempre. Usciva di serie con un Borg Warner a tre rapporti e volendo c'era manuale a cinque con restituzione dei soldi e entrambe le versioni consumavano moltissimo....in una coda l'automatico 3,2 poteva avvicinare o superare addirittura i 30l/100km mentre nelle migliori condizioni non si scendeva molto sotto a 18......

La linea poi era.....non eccelsa, parlo della berlina....la Coupè era di un'altra razza ma...ma costava varie volte il prezzo che mio nonno pagò quell'usato....

Ovvio che avesse dei pregi, tenuta di strada e confort superiori a qualsiasi rivale di allora, buona pure la frenata nonostante la mole e la 3200 prestazioni per allora discrete.

Ricordo la laboriosità della partenza, con mio nonno che mi spiegò come muovere le leve e una certa tendenza ad arrugginare, ma penso che allora fosse comune.

Si fu un flop ma fu anche il riferimento della categoria non solo nazionale...non dimentichiamolo. Fu con 128 A111, 124, quello che l'industria nazionale sapeva fare....tanta roba aggiungo io.
 
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