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Il paradiso (terrestre) non esiste

Non c'entra la religione e non è il titolo della canzone di Emma, ma il messaggio trasmesso da questo articolo.....

http://www.autoblog.it/post/904554/mobilita-sostenibile-songdo-poche-auto-ma-flop-di-abitanti

Praticamente, sulla carta un paradiso, in pratica è come la bella di Siviglia, che tutti la vogliono e nessuno se la piglia...... Interessante soprattutto il discorso dell'approvvigionamento di energia elettrica a fine articolo: sulla carta è tutto bello, ma tra il dire e il fare.....
 
Mah, sembrerebbe un mistero, ma potrebbero essere i costi delle abitazioni ad allontanare la maggioranza dei possibili interessati.
 
Mah, sembrerebbe un mistero, ma potrebbero essere i costi delle abitazioni ad allontanare la maggioranza dei possibili interessati.

Non credo, dice che i prezzi sono del 40% più bassi rispetto a Seoul, che non mi sembra disabitata.....

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e non dovrebbe neanche essere un problema di distanze, quasi un'ora ce la metto io per fare casa-lavoro tutti i giorni e i coreani se dicono di fare un collegamento veloce lo fanno in sei mesi. Io credo piuttosto che sia proprio l'atmosfera..... come dire, troppo asettica di una città del genere. Sì, tutto bello, niente traffico, lindo e pulito........ ma sai che palle.......
 
dipende anche quali alternative hanno, io non conosco molto la corea del sud, posso dire che se avessi un alternativa del genere qui da me e nelle mie condizioni attuali lascerei volentieri la mia 'calda' e 'bella' città per una come quella descritta del articolo.
 
dipende anche quali alternative hanno, io non conosco molto la corea del sud, posso dire che se avessi un alternativa del genere qui da me e nelle mie condizioni attuali lascerei volentieri la mia 'calda' e 'bella' città per una come quella descritta del articolo.

In teoria, credo che tutti saremmo d'accordo...... però, i fatti sembrano dire il contrario....
 
Caro Agri, ho apportato una leggera modifica al titolo, anche a scanso immediato di equivoci....religiosi. Se me lo consenti, se non ti piace torno al titolo originario.
 
Dietro l'angolo...e cmq non hanno specificato con che mezzo...perchè se è a piedi....ma se è in macchina...e cmq rimane anche il problema che è roba per ricchi.

E' un problema se uno ci deve andare tutti i giorni..... Anche Milano è a un'ora e tre quarti da casa mia, ma chissenefrega...... che poi, se 'sta città è l'Eden 4.0, che caspita ci vai a fare a Seoul, che è un casino?
 
Dietro l'angolo...e cmq non hanno specificato con che mezzo...perchè se è a piedi....ma se è in macchina...e cmq rimane anche il problema che è roba per ricchi.



Ho riletto:
e' comunque roba da ricchi seppur meno costosa di Seoul....
Ma ai ricchi non frega niente di queste comodita'.
Quelli stan gia' in quartieri blindati. Che gli frega della citta' eco e presidiata?
Come del resto a Los Angeles, a Rio....
Che dovrebbero essere semidisabitate per questo
 
Ultimo paragrafo dell'articolo:

Inoltre la città ha una perfezione che punta allo sterile; fredda, senz'anima, secondo i suoi stessi abitanti.

Continuo a pensare che la chiave sia tutta lì.
 
Hanno parlato anche del fatto che e' in costruzione....
A quando sara' pronta: allora vedremo l' effetto
concordo,
non credo poi che sia credibile ipotizzare il trasferimento su base volontaria di mezzo milione di persone in pochi mesi dal completamento o prima ancora del completamento.
Non tutti sono sempre pronti con le valige in mano e il contratto di affitto in scadenza.
Personalmente ci vedo più il successo di averne già piazzate la metà
 
E' in costruzione da 15 anni...... I coreani in quel periodo ci fanno tre Sagrade Familie e un paio di centrali nucleari.
 
E' in costruzione da 15 anni...... I coreani in quel periodo ci fanno tre Sagrade Familie e un paio di centrali nucleari.
forse ho letto male ma mi pareva partito 13 anni fa con gli studi. La partenza della costruzione non è indicata e nemmeno in completamento.
E secondo me sono dati importanti perchè nessuno è realmente interessato a sposare un progetto abitativo fin quando non è perlomeno completo e funzionale. Per quanto i coreani siano efficienti non credo che tutto fosse pronto in tempo zero, dalle abitazioni alle infrastrutture dei trasporti.
 
http://espresso.repubblica.it/plus/...benvenuti-a-songdo-l-incubo-perfetto-1.292942

"A prima vista la smart city sudcoreana sembra un paradiso, costellata com’è di grattacieli e grandi giardini ispirati a Central Park, auto elettriche e car sharing, piste ciclabili e campi da golf. In poco tempo si è fatto una reputazione talmente buona, il Jack Nicklaus Golf Club Korea, che l’anno prossimo ospiterà il torneo femminile Ul International Crown, per la prima volta al di fuori degli Stati Uniti. Per molti, invece, Songdo è un incubo: “No man’s city” la chiamano i detrattori, la città di nessuno. Di certo è un work in progress: nel 2020, quando verrà ultimata (ma la data slitta di anno in anno), Songdo ospiterà 65mila abitanti. Per il momento solo 40mila, dunque chi arriva in città prova un forte senso di solitudine e spaesamento. «Definirei Songdo non tanto una città quanto una gigantesca operazione di sviluppo immobiliare», dice all’Espresso Carlo Ratti, ingegnere e architetto, fondatore del laboratorio sulle smart city al Mit di Boston. È stato qui diverse volte, la prima nel 2009: «Songdo è un luogo sterile, dove ogni aspetto della vita sembra programmato. Non la definirei nemmeno una smart city, per rispetto a un concetto che, pur abusato, mantiene una sua coerenza ideale: l’interazione tra mondo fisico e digitale, la sperimentazione sul campo dell’Internet delle cose», aggiunge. Una visione critica, condivisa dal direttore di ricerca dell’Institute for the future di Palo Alto, Anthony M. Townsend, che nel libro “Smart Cities” (edito da W. W. Norton & Company) afferma che alcune nuove città tra cui Songdo sembrano crescere secondo un paradigma adeguato allo sviluppo di grandi aziende e non secondo una coerente pianificazione urbanistica.

«Quando penso a Songdo mi viene in mente una Brasilia contemporanea», continua Ratti: «Una città progettata a tavolino ma incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Dove la tecnologia sembra essere un fine, più che un mezzo che ci può permettere di essere più sostenibili o migliorare la qualità di vita». Nel mondo delle cosiddette smart city, sostiene il professore, ci sono due approcci: top-down e bottom-up, dall’alto e dal basso. Come nel caso di Brasilia e di molte città del Novecento, l’approccio dall’alto è quasi sempre destinato al fallimento. «Ho più di un dubbio di fronte all’idea di realizzare ex novo una città intelligente. Mi attrae molto di più l’idea di coltivare una intelligenza diffusa in agglomerati urbani già esistenti, di pensare non alla tecnologia ma alla vita dei cittadini. Come scriveva Shakespeare: «What is the city but the people?, Cos’è la città se non i suoi abitanti? Ieri come oggi», conclude Ratti.

Un altro aspetto non secondario, infine, riguarda la privacy: le questioni del possesso dei dati (i cosiddetti Big Data) e del monopolio dell’informazione. A Songdo, infatti, un sistema centrale, denominato U-city operation center, monitora e raccoglie dati 24 ore su 24 su ogni aspetto del funzionamento del centro urbano, dal traffico al meteo ai consumi privati, attraverso una fitta rete di telecamere a circuito chiuso e una miriade di sensori a basso consumo energetico disseminati ovunque, integrati negli oggetti di uso quotidiano. Nel centro di controllo, che dialoga con il governo centrale del Paese ed è connesso con i sistemi delle altre città sudcoreane, donne e uomini trascorrono intere giornate incollati ai monitor. Una specie di “grande fratello” tecnologico, tanto che alcuni pensatori, tra cui lo storico e urbanista londinese Leo Hollis autore del bestseller “Cities are good for you” (Bloomsbury), considerano le smart city di questo tipo addirittura un pericolo per la democrazia. La questione resta dibattuta, ma una cosa è certa: con la diffusione dei dispositivi digitali, tra cui gli smartphone, la mole di dati è diventata tale da rendere ancora più importante la trasparenza del loro uso e la diffusione tra soggetti indipendenti sottoposti a verifiche incrociate. Nelle città del futuro, inoltre, la politica sarà sempre più “data-driven”, orientata a tracciare umori e bisogni delle persone, sostiene Riva Sanseverino, che evidenzia alcuni rischi significativi.

Pare che sia proprio la "qualità della vita" a essere in discussione...."
 
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