Avevo quasi 11 anni e, nonostante fossi a circa 70 km in linea d'aria dall'epicentro, ricordo quei momenti, scolpiti nella memoria come fosse ieri. Stavamo finendo di cenare, e rammento perfino ciò che stavo mangiando e bevendo, addirittura la tazza con gli elefantini, che mi piaceva tanto, con l'aranciata dentro. Nonostante i 70 km di distanza, al quinto piano (e telaio in ca) abbiamo ballato tanto. Io non avevo mai sentito un terremoto, mia madre nememno, forse mio padre da piccolo. All'inizio non capimmo, mio padre per primo realizzò, ci portò tutti sotto una trave di cemento armato verso l'ingresso, ci fece mettere le scarpe, e ci disse di rmanere fermi lì, mentre tutto ballava. "non si scende ora, le scale sono pericolose, l'ascensore peggio ancora, questo è un punto sicuro" La scossa sembrò diminuire, poi come riprese e, solo dopo un tempo che non so indicare, ma che mi sembrò interminabile, la scossa si ridusse ad un lieve tremolio. A quel punto scendemmo di corsa le scale (la luce non era saltata, per fortuna), e mentre scendevamo ripresero le oscillazioni. Arrivati nell'atrio del condominio altra scossa, più lieve. Ci trovammo in strada con tutte le altre famiglie, qualcuno si era portato una radiolina. In casa c'era un radioamatore, che aveva un "baracchino" in auto. Fu lui a darci le prime notizie, di un disastro in Friuli. Tornò su a casa, nel mentre c'erano altre scosse, più leggere, prese una serie di attrezzature, salutò la moglie e partì. Nel mentre, era passata forse una mezz'ora, forse tre quarti d'ora, nella caserma vicina a casa nostra (una caserma "operativa" o "ready to combact", come si direbbe oggi - eravamo ancora in regime di guerra fredda) si aprirono i cancelli principali. Uscì per prima una Campagnola dei Carabinieri a lampeggiante blu acceso; quindi seguirono in fila pressoché tutti i mezzi di cui disponeva quella caserma. Una lunga serie di autocarri attrezzati a trasporto truppe, piene di giovani soldati con un'espressione molto seria e preoccupata in volto (li vedevamo dal retro, andavano piano perché era pieno di gente), le Campagnole incluse quelle con le unità radio, poi camion attrezzati con gruppi elettrogeni, fotoelettriche, carri gru, carri comando, cucine da campo, ed altri ancora. A chiudere, un Fiat 850T dei Carabinieri con lampeggiante. Passarono nel silenzio totale della piccola folla, rotto solo dal rumore dei motori. Tutti ebbero chiaro in quel preciso momento la gravità del disastro. Si iniziò a parlare su cosa fare, c'era lo speleologo che pensava di poter essere d'aiuto con la sua attrezzatura, la casalinga che faceva mente locale alle coperte disponibili, ma tutti pensavano una sola cosa, "bisogna aiutarli!". Al che, si decise che uno dei capicasa andasse al laboratorio dell'Osservatorio Geofisico, dove c'erano i sismografi (per altro con tutt'altra funzione, servivano a rilevare i test nucleari sovietici) e dove si pensava, non a torto, che si sarebbe potuto ricevere indicazioni utili. Quando tornò, dopo un paio d'ore, spiegò che le strade erano di difficile percorribilità (in realtà molte erano interrotte) e che all'indomani ci sarebbe stata una struttura di raccolta fondi, attrezzature e volontari tra Comune, Commissariato del Governo e la sede del quotidiano locale - e così fu.
Nell'ignoranza assoluta dei rischi (l'intensità delle scosse arrivate da me faceva certamente paura, ma non era assolutamente pericolosa per gli edifici, ma lo comprendemmo dopo) per un paio di settimane dormimmo in auto. Diversi in casa nostra, compatibilmente con l'età e gli impegni lavorativi, partirono l'indomani, altri si organizzarono con le ferie e ci fu una specie di turnazione. Tutti diedero il loro contributo alla raccolta fondi
Onestamente, non so se ad oggi, con l'egoismo sociale montante, ci sarebbe altrettanto afflato umano e di solidarietà: mi piace pensare di sì.