Mazziniano ha scritto:
Ho usato il termine non precario per identificare quei lavoratori che hanno certezza di lavoro continuativo a differenza di coloro che non la hanno.
Teoricamente anche un Medico Specializzato, Libero Professionista, è anch'esso un Precario.
Che palle con sta storia del precariato :!:
Il precariato non è una questione giuridica e formale, ma economica e sostanziale. Partendo dal "tuo" esempio, un libero professionista è precario per definizione, ma, di fatto, non ha braccia per lavorare. I suoi dipendenti (se ne ha), sono giuridicamente tutelati e formalmente non-precari, ma in realtà hanno una vita lavorativa in bilico.
Non è che SM mi stia simpatico, anzi, tutt'altro. Però queste sue parole le condivido appieno:
«Nessuno sta dicendo che gli italiani devono abbracciare la cultura americana. Questa riflette trecento anni di storia. Quella italiana riflette duemila anni di storia. Noi saremmo una forma diversa da quello che è qui, però la sfida non è che sia diversa. Quello che è assolutamente sicuro è che il sistema del passato non regge più»
http://www.lastampa.it/2015/08/09/economia/a-detroit-con-marchionne-chi-vuole-bene-allitalia-deve-accettare-il-nuovo-aQEf1O6c57xMDlTd7vX4kK/pagina.html
Io sono un vituperato libero professionista che, ad un certo punto, si trovò ad avere tre dipendenti sotto di lui. Cambiarono i tempi, mutò il contesto e mi resi conto che se non cambiavo pure io ero morto. Studiai la situazione e proposi e chiesi un cambiamento: certo, erano sacrifici (per tutti, io per primo!), ma le prospettive erano ragionevolmente positive. Due su tre non mi ascoltarono, non mi seguirono, il modello del lavoro subordinato tutelato tradizionale era inscalfibile. Preferivano l'indennità di disoccupazione al rischio di un nuovo modello organizzativo - o forse era una forma di ricatto "senza di noi sei morto comunque perché il terzo non ha la nostra esperienza" (vero) "e noi con la nostra esperienza un lavoro lo troviamo comunque" (seee ... campa cavallo che l'erba cresce). Il terzo, invece, era (ed è) desidoroso di migliorare e di costruirsi un futuro migliore di quello di un impiegato d'ordine di basso livello. Dopo varie riflessioni, dato che io ero e sono perfettamente in grado di eseguire le mansioni delegate ai subordinati, ma non vale ovviamente il contrario, e dato che la maggiore esperienza che vantavano era frutto anche del mio impegno, decisi di accontentare le due posizioni che ambivano alla ricca indennità di disoccupazione. Il terzo entrò dunque nel mondo buio e periglioso del c.d. "precariato".
A distanza rispettivamente di un anno e 6 mesi, le due persone che non avevano inteso abbandonare la forma classica del lavoro tutelato, sono ancora a casa (con indennità già finita per una e in riduzione per l'altra), chi invece accettò la sfida ora si trova non solo un maggior reddito rispetto a prima, ma anche in una posizione di fatto solidissima ed in predicato di costituire nel medio termine una struttura societaria con il sottoscritto.
Il lavoro cambia, le sue forme pure: ovvio che il contesto industriale è profondamente diverso da quello delle micro imprese, dei lavoratori autonomi e dei professionisti, ma alcuni concetti sono simili.