James Liang, primo imputato e reo confesso nel fronte americano del dieselgate Volkswagen, è stato condannato a 40 mesi di carcere. La sentenza è stata emessa da un giudice federale di Detroit, dove l’ex ingegnere del gruppo di Wolfsburg (tuttora assunto, ma con un altro ruolo) era accusato di “cospirazione nella truffa ai danni delle autorità e della clientela degli Stati Uniti”.
C’è anche la multa. Liang, spiega la Reuters potrà fare appello, ma nel frattempo il verdetto del tribunale è particolarmente pesante: oltre ai 40 mesi di carcere, il giudice Sean Cox ha condannato il 63 enne a pagare una multa di 200 mila dollari (10 volte quanto richiesto dall’accusa) sottolineando “la sbalorditiva frode ai danni dei consumatori”. L’ingegnere si era dichiarato colpevole un anno fa, offrendo la propria collaborazione. Stando ai documenti della procura, l’uomo è stato direttamente coinvolto nello sviluppo del defeat device. Sempre per l'accusa, nel 2014 e nel 2015 l'ingegnere avrebbe condotto dei test nella sede Volkswagen di Oxnard, in California: obiettivo, "nascondere alle autorità il fatto che i defeat device fossero responsabili delle emissioni fuorilegge".
Gli altri casi. Liang è solo il primo degli otto manager Volkswagen finiti sotto accusa negli States. Tra loro ci sono l’italiano Giovanni Pamio, ex ingegnere dell'Audi, e Oliver Schmidt, l’ex direttore della conformità tecnica e capo dell’ufficio americano delle omologazioni: arrestato a gennaio (e tuttora trattenuto, unico caso), il dirigente si è appena dichiarato colpevole, esponendosi a una pena che potrebbe raggiungere i sette di carcere. La sentenza è attesa per il prossimo 6 dicembre. Il costruttore non ha commentato il caso di Liang, ma ha confermato la propria collaborazione con le autorità nelle indagini sulle posizioni dei singoli dipendenti.
Fonte: Quattoruote
C’è anche la multa. Liang, spiega la Reuters potrà fare appello, ma nel frattempo il verdetto del tribunale è particolarmente pesante: oltre ai 40 mesi di carcere, il giudice Sean Cox ha condannato il 63 enne a pagare una multa di 200 mila dollari (10 volte quanto richiesto dall’accusa) sottolineando “la sbalorditiva frode ai danni dei consumatori”. L’ingegnere si era dichiarato colpevole un anno fa, offrendo la propria collaborazione. Stando ai documenti della procura, l’uomo è stato direttamente coinvolto nello sviluppo del defeat device. Sempre per l'accusa, nel 2014 e nel 2015 l'ingegnere avrebbe condotto dei test nella sede Volkswagen di Oxnard, in California: obiettivo, "nascondere alle autorità il fatto che i defeat device fossero responsabili delle emissioni fuorilegge".
Gli altri casi. Liang è solo il primo degli otto manager Volkswagen finiti sotto accusa negli States. Tra loro ci sono l’italiano Giovanni Pamio, ex ingegnere dell'Audi, e Oliver Schmidt, l’ex direttore della conformità tecnica e capo dell’ufficio americano delle omologazioni: arrestato a gennaio (e tuttora trattenuto, unico caso), il dirigente si è appena dichiarato colpevole, esponendosi a una pena che potrebbe raggiungere i sette di carcere. La sentenza è attesa per il prossimo 6 dicembre. Il costruttore non ha commentato il caso di Liang, ma ha confermato la propria collaborazione con le autorità nelle indagini sulle posizioni dei singoli dipendenti.
Fonte: Quattoruote