<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Design italiano come patrimonio comune DIS-perso? | Il Forum di Quattroruote

Design italiano come patrimonio comune DIS-perso?

Mai come in questi ultimi anni vedo con piacere proposte di stile applicate ai nostri marchi italiani. Questa vivacità creativa é anche sintomo che le proposte reali, ossia quelle delle case madri, non sono in grado di soddisfare le aspettative del mercato.
Il più delle volte le proposte freelance riguardano marchi non più esistenti o comunque divenuti nel tempo, per negligenza o volontà manageriale, cariatidi inermi.
Mi riferisco in primis a Lancia, ma ci sono anche Autobianchi è in qualche modo anche a Alfa Romeo.
Tra gli anni '50 e la fine degli anni '70, i grandi stilisti (Pininfarina,Bertone, Giugiaro, Frua, Zagato,Scaglione,Ghia, Tjaarda, etc), ognuno con il proprio carattere, imprimevano alle loro realizzazioni una forte personalità identitaria.
Con gli anni '80 le grandi firme del design si sono dovute convertire ad essere anche industrie di prodotto fino a una decina di anni fa.
La globalizzazione industriale ha infine spazzato via gli "ateliers" e con loro, il loro patrimonio culturale.
Oggi questo vuoto culturale si sente eccome e lo dimostrano le tante realizzazioni amatoriali o semi professionali , che popolano la rete, che in qualche modo rappresentano il disperato tentativo di sopravvivenza dell'innata attitudine degli italiani allo stile o design.

Ma quante di queste proposte vengono viste e valutate dalle case automobilistiche?
Vero é che "disegnare" un'automobile é relativamente semplice, difficile é invece conciliare i vincoli tecnici imposti dalle normative, i vincoli progettuali di fattibilità e costi e le esigenze del marketing (strategia aziendale sul prodotto).
Se è pur vero che è sempre esistito questo dualismo tra estro creativo e esigenze di marketing, è anche vero che oggi il dominio di quest'ultimo ha finito per relegare il design a solo portavoce pubblicitario, quindi avulso da pericolosi vezzi di fantasia creativa che non creino consenso di massa.
La critica che muovo verso i designers italiani, designers di professione intendo, é di aver interrotto quel processo innovativo e coraggioso che ha trovato il suo culmine concettuale negli anni '70. Analoga atrofia culturale é avvenuta per la musica, la letteratura e l'architettura.
Le logiche di marketing e la mancanza di visione manageriale, hanno finito per prendere il sopravvento, distruggendo il tessuto culturale sul quale germinavano le idee innovative.
Il design italiano, coinvolto del decadimento culturale del nostro paese, oggi é un ologramma alimentato dalla luce riflessa di quello che é stato, utilizzando tale energia solo come autoreferenza, ma senza contenuti.
 
Credo che rileggere ogni tanto quello che hai scritto potrebbe sevire da "risveglio" ...da ...ricordare dove "eravamo rimasti" ...
ma ho dei dubbi che si possano ricreare le condizioni culturali che hanno permesso l' espressione dei "modelli" di quegli anni .
Bellissimi.... ancora oggi...

... ...credo che non ci saranno confronti da fare per un bel po'...
...e mi ritengo un tipo ottimista...
 
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