<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Deindustrializzazione spinta | Il Forum di Quattroruote

Deindustrializzazione spinta

Dobbiamo tornare all'agricoltura e spingere sul turismo... mi sa che sono le uniche risorse che abbiamo non delocalizzabili.

http://ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/06/06/CONFINDUSTRIA-ITALIA-ARRETRA-INDUSTRIA-RISCHIO_6989303.html

'L'industria è a rischio' Inps: vola cig a maggio
Eurostat: ancora crescita zero per Ue, nostro Paese fanalino di coda, con flessione Pil di 0,8%


ROMA - "L'Italia soffre" la recessione, un "feroce" credit crunch, la bassa redditività: lo rileva il centro studi di Confindustria. "L'Italia arretra", per produzione manifatturiera scivola da quinta a ottava scavalcata da India, Brasile e Corea Sud. E' a rischio "la stessa sopravvivenza" di "parti importanti dell'industria".

"Nuova recessione, credit crunch e bassa redditività soffocano l'industria italiana", avverte il rapporto sugli scenari industriali degli economisti di Viale dell'Astronomia. Avvertendo che "la ricaduta in recessione mette a repentaglio l'industria italiana". E che "per rafforzare il manifatturiero, motore della crescita attraverso l'innovazione, è tornata strategica la politica industriale": ma è un punto debole del nostro Paese - rileva il capo del centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi - per i limiti legati alle "inefficienze della pubblica amministrazione" ed alla mancanza di "governi dalla visione di lungo periodo". Coonfermando una "scalata degli emergenti", nella classifica per produzione manifatturiera 'L'Italia con una quota che scende dal 4,5 al 3,3% dal 2007 al 2011, passa dalla quinta all'ottava posizione, superata da India, Brasile e Corea del Sud". In tesa è salda la Cina. Perdono quota di produzione gli Stati Uniti (-3,9 punti), Francia e Regno Unito (entrambi -0.9) SPagna (-0,7) e Canada (-0,4). Crecono di più Cina (7,7 punti), India, Indonesia Nel complesso l'Ue15 cala dal 27,1% al 21%. La classifica dei Paesi produttori, indica il CsC, nel 2011 vede quindi prima la Cina che, al primo posto da un triennio, in vetta ha "scavalcato ormai stabilmente" gli Stati Uniti. Poi il Giappone (tra i paesi che "Reggono l'urto"), la Germania, la Corea del Sud, Brasile, India e Italia.

SEMPRE MENO MODA IN EXPORT MADE IN ITALY - "La specializzazione merceologica del made in Italy cambia", rileva il rapporto di giugno sugli scenari industriali del Centro studi di Confindustria. Quello che è sempre stato il simbolo del made in Italy, i "beni legati alla moda", dal 1991 al 2011 perde quota dal 21,5% al 13,9% dell'export. Mentre, per esempio, "i prodotti con maggiore intensità tecnologica ed economie di scala sono saliti dal 60,8 al 66,9%", nonostante "una debacle per computer e elettrodomestici".

QUADRO CRISI PERIGLIOSO, CON SISMA PIU' GRAVE - Il sisma in Emilia rende "più impegnativo" una crisi economica dal "quadro periglioso". Lo sottolinea il rapporto di giugno sugli scenari industriali del Centro studi di Confindustria, rilevando che è stata colpita "un'area ad altissima vocazione manifatturiera e cruciale per lo sviluppo industriale del Paese".
 
cos'ha da lamentare ? chi ha delocalizzato ? Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove o gli erroneamente detti industriali ?
 
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi nel 99% dei casi non si traduce con un vantaggio di prezzo al consumatore finale ma solo con un maggior ricavo dell'imprenditore e/o della filiera. Sottolineo consumatore finale. Due indicatori economici di questo fatto sono la forbice tra i redditi e la quota di popolazione che controlla la maggior parte della ricchezza: sempre più ampia la prima, sempre minore la seconda.
Quanto al'aspetto politico, siamo seri ma soprattutto realisti... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.
 
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi nel 99% dei casi non si traduce con un vantaggio di prezzo al consumatore finale ma solo con un maggior ricavo dell'imprenditore e/o della filiera. Sottolineo consumatore finale. Due indicatori economici di questo fatto sono la forbice tra i redditi e la quota di popolazione che controlla la maggior parte della ricchezza: sempre più ampia la prima, sempre minore la seconda.
Quanto al'aspetto politico, siamo seri ma soprattutto realisti... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.

parlando anche di turismo....
ci sono nato sentendone parlare, nel contempo
( svariati decenni ) non si e' fatto nulla se non perdere posti nella specifica classifica di arrivi e pernottamenti,
a partire dal Sud e dalla sua sempre decantata naturale predisposizione turistica
 
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi
]... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu

sugli elettori, mica dico che un diverso elettorato potrebbe/vorrebbe impedire a private aziende di trasferirsi; dico che certe scelte si pagano in termini di concorrenzialità del sistema.
e altre scelte si pagano in termini di funzionalità, del sistema.

non è che il cittadino consumatore elettore (e fruitore dei servizi) direttamente decide la delocalizzazione; dico che influisce sulla creazione delle condizioni di essa.
poi può anche influire in positivo sul fenomeno, che non vuol dire ostacolarlo ma adattarsi ai cambiamenti.

le aziende svizzere delocalizzano parecchio, e da molto tempo prima che la produzione in stabilimenti esteri si chiamasse delocalizzazione; ma in casa fanno qualcosa di alternativo.
 
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi
]... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu

sugli elettori, mica dico che un diverso elettorato potrebbe/vorrebbe impedire a private aziende di trasferirsi; dico che certe scelte si pagano in termini di concorrenzialità del sistema.
e altre scelte si pagano in termini di funzionalità, del sistema.

non è che il cittadino consumatore elettore (e fruitore dei servizi) direttamente decide la delocalizzazione; dico che influisce sulla creazione delle condizioni di essa.
poi può anche influire in positivo sul fenomeno, che non vuol dire ostacolarlo ma adattarsi ai cambiamenti.

le aziende svizzere delocalizzano parecchio, e da molto tempo prima che la produzione in stabilimenti esteri si chiamasse delocalizzazione; ma in casa fanno qualcosa di alternativo.

insomma ....
le famose calze Faentine,.....delocalizzate in Serbia....
all' utilazzatrice finale cosa hanno portato :?:
 
arizona77 ha scritto:
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi
]... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu

sugli elettori, mica dico che un diverso elettorato potrebbe/vorrebbe impedire a private aziende di trasferirsi; dico che certe scelte si pagano in termini di concorrenzialità del sistema.
e altre scelte si pagano in termini di funzionalità, del sistema.

non è che il cittadino consumatore elettore (e fruitore dei servizi) direttamente decide la delocalizzazione; dico che influisce sulla creazione delle condizioni di essa.
poi può anche influire in positivo sul fenomeno, che non vuol dire ostacolarlo ma adattarsi ai cambiamenti.

le aziende svizzere delocalizzano parecchio, e da molto tempo prima che la produzione in stabilimenti esteri si chiamasse delocalizzazione; ma in casa fanno qualcosa di alternativo.

insomma ....
le famose calze Faentine,.....delocalizzate in Serbia....
all' utilazzatrice finale cosa hanno portato :?:
Qualche depilazione in più e forse qualche varice.... :D
 
belpietro ha scritto:
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu
ragionamento ineccepibile.
l'unico modo di contrastarlo e' permette al Sig. Moretti di mantenersi competitivo, ma allo stesso tempo di tenerlo "controllato" affinche' lui non vada fuori controllo, e assisterlo e affiancarlo affinche le scarpe le venda non solo "da noi", ma anche altrove (portando soldi qui ...)
 
leolito ha scritto:
belpietro ha scritto:
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu
ragionamento ineccepibile.
l'unico modo di contrastarlo e' permette al Sig. Moretti di mantenersi competitivo, ma allo stesso tempo di tenerlo "controllato" affinche' lui non vada fuori controllo, e assisterlo e affiancarlo affinche le scarpe le venda non solo "da noi", ma anche altrove (portando soldi qui ...)

chi vende articoli alto di gamma non ha bisogno di andare in Romania,
e' come dire che Clinique fa le creme e i profumi all' estero per stare sul mercato...
mentre per chi fa stoffacce diventa una scelta obbligata
Chi fa stoffe buone da noi, continua nei distretti classici a produrle e con successo
 
belpietro ha scritto:
jaccos ha scritto:
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
Imho, no.
Sulla questione consumatori, il fatto che l'impresa delocalizzi
]... per come è strutturato il sistema italiano ed europeo l'elettore può ben poco contro la delocalizzazione di imprese private.
sui consumatori, siccome alla fine la differenza per stare sul mercato la fa il prezzo e non il margine (che al consumatore non interessa) se il sig. Rossi industriale tessile non produce in Cina / India le lenzuola, il sig. Bianchi consumatore acquista a X le lenzuola indiane del sig. Singh perché quelle "nostrane " del sig. Rossi vanno fuori mercato.
è una cosa naturale.
idem per le scarpe fatte in Romania dal sig. Moretti Polegato; chi comprerebbe le scarpe a 400 euro invece che a 49,90?
nessuno.
compreremmo le scarpe fatte in Romania dal sig. Moraru Polegatu

sugli elettori, mica dico che un diverso elettorato potrebbe/vorrebbe impedire a private aziende di trasferirsi; dico che certe scelte si pagano in termini di concorrenzialità del sistema.
e altre scelte si pagano in termini di funzionalità, del sistema.

non è che il cittadino consumatore elettore (e fruitore dei servizi) direttamente decide la delocalizzazione; dico che influisce sulla creazione delle condizioni di essa.
poi può anche influire in positivo sul fenomeno, che non vuol dire ostacolarlo ma adattarsi ai cambiamenti.

le aziende svizzere delocalizzano parecchio, e da molto tempo prima che la produzione in stabilimenti esteri si chiamasse delocalizzazione; ma in casa fanno qualcosa di alternativo.
Il discorso è viziato a monte.
Presupponi che la qualità del prodotto sia la medesima, ma spesso e volentieri non lo è. Esempio? Ikea che sposta un fracco di produzione dalla cina all'italia.
Esempio in negativo? L'imprenditore che vende macchine per impacchettare che si fa fare il 99% della macchina da terzisti in cina insegnadogli il lavoro per anni e che poi se lo mangiano, il pirla (storia vera, e ce ne sono a centinaia qua da me).
Il prezzo non è l'unica politica di vendita... questa è una visione ottocentesca dell'economia che nulla ha a che fare col mercato attuale.
C'è chi piazza robaccia cinese a prezzi folli solo perchè ha lavorato sodo sul brand e la reputazione e ti fa cascare il palco.
Se vogliamo guardare in faccia alla realtà le redini sono in mano all'imprenditore... è lui che decide la gestione, il marketing, i piani di sviluppo, le iniziative commerciali, l'indirizzo che l'impresa deve prendere... ed è lui che delocalizza, non i suoi operai, non i consumatori, non gli elettori.
 
belpietro ha scritto:
arhat ha scritto:
Sono gli operai che hanno chiesto di spostare la produzione altrove ?

in effetti, sì.
in quanto consumatori e in quanto elettori.
del resto la dinamica fa parte della storia.
purtroppo hai ragione, per ignoranza o mancanza di soldi, chiunque preferisce spendere 10 made in china, piuttosto che 20 made in italy...
fosse per me o si chiude il mercato globale(difficilissimo) o si fanno dei contratti di lavoro globali(impossibile)
:rolleyes:che alternative..
 
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