U2511 ha scritto:
In realtà con la cedolare secca le imposte sugli affitti sono davvero basse. Il problema sono le imposte sul valore presunto del bene e, appunto, l'enorme difficoltà di mettere alla porta il moroso. Poi c'è da considerare che in Italia (grazie anche a scellerate politiche sulle locazioni che durano oramai da quasi un secolo) si ricorre alla locazione solo per costrizione, non per scelta. Da qualche parte ho ancora una interessante pubblicazione sul tema di Einaudi, anni '30: la devo recuperare e rileggermela perché è attualissima.
A me l'aliquota del 21% prevista dalla cedolare secca pare adeguata, più che davvero bassa (esclusi i comuni capoluogo di provincia e quelli ad "alta tensione abitativa" con contratti a canone concordato, per i quali è ridotta al 10% dal 2014 al 2017)...comunque come scrivi il problema sono le imposte sulla proprietà, cioé IMU e TASI, sempre più elevate.
Se si somma quel 21% a IMU e TASI, e si aggiungono le inevitabili spese di manutenzione, in alcune situazioni non rimane davvero molto per il proprietario (vedi "nulla")...e il tutto con canoni non certo a buon mercato.
Fra l'altro, la normativa della cedolare secca favorisce le città capoluogo di provincia, dove il canone di affitto, anche concordato, è sensibilmente più alto, fatto che in linea di principio non trovo non troppo equo, anche se ovviamente l'intenzione del legislatore è quella di "calmierare" i prezzi e rendere disponibile un maggior numero di immobili laddove ce n'è più bisogno.
E ovviamente, c'è il passaggio sempre problematico, in Italia, dalla teoria alla pratica...
http://www.idealista.it/news/immobi...cali-solo-con-accordi-territoriali-aggiornati
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