In trenta e passa anni di patente

ho visto crescere dimensioni, masse, potenze, valori da coppia e numeri rapporti al cambio, e direi che le cose sono tra loro legate. Dato che, però, lo sviluppo delle prestazioni trova un limite fisico nell'assetto delle strade e nelle capacità umane di guida, sarà anche il caso di mettere un limite al numero dei rapporti manuali. Senza andare troppo indietro nel tempo, una decina d'anni fa avevo la quinta "di potenza" molto gratificante su un benzina aspirato, e onestamente mi mancava la "sesta di riposo" per le lunghe trasferte autostradali (o nelle statali veloci). Ora sul
turbodiesel ho la sesta (di riposo) e trovo che in diverse situazioni mi manca un rapporto tra la seconda e la terza marcia (il problema dell'eccesso di coppia che permette rapporti troppo lunghi): penso che sette marce manuali riuscirei ancora a gestirle, otto proprio no.
Sull'automatico, già il 9 rapporti (a meno di rapportature particolari come su Jeep) è un continuo (e fastidioso) cambiare di marcia alla ricerca dello zero virgola in meno sui consumi: tanto vale, come dice Gratta, il CVT. Ce ne sono certi, oggi, piuttosto ben fatti, che, se guidati assecondando il motore, non danno il triste effetto scooter e fungono allo scopo del risparmio carburante garantendo anche buon confort; invece, se stuzzicati con adeguata pressione del gas, passano ad una modalità "sequenziale" con 6 o 7 rapporti simulati (almeno quelli che ho provato io), senza slittamento o quasi, e riuscendo ad essere piuttosto divertenti. Abbinati ai paddle (e con adeguata cavalleria sottostante), possono diventare anche molto divertenti. Un cambio di questo tipo lo trovo molto più versatile e fruibile di un 9GTronic, ad esempio.
Fermo restando che, da vecchio dinosauro in via di estinzione, continuo a preferire le auto tre pedali