<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> BGas, Mapei e Pramac | Il Forum di Quattroruote

BGas, Mapei e Pramac

British gas se ne va da Brindisi, dove avrebbe dovuto costruire un rigassificatore; 10 anni ( e 250 mln) non sono bastati per le autorizzazioni. Perso un investimento da 800 mln e centinaia di posti di lavoro.

Mapei produce anche il vinavyl e un componente di questo ( un polimero) viene usato per il chewing gum; la Wringley ha chiesto un quantitativo molto superiore di questa materia ( per 80 mln) e Mapei ha chiesto di poter ingrandirela fabbrica. Dopo 3 anni è ancora in attesa e la Wringley si è rivolta ai tedeschi

Pramac: specializzata in produzione di generatori, impianti fotovoltaici ed eolici. Ebbene visto l'aumento della produzione ha chiesto di espandersi. Risultato? trasferita in Svizzera ( mica Cina) e persi 230 posti di lavoro

tutto ciò per via della burocrazia
ed intanto il "nostro" non fa che aumentare le tasse
 
macché burocrazia, è il costo del lavoro il problema.
questi operai ed impiegati che vorrebbero anche il salario si dovrebbero vergognare.
In sintesi è tutta colpa della Fiom.
 
bumper morgan ha scritto:
British gas se ne va da Brindisi, dove avrebbe dovuto costruire un rigassificatore; 10 anni ( e 250 mln) non sono bastati per le autorizzazioni. Perso un investimento da 800 mln e centinaia di posti di lavoro.

A quanto ne so i ritardi non sono dovuti tanto alla burocrazia, quanto a un'indagine per un giro di tangenti che ha rallentato il tutto.
 
bumper morgan ha scritto:
British gas se ne va da Brindisi, dove avrebbe dovuto costruire un rigassificatore; 10 anni ( e 250 mln) non sono bastati per le autorizzazioni. Perso un investimento da 800 mln e centinaia di posti di lavoro.
e

qui le cose sembrano un po' diverse....

http://ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/rigassificatore-brindisi-british-rinuncia-giorni-processo/195909/
 
silverrain ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
British gas se ne va da Brindisi, dove avrebbe dovuto costruire un rigassificatore; 10 anni ( e 250 mln) non sono bastati per le autorizzazioni. Perso un investimento da 800 mln e centinaia di posti di lavoro.
e

qui le cose sembrano un po' diverse....

http://ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/rigassificatore-brindisi-british-rinuncia-giorni-processo/195909/

fondamentalmente, non cambia poi molto.

un'opera importante non può essere realizzata, con la conseguenza di perdita di occasione sia per lo sviluppo economico che per la maggiore possibilità di conversione delle fonti energetiche (bruciare metano non ha lo stesso impatto che bruciare carbone) per inadeguatezza del sistema.
che l'inadeguatezza sia conseguenza della stretta incapacità di risolvere problemi, oppure dal fatto che i permessi siano stati concessi illegalmente (quindi la pubblica amministrazione invece di risolverli i problemi li crei), dal punto di vista del danno al possibile sviluppo del Paese cambia poi poco.
 
belpietro ha scritto:
fondamentalmente, non cambia poi molto.

secondo me si.
perché se non si è fatta a causa delle lungaggini burocratiche allora è un problema di sistema paese da cambiare e al più presto.
viceversa se non si è fatta per le manovre sottobanco dei proponenti vuol dire che il sistema dei controlli ha funzionato e,anzi, va rafforzato.
 
silverrain ha scritto:
bumper morgan ha scritto:
British gas se ne va da Brindisi, dove avrebbe dovuto costruire un rigassificatore; 10 anni ( e 250 mln) non sono bastati per le autorizzazioni. Perso un investimento da 800 mln e centinaia di posti di lavoro.
e

qui le cose sembrano un po' diverse....

http://ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/rigassificatore-brindisi-british-rinuncia-giorni-processo/195909/
Neanche tanto.
Se per realizzare qualsiasi opera devono essere oliati gli ingranaggi burocratici stiamo freschi.
Non si muove nulla perché per fare qualsiasi opera ci sono milioni di vincoli per rimuovere i quali serve l'autorizzazione del funzionario, del politico ecc. ecc.
E molte volte i vincoli sono talmente assurdi da potersi definire ridicoli.
Se non è possibile autorizzare neppure un ampliamento ad un'azienda in una zona industriale vuol dire che siamo un paese alla frutta.
 
silverrain ha scritto:
belpietro ha scritto:
fondamentalmente, non cambia poi molto.

secondo me si.
perché se non si è fatta a causa delle lungaggini burocratiche allora è un problema di sistema paese da cambiare e al più presto.
viceversa se non si è fatta per le manovre sottobanco dei proponenti vuol dire che il sistema dei controlli ha funzionato e,anzi, va rafforzato.
Ma se le manovre sottobanco sono state indotte da una burocrazia volutamente inefficiente (quello che accade normalmente in Italia) o si rinuncia ad un investimento o si cede al ricatto.
 
Corazon Habanero ha scritto:
Ma se le manovre sottobanco sono state indotte da una burocrazia volutamente inefficiente (quello che accade normalmente in Italia) o si rinuncia ad un investimento o si cede al ricatto.

se non ho letto male l'articolo è successo proprio il contrario....
 
silverrain ha scritto:
Corazon Habanero ha scritto:
Ma se le manovre sottobanco sono state indotte da una burocrazia volutamente inefficiente (quello che accade normalmente in Italia) o si rinuncia ad un investimento o si cede al ricatto.

se non ho letto male l'articolo è successo proprio il contrario....
Non c'è scritto nell'articolo. Si ipotizzano comportamenti contrari ai doveri d'ufficio da parte del giornalista. Si parla di corruzione ma non di chi abbia fatto cosa. Esiste anche la corruzione finalizza a far compiere un atto legittimo...
Io ti posso dire per quella che è la mia pochissima esperienza che ci siamo visti bocciare una proposta di ampliamento di una Z.I. per l'esistenza di un vincolo ambientale :shock: dovuto all'esistenza di un rio che non siamo neppure in grado di individuare nel territorio ma esiste nelle cartine idrogeografiche. :twisted: :twisted: :twisted:
Le imprese ringraziano...
 
Corazon Habanero ha scritto:
silverrain ha scritto:
belpietro ha scritto:
fondamentalmente, non cambia poi molto.

secondo me si.
perché se non si è fatta a causa delle lungaggini burocratiche allora è un problema di sistema paese da cambiare e al più presto.
viceversa se non si è fatta per le manovre sottobanco dei proponenti vuol dire che il sistema dei controlli ha funzionato e,anzi, va rafforzato.
Ma se le manovre sottobanco sono state indotte da una burocrazia volutamente inefficiente (quello che accade normalmente in Italia) o si rinuncia ad un investimento o si cede al ricatto.

La valutazione di impatto ambientale si fa in tutto il mondo e, anche in paesi notoriamente poco burocraticizzati e poco corrotti come la Finlandia, richiede dei tempi tecnici che possono essere piuttosto lunghi. Lo dico per esperienza diretta visto che la mia ditta, in diversi Paesi, quando deve procedere all'apertura di nuove cave, la valutazione puo' richiedere anni. Ultima esperienza nel 2009, dopo circa 2 anni di studi, rinvii, opposizioni, abbiamo dovuto rinunciare all'apertura di una cava in una zona remota e sapete perche'? Perche' il livello del rumore avrebbe raggiunto " l'incredibile" livello di 62 db. In un'altra zona la valutazione d'impatto ambientale ha richiesto due anni e un incredibile richiesta di studi e controstudi: abbiamo persino dovuto ingaggiare un botanico che ha dovuto escludere la presenza di erbe e piante rare dalla zona oggetto di valutazione.
 
stone1958 ha scritto:
Corazon Habanero ha scritto:
silverrain ha scritto:
belpietro ha scritto:
fondamentalmente, non cambia poi molto.

secondo me si.
perché se non si è fatta a causa delle lungaggini burocratiche allora è un problema di sistema paese da cambiare e al più presto.
viceversa se non si è fatta per le manovre sottobanco dei proponenti vuol dire che il sistema dei controlli ha funzionato e,anzi, va rafforzato.
Ma se le manovre sottobanco sono state indotte da una burocrazia volutamente inefficiente (quello che accade normalmente in Italia) o si rinuncia ad un investimento o si cede al ricatto.

La valutazione di impatto ambientale si fa in tutto il mondo e, anche in paesi notoriamente poco burocraticizzati e poco corrotti come la Finlandia, richiede dei tempi tecnici che possono essere piuttosto lunghi. Lo dico per esperienza diretta visto che la mia ditta, in diversi Paesi, quando deve procedere all'apertura di nuove cave, la valutazione puo' richiedere anni. Ultima esperienza nel 2009, dopo circa 2 anni di studi, rinvii, opposizioni, abbiamo dovuto rinunciare all'apertura di una cava in una zona remota e sapete perche'? Perche' il livello del rumore avrebbe raggiunto " l'incredibile" livello di 62 db. In un'altra zona la valutazione d'impatto ambientale ha richiesto due anni e un incredibile richiesta di studi e controstudi: abbiamo persino dovuto ingaggiare un botanico che ha dovuto escludere la presenza di erbe e piante rare dalla zona oggetto di valutazione.
Caspita ha dell'incredibile :shock:
Si ma io non sto parlando di VIA ma di modifiche al piano regolatore bloccate per l'esistenza di un rigagnolo di acqua che non esiste che disterebbe meno di 100 metri dalla zona industriale.
 
Alla fine sempre li arriviamo.
Si incolpano i lavoratori che non sono produttivi, gli imprenditori che sono sfruttatori, i giovani che non han voglia di fare un tubo, i vecchi che non ne vogliono sapere di far spazio ai giovani, i cervelli che fuggono... ma il vero problema, quello che ci sta strozzando, è il sistema statale.
 
Corazon Habanero ha scritto:
Caspita ha dell'incredibile :shock:
Si ma io non sto parlando di VIA ma di modifiche al piano regolatore bloccate per l'esistenza di un rigagnolo di acqua che non esiste che disterebbe meno di 100 metri dalla zona industriale.

Purtroppo e' cosi' e non ti parlo solo di Paesi Europei, perche' in Sud Africa e Brasile e' la stessa cosa. E la nostra non e' un'attivita' che possa creare chissa' quali disagi. Tagliamo un po' di alberi, e quando chiudi il sito sei obbligato a ricoltivarlo, lasciando tanto di fideiussioni ai Comuni.
Leggendo l'articolo del link mi pare facesse riferimento ad un tentativo di evitare la VIA.
 
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