propongo una urgente raccolta di offerte, voi che avete il cuore d'auris date il vostro contributo e versate i soldi al seguente IBAN: ciavetesfondatoimaroni
è un iban criptato per ovvie ragioni
I soldi sono finiti, per lo meno nelle casse della Regione Sicilia. A causa della crisi di liquidità che ha colpito la regione autonoma, non sono stati spostati in tempo i fondi per pagare lo stipendio di luglio dei 90 deputati e dei 293 dipendenti. Sono previsti ritardi anche per i tfr dei pensionati, che arriveranno forse ad agosto insieme al resto degli emolumenti. In ballo ci sono svariati milioni, se si pensa che lo stipendio netto di un deputato è di circa 13 mila euro e che quelli di alcuni dipendenti sfiorano i 10 mila è facile capire perché i 5 milioni disponibili a oggi non possano bastare per retribuire tutti. Nessun rischio default, così ha garantito al premier Mario Monti il governatore: il bilancio è ben saldo. Allora sarà solo questione di sprovveduta gestione di fondi e tempi?
Leggi tutti i retroscena del rischio default della Sicilia
Intanto la protesta dei dipendenti non ha tardato ad arrivare e Francesco Cascio (Pdl), presidente dell'Ars (Assemblea regionale siciliana), si fa portavoce del malcontento: "L'assessore all'Economia Gaetano Armao tratta l'Ars alla stregua di un qualunque fornitore, o di un ente. Ma l'Ars è un organo istituzionale di valenza costituzionale e di conseguenza l'erogazione dei trasferimenti è sempre stata effettuata d'ufficio. Da quando c'è lui si tende a stravolgere questo concetto, e quindi l'Ars passa in coda rispetto ai fornitori, e questo non è possibile". Sarebbe tutta colpa dell'assessore all'economia, quindi, che non è riuscito a bilanciare i 160 milioni di euro annui necessari per gli stipendi dei deputati. E nel bel mezzo delle proposte nazionali finalizzate a tagliare in modo considerevole i compensi dei politici, tra cui spicca la raccolta firme per il Referendum abrogativo popolare per ridurre gli stipendi dei parlamentari (vai all'approfondimento), anche nell'autonoma Sicilia c'è chi spinge affinché la spesa pubblica sia contenuta: Franco Piro, ex assessore al bilancio ha già proposto la riduzione del numero dei deputati da 90 a 70, con un risparmio intorno al 40%. Ammirevole, certo, non fosse che la retribuzione media di ognuno di loro è circa dieci volte superiore allo stipendio medio di un italiano.
http://it.notizie.yahoo.com/blog/gossip-di-palazzo/sicilia-crisi-liquidita-rischio-stipendi-deputati-122408598.html
è un iban criptato per ovvie ragioni
I soldi sono finiti, per lo meno nelle casse della Regione Sicilia. A causa della crisi di liquidità che ha colpito la regione autonoma, non sono stati spostati in tempo i fondi per pagare lo stipendio di luglio dei 90 deputati e dei 293 dipendenti. Sono previsti ritardi anche per i tfr dei pensionati, che arriveranno forse ad agosto insieme al resto degli emolumenti. In ballo ci sono svariati milioni, se si pensa che lo stipendio netto di un deputato è di circa 13 mila euro e che quelli di alcuni dipendenti sfiorano i 10 mila è facile capire perché i 5 milioni disponibili a oggi non possano bastare per retribuire tutti. Nessun rischio default, così ha garantito al premier Mario Monti il governatore: il bilancio è ben saldo. Allora sarà solo questione di sprovveduta gestione di fondi e tempi?
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Intanto la protesta dei dipendenti non ha tardato ad arrivare e Francesco Cascio (Pdl), presidente dell'Ars (Assemblea regionale siciliana), si fa portavoce del malcontento: "L'assessore all'Economia Gaetano Armao tratta l'Ars alla stregua di un qualunque fornitore, o di un ente. Ma l'Ars è un organo istituzionale di valenza costituzionale e di conseguenza l'erogazione dei trasferimenti è sempre stata effettuata d'ufficio. Da quando c'è lui si tende a stravolgere questo concetto, e quindi l'Ars passa in coda rispetto ai fornitori, e questo non è possibile". Sarebbe tutta colpa dell'assessore all'economia, quindi, che non è riuscito a bilanciare i 160 milioni di euro annui necessari per gli stipendi dei deputati. E nel bel mezzo delle proposte nazionali finalizzate a tagliare in modo considerevole i compensi dei politici, tra cui spicca la raccolta firme per il Referendum abrogativo popolare per ridurre gli stipendi dei parlamentari (vai all'approfondimento), anche nell'autonoma Sicilia c'è chi spinge affinché la spesa pubblica sia contenuta: Franco Piro, ex assessore al bilancio ha già proposto la riduzione del numero dei deputati da 90 a 70, con un risparmio intorno al 40%. Ammirevole, certo, non fosse che la retribuzione media di ognuno di loro è circa dieci volte superiore allo stipendio medio di un italiano.
http://it.notizie.yahoo.com/blog/gossip-di-palazzo/sicilia-crisi-liquidita-rischio-stipendi-deputati-122408598.html