Fra i flop della storia (recente, perché poi ne tiro fuori uno degli anni Trenta) vi è senza dubbio la Fiat 130 per restare in Italia. Non tanto per il motore sbagliato (per anni non si è potuto dirlo, dato che il progettista era Lampredi) su cui ritorno più tardi, quanto per il contesto storico in cui si è trovata la Fiat nel voler proporre un'auto di prestigio. Il mix "contestazioni del '68-'69 + crisi petrolifera del '73" è stato deleterio, soprattutto perché tagliava le gambe sul nascere ad un esperimento, quello della berlina di lusso italiana relativamente accessibile, riuscito solo con la Thema in ben altro contesto storico.
Il progetto in sé della 130 non era male, come qualità costruttiva e soluzioni tecniche; tuttavia, si appoggiava ad una cifra stilistica superata, con richiami alla produzione americana degli anni '60 (cioè dieci anni prima) e abbondanti cromature, quando altri le stavano riducendo. La Mercedes-Benz produceva, è vero, auto con caratteristiche stilistiche simili, ma con alle spalle una solida tradizione di affidabilità e prestigio. Insomma, probabilmente serviva qualcosa di nuovo, meno "ingessato". La versione a 4 porte della di poco successiva coupè avrebbe sicuramente accolto più consensi.
Il motore poi, diede il colpo di grazia: intanto c'era un problema se non erro di affidabilità sull'accensione elettronica a scarica capacitiva della Marelli (stesso problema con le centraline Dinoplex sulle Fiat Dino) che, per inciso, la Porsche utilizzava senza problemi sulle 911 ma di produzione Bosch. Poi c'era il consumo che, oggettivamente, era sproporzionato rispetto alle prestazioni sia del 2800 prima serie che del 3200.
Dante Giacosa lo spiega bene nel suo libro, senza peli sulla lingua. Lampredi fece una cappella di proporzioni cosmiche: per rientrare nei costi di progettazione imposti dalla dirigenza Fiat, notoriamente sparagnina, utilizzò lo stesso disegno delle camere di scoppio del 1116 della 128. Un motore modernissimo e prestante, ma il cui disegno della camera di scoppio era ottimizzato appunto per massimizzare il riempimento (e il rendimento). Replicata sul V6 sostanzialmente aspirava più miscela del necessario, portando ad un rendimento opposto, problema che non fu mai risolto totalmente, nemmeno col 3.2 che perlomeno era un po' più potente.