<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> E se il riscaldamento globale... | Page 10 | Il Forum di Quattroruote

E se il riscaldamento globale...

che alternative abbiamo secondo te?
La mia modesta opinione è che, prima di tutto, dovremmo utilizzare in modo più intelligente l'energia, anche grazie alla tecnologia.
Consumandone meno, e magari ribaltando il paradigma della generazione centralizzata da fonti potenti e costanti ma anche poco flessibili, come le grandi centrali termoelettriche o elettronucleari.
Mi spiego meglio: per esempio già oggi abbiamo tecnologie per portare, grazie ad efficienza energetica e rinnovabili, gli edifici a consumi vicini allo zero o addirittura ad energia positiva.
Ciò potrebbe portare, nel medio periodo, a risparmi enormi.
La generazione diffusa, permette di pensare di più a livello locale, ed insieme alle smart grid, a progettare quartieri e città che oltre a consumare poco gestiscano in modo intelligente l'energia, siano tasselli di un sistema fatto di tante realtà più indipendenti che gravino meno sul sistema complessivo. Non è così utopico pensare ad un futuro dove ogni edificio, o ogni quartiere, provvede da solo a gran parte dell'energia di cui ha bisogno e diventa praticamente indipendente.
Quando avremo ottimizzato tutto questo, alla piccola scala, avremo un fabbisogno complessivo molto minore, e allora potremo fare una riflessione seria sulla generazione di energia per uso produttivo, sulle fonti di energia "forti".
Ma prima c'è un lavoro enorme di ottimizzazione da fare su ciò che abbiamo. Bisogna credo pensare prima all'efficienza, partire da lì.
Il fatto è che la generazione e l'efficientamento diffuso, attirano le lobby meno di grandi lavori e commesse strategiche, ed il perché è facile imaginarlo. Non ho mai sentito UN politico parlare con cognizione di causa di questi temi...che ovviamente sono molto meno attrattivi riguardo certe dinamiche di potere.
Mentre invece il nucleare è molto amato; )
 
La scienza, specie nel caso di fenomeni così complessi e difficili da modellare e comprendere pienamente nella loro interezza, non può dare risposte e soluzioni globali o definitive, come se fossero il verbo o un dogma. Penso che sia normale che ci siano voci diverse, oltre ad un'evoluzione delle conoscenze che amplierà ed affinerà la visione del problema.
Però credo che c'è una cosa che dovrebbe guidarci: il principio di precauzione. Mai come oggi così importante, vista la posta in gioco.

Concordo ( al 100% :) ) sul principio di precauzione , anche e soprattutto per il fatto che la combustione di materie prime fossili , in primis il carbone , massicciamente utilizzato in India , dove è la prima fonte energetica , sia per le centrali , sia per l'industria , sia per l'uso domestico ; ma anche il petrolio , la nafta , il gasolio , il gas , producono , oltre all C02 , molti veleni nocivi per la salute umana e animale ,inoltre espongono a gravi rischi l'ecosistema , in relazione al loro trasporto , alle lavorazioni , alla raffinazione ecc.
Quindi intraprendere la strada della dismissione graduale dei combustibili fossili in favore delle energie rinnovabili mi sembra comunque non solo un principio di precauzione , bensì un modo attivo di preservare la vita sul pianeta terra . Il problema viene però dalle aree geografiche , le quali non intendono minimamente partecipare a questa svolta ecologica e tirano dritti per la loro strada , continuando a bruciare carbone o petrolio per le loro produzioni , soprattutto India e Cina . Il fatto che noi abbiamo inquinato in passato conta sino ad un certo punto , anche perchè la C02 non dura nell'atmosfera , al massimo persiste - mi dicono gli esperti - per 3 o 4 anni
 
Ma comporta responsabilità e controllo.

Purtroppo per noi, ormai il controllo non ce l'abbiamo più e anche la responsabilità, indubbiamente partita da noi, si sta progressivamente allargando. Abbiamo fornito alla Cina praticamente tutto il know-how tecnologico che avevamo, adesso quelli che guidano la locomotiva sono loro. L'idea di esigere produzioni eco a fronte di multe e/o tasse di importazione in linea di principio mi trova d'accordo, anche se ti sembra strano, ma quando hai un'offerta concentrata a fronte di una domanda atomizzata metterla in atto è tutto fuorchè facile.

noi stiamo inquinando da casa loro, per necessità nostre, e poi diciamo che spalancano le finestre mentre noi abbiamo gli spifferi. Troppo comodo...

Sarà pure troppo comodo, ma resta il fatto che le maniglie delle finestre le hanno in mano loro, e ormai abbiamo impostato l'economia di interi settori sulla disponibilità di prodotti al costo praticamente del trasporto. Se qualche decennio fa aver messo dei paletti poteva avere un'efficacia, ormai temo che sia tardi.

Vorrei precisare una cosa: quando parlo di spifferi e finestre non ne faccio un discorso di etica o responsabilità, e non perchè non lo ritenga importante, ma mi riferisco solo ed esclusivamente all'efficacia delle misure che possiamo ragionevolmente mettere in atto. E nello specifico, la MIA opinione è che stiamo investendo vagonate di soldi in una direzione poco efficace. Spero vivamente di essere smentito dai fatti, e magari di essere ancora qui per poterlo constatare.
 
Il fatto che noi abbiamo inquinato in passato conta sino ad un certo punto , anche perchè la C02 non dura nell'atmosfera , al massimo persiste - mi dicono gli esperti - per 3 o 4 anni

Loro ne fanno una questione di pari opportunità.
Noi l'opportunità di fare quel salto di qualità della vita (elettricità nelle case,acqua corrente etc etc) e passare a un'economia industriale fregandosene altamente dell'ambiente l'abbiamo avuta.
E ora ce l'hanno loro e non ci vogliono rinunciare.
Potrebbero dire anche loro che la loro Co2 non sarà per sempre ma durerà solo 3 o 4 anni e quindi non dobbiamo rompergli le scatole...
Sicuramente i paesi in via di sviluppo per saltare uno step e passare direttamente a una politica energetica più sostenibile saranno in maggiore difficoltà.
Però c'è anche da dire che essendo appunto in via di sviluppo forse loro fanno ancora in tempo a decidere in che direzione svilupparsi.
Ma rivendicano un diritto di cui noi abbiamo usufruito e purtroppo non abbiamo il potere economico per negarglielo.
 
Sicuramente i paesi in via di sviluppo per saltare uno step e passare direttamente a una politica energetica più sostenibile saranno in maggiore difficoltà.
Non è detto, anzi potrebbe essere il contrario. Spesso si fa prima a costruire da zero che a rimaneggiare l'esistente.
loro fanno ancora in tempo a decidere in che direzione svilupparsi.
Ma rivendicano un diritto di cui noi abbiamo usufruito e purtroppo non abbiamo il potere economico per negarglielo.
Il "potere economico" ce l'avremmo pure, anche se limitato: si potrebbe appunto limitare o condizionare le importazioni, perchè nessuno ci obbliga a comprare chincaglieria cinese o del sud est asiatico, siamo noi che vogliamo le magliette e le scarpe da dieci euro, salvo poi magari comprarle, metterle una volta e buttarle via. Resta da capire in che modo, o meglio a quale prezzo potremmo riequilibrare questo tipo di mercato, e non è facile.
 
Loro ne fanno una questione di pari opportunità.
Noi l'opportunità di fare quel salto di qualità della vita (elettricità nelle case,acqua corrente etc etc) e passare a un'economia industriale fregandosene altamente dell'ambiente l'abbiamo avuta.
E ora ce l'hanno loro e non ci vogliono rinunciare.
Potrebbero dire anche loro che la loro Co2 non sarà per sempre ma durerà solo 3 o 4 anni e quindi non dobbiamo rompergli le scatole...
Sicuramente i paesi in via di sviluppo per saltare uno step e passare direttamente a una politica energetica più sostenibile saranno in maggiore difficoltà.
Però c'è anche da dire che essendo appunto in via di sviluppo forse loro fanno ancora in tempo a decidere in che direzione svilupparsi.
Ma rivendicano un diritto di cui noi abbiamo usufruito e purtroppo non abbiamo il potere economico per negarglielo.
Ma , il discorso sul passato remoto si fa complesso e -come si sa- la storia non si fa con i se e i ma .

L'occidenta ha inquinato , è vero , e continua ad inquinare , anche se ormai molto meno di Cina India e altri paesi emergenti o "neo-emersi" .Ha inquinato l'occidente dalla rivoluzione industriale inglese (1760/1840) in poi , proprio perchè più avanzato , caratterizzato dalla trasformazione in tecnologie delle sue grandi scoperte scientifiche, rispetto alle altre aree del mondo allora quasi tutte dedite ad un'agricoltura povera , non meccanizzata e sottoposte a regimi tribali e o feudali . Pretendere un risarcimento , soprattutto se in termini di licenza di inquinare ,da chi si è industrializzato prima , mi sembra francamente folle : un tipo di logica assolutamente antitetica non solo alle dinamiche storiche , ma anche al modo di funzionare della società umana , che ha visto a tutti i livelli uno sviluppo ineguale ( fra i vari individui di una specie o in questo caso aree della terra ) e combinato ( in quanto i frutti di questa evoluzione si estendono gradualmente a tutta la specie , in questo caso dell'industrializzazione , a tutta la superficie terrestre ) Rivendicare un risarcimento per questo è francamente assurdo , come - assurdo per assurdo e passando dalla scienza alla fiction- dovessimo risarcire l'uomo di Neanderthal , magari facendolo tornare in vita in stile Jurassic park ,perchè circa 40.000 anni fa l'homo sapiens ne prese violentemente il posto...
 
Ultima modifica:
Ma , il discorso sul passato remoto si fa complesso e -come si sa- la storia non si fa con i se e i ma .

L'occidenta ha inquinato , è vero , e continua ad inquinare , anche se ormai molto meno di Cina India e altri paesi emergenti o "neo-emersi" .Ha inquinato l'occidente dalla rivoluzione industriale inglese in poi ( dal 1760 circa al 1840) , proprio perchè più avanzato delle altre aree del mondo , allora quasi tutte dedite ad un'agricoltura povera , non meccanizzata e sottoposte a regimi tribali e o feudali . Pretendere un risarcimento , soprattutto se in termini di licenza di inquinare ,da chi si è industrializzato prima , mi sembra francamente folle : un tipo di logica assolutamente antitetica non solo alle dinamiche storiche , ma anche al modo di funzionare della società umana , che ha visto a tutti i livelli uno sviluppo ineguale ( fra i vari individui di una specie o in questo caso aree della terra ) e combinato ( in quanto i frutti di questa evoluzione si estendono gradualmente a tutta la specie , in questo caso dell'industrializzazione a tutta la superficie terrestre ) Rivendicare un risarcimento per questo è francamente assurdo , come sempre per assurdo dovessimo risarcire l'uomo di Neandertal , magari facendolo tornare in vita in stile Jourassic parck ,perchè 40.000 anni fa l'homo sapiens ne prese il posto...

Non ho parlato di risarcimenti.
Ma oggettivamente come fai a dire a qualcuno "Smetti di fare questo anche se a suo tempo io ho fatto la stessa cosa!"?
 
Il "potere economico" ce l'avremmo pure, anche se limitato: si potrebbe appunto limitare o condizionare le importazioni, perchè nessuno ci obbliga a comprare chincaglieria cinese o del sud est asiatico, siamo noi che vogliamo le magliette e le scarpe da dieci euro, salvo poi magari comprarle, metterle una volta e buttarle via. Resta da capire in che modo, o meglio a quale prezzo potremmo riequilibrare questo tipo di mercato, e non è facile.

Faremmo bene a farlo,però non sarebbe comunque un modo per costringerli a produrre diversamente.
Ridurremmo la nostra dipendenza dal loro sistema produttivo ma non per questo loro sarebbero in alcun modo spinti ad abbandonarlo o modificarlo.
Certo male non farebbe,come dicevo prima almeno alla nostra economia.

Abbiamo visto situazioni assurde durante la pandemia,non eravamo in grado di produrci le mascherine con la storia che abbiamo nel settore tessile e industriale.
Roba da farci ridere dietro.
 
Ora in onda su Radio24, il ministro Cingolani: "se costringessimo per legge o a suon di multe le aziende a fornirsi solo di materiali prodotti in modo sostenibile, il prezzo del prodotto finito aumenterebbe tanto da non essere più alla portata di gran parte della popolazione". Occhio a semplificare i problemi complessi.....
 
Ora in onda su Radio24, il ministro Cingolani: "se costringessimo per legge o a suon di multe le aziende a fornirsi solo di materiali prodotti in modo sostenibile, il prezzo del prodotto finito aumenterebbe tanto da non essere più alla portata di gran parte della popolazione". Occhio a semplificare i problemi complessi.....

A me sembra che semplifichi proprio Cingolani...enormemente...ci sono anche dei processi sostenibili che sono win-win e che magari durano da secoli, per fare un esempio l'utilizzo dei "cenci" per fare il tessuto riciclato (di eccellente qualità) a Prato....smettiamola di fare passare la sostenibilità solo come un costo aggiuntivo, la vera sostenibilità riduce i costi e gli sprechi. La sostenibilitá è sfruttare le risorse in modo intelligente (per questo forse non è capita da molti, compreso mi pare il ministro), non é una cosa di lusso da impallinati ecologisti radical chic.
 
A me sembra che semplifichi proprio Cingolani...enormemente...[...] (per questo forse non è capita da molti, compreso mi pare il ministro), non é una cosa di lusso da impallinati ecologisti radical chic.

Curriculum di Roberto Cingolani

Roberto Cingolani è il Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo da settembre 2019.

Ha conseguito la Laurea in Fisica presso l’Università di Bari e nel 1989 il Diploma di Perfezionamento (PhD) in Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

E’ stato ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda (Germania), Visiting Professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University (Giappone) e alla Virginia Commonwealth University (USA).

Nel 2000 è nominato Professore Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Lecce. Nel 2001 fonda e dirige il National Nanotechnology Laboratory (NNL) dell’INFM a Lecce.

Nel 2005 fonda l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova di cui sarà Direttore Scientifico fino alla sua nomina come Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo.

Cingolani è stato insignito dei titoli di Alfiere del Lavoro nel 1981 e di Commendatore della Repubblica Italiana nel 2006. È autore o co-autore di oltre 1000 pubblicazioni su riviste internazionali e ha al suo attivo oltre 100 brevetti.​

Probabilmente semplifica troppo.....
 
Curriculum di Roberto Cingolani

Roberto Cingolani è il Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo da settembre 2019.

Ha conseguito la Laurea in Fisica presso l’Università di Bari e nel 1989 il Diploma di Perfezionamento (PhD) in Fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

E’ stato ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda (Germania), Visiting Professor all’Institute of Industrial Sciences della Tokyo University (Giappone) e alla Virginia Commonwealth University (USA).

Nel 2000 è nominato Professore Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Lecce. Nel 2001 fonda e dirige il National Nanotechnology Laboratory (NNL) dell’INFM a Lecce.

Nel 2005 fonda l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova di cui sarà Direttore Scientifico fino alla sua nomina come Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo.

Cingolani è stato insignito dei titoli di Alfiere del Lavoro nel 1981 e di Commendatore della Repubblica Italiana nel 2006. È autore o co-autore di oltre 1000 pubblicazioni su riviste internazionali e ha al suo attivo oltre 100 brevetti.​

Probabilmente semplifica troppo.....

Quindi? É il curriculum di un fisico, a quanto pare esperto in nanotecnologie. Il che non basta a farne un esperto nel campo della sostenibilità, del riciclaggio o dell'economia circolare.
Non é che un curriculum altisonante in una materia, rende automaticamente esperti in un altro settore...o capaci di dare risposte adeguate su tutto.
Certo se a un problema rispondi con un curriculum (che poco ha a che vedere col problema) annamo bene...
 
Ultima modifica:
Back
Alto