La Cina dal punto di vista tecnologico non ha inventato proprio nulla.
Ha solo offerto su un vassoio d'argento una miliardata di lavoratori pronti a tutto per un piatto di riso. Senza nessuna copertura assicurativa e pensionistica (parliamo, ovviamente, di qualche decennio fa).
Siamo stati noi ad esportare la nostra tecnologia e competenza per ridurre i costi e guadagnare a dismisura. E per il noto vincolo che nessuna società straniera può produrre in Cina senza un socio cinese ne è venuto fuori il disastro che ben conosciamo.
Adesso ci tengono in pugno.
Ma questo mondo è una giostra e prima o poi toccherà anche a loro fare i conti con il benessere. Meno poveri ci saranno anche li e più pretese nasceranno con conseguenti aumenti del costo del lavoro che si avvicinerà a quello degli impoveriti paesi occidentali.
Peccato che le mie aspettative di vita non mi consentiranno di assistere a questa, per certi versi temibile, trasformazione.
La domanda è: cosa ne sarebbe del mondo occidentale se nel giro di pochissimi anni decidessimo di tornare alle origini producendoci tutto quello che serve, dalla matita al frullatore, dai vestiti all'automobile senza più utilizzare la manodopera cinese?
Intanto avremmo bisogno di importare i lavoratori in secondo luogo assisteremmo ad un aumento vertiginoso dei prezzi.
Ci scordermmo le magliette e le scarpe a 10 euro e una miriade di altri articoli di uso quotidiano peserebbero economicamente molto di più nei nostri bilanci mensili. E a farne le spese sarebbe ovviamente
la parte economicamente più disagiata nel breve medio periodo ma l'onda lunga arriverebbe anche ai colossi delle multinazionali a seguito di un conseguente crollo dei consumi.
Quasi quasi ci tocca fare il tifo per loro

