Sperando che non si prenda una deriva politica, dico la mia da "economista". Male che vada chiuderemo il topic.
Innanzitutto crescere quando si ha un'enorme "palla al piede" come il nostro debito pubblico è comunque molto difficile. Se il debito fosse basso, basterebbe andare, con le operazioni "giuste", al 3% del PIL e automaticamente si crescerebbe, senza aumentare il rapporto debito-PIL, anzi, facendolo tendenzialmente diminuire.
Quali sarebbero le operazioni "giuste"?
1) In primis un miglioramento della "curva" IRPEF (senza necessariamente bisogno della flat tax), basterebbe una rimodulazione, con riduzione del numero, delle aliquote, in modo tale da favorire soprattutto i ceti medi, che sono quelli che spendono subito i soldi in più che si mettono a loro disposizione. La gente compra, le aziende vendono di più e devono ingrandirsi. Insomma si crea PIL.
2) Investimenti veri nel settore pubblico, che implichino mano d'opera elevata, quindi assunzioni di personale, con immediata incidenza sul PIL, dato che il PIL non è altro che la sommatoria di tutti i redditi (e una parte ovviamente tornerebbe di fatto allo stato e all'INPS sotto forma di IRPEF e trattenute previdenziali).
3) Una riduzione dell'IRES, tassa sulle imprese, tale da consentire un aumento delle somme reinvestite nelle società, al fine di svilupparle, ingrandirle e determinare assunzione di nuovo personale.
Questi 3 interventi basterebbero a mettere in moto un "moltiplicatore" che aumenterebbe sensibilmente il PIL e quindi migliorerebbe il rapporto debito-PIL, cosa che non succede da anni, ovvero anche con i precedenti governi, quando c'è stata crescita (circa 1% all'anno), ma non tale da far calare quel rapporto.
Ma tutto questo se il debito NON fosse quello che è. Con un debito così alto chiaramente non viene accettata dalle compagini europee una tale linea di condotta, la quale viene anche bocciata dai mercati finanziari, con aumento del famoso spread e degli interessi sul debito che ne aumentano di fatto l'entità, inoltre determina un impoverimento di chi detiene i titoli perchè i tassi elevati ne abbassano il "corso", ossia il valore del capitale. Questo, per fortuna, dovrebbe configurare anche un deterrente alla vendita, perchè chi me lo fa fare a vendere un titolo a meno di quanto l'ho pagato?
E allora? Allora diventa una cane che si morde la coda, diventa un'impresa titanica riuscire ad ottenere contemporaneamente a) crescita, b) fiducia dei mercati e c) basso deficit, un deficit che peraltro, non creato come ho detto nei punti 1-2-3, diventa derivante soprattutto da spesa corrente.
Sempre per me inoltre, e parlo in generale, senza critica alle decisioni di governo, ma appunto solo "da economista", abbassare l'età pensionabile, oltre ad essere in controtendenza europea e in contrapposizione alle aspettative di vita, è comunque economicamente dannoso per tutti, perchè si crea altro debito indotto (INPS) oppure, inevitabilmente, un aumento delle aliquote previdenziali, che oggi sono sul 10%, ma sicuramente saliranno quanto meno all'11%, anche se per ora nessuno ha il coraggio di dirlo. E questo fa diminuire il reddito disponibile.
E mi fermo qui. Come vedete, nessuna delle cose che ho detto è pro o contro qualcuno, perchè ci sono cose pro, cose contro, cose nè pro nè contro. Solo "valutazioni" di chi, tra studi e lavoro, da circa 44 anni ha che fare con problematiche di natura economica.