Purtroppo a volte si fa del male pur con le migliori intenzioni di fare del bene e, viceversa, anche chi è mosso dalle peggiori intenzioni di speculare sul fenomeno degli sbarchi, mettendo nello stesso calderone rifugiati veri e migranti conomici irregolari condendo con romeni (nella UE) e rom di passaporto italiano, a volte direi quasi preterinzionalmente, può sollevare un giusto problema.
Ciò che manca nel dibattito sulle navi ong non è se sia giusto o meno salvare chi sta affondando, ma rispondere alla domanda se il fatto di trovarsi lì in attesa non abbia creato le condizioni, le premesse per generare questa situazione.
Il fatto che siano sorte tante ong negli ultimi tempi è quantomeno sospetto, pur se disapprovo l'esternazione del magistrato, se in Italia si facesse Politica anziché cercare solo di accalappiare consensi, se cioè ci si legittimasse a vicenda e si cercasse di risolvere i problemi anziché cavalcare il malessere forse una soluzione si potrebbe trovare.
Nello specifico pur condividendo il principio che i naufraghi hanno il diritto di venir tratti in salvo e che vi è l'obbligo speculare per una nave di prestare soccorso occorrerebbe però una giustificazione per stazionare in certi tratti di mare. Insomma se tu ONG ti prefiggi lo scopo di salvare vite umane lo fai a 200 miglia dalla costa e non a 10 km, così che non si possa pensare ad una tua responsabilità, voluta o non voluta, per le partenze.
Ma per fare ciò occorre dialogo e comprensione delle opposte visioni.