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Tutti a chiedere la galera

C'entra nella misura in cui, anche attraverso le pene alternative, il reo può rendersi utile nella società confrontandosi con essa e sottostando a limitazioni di libertà che lo costringono a valutare le differenze, apprezzare il fatto che sia sotto sanzione e non diventare, invece, un convalescente in attesa di guarigione.
 
nafnlaus ha scritto:
economyrunner ha scritto:
Il nostro impianto giudiziario, è tra i più copiati ed apprezzati al mondo, nonostanti i pasticci aggiunti negli ultimi decenni.
Anche le pene sono IMHO congrue sia pecuniarie che detentive.
Il problema è che dovrebbero funzionare efficacemente e con responsabilità le persone che lavorano per amministrare la giustizia e le carceri.
Ma qui cadiamo nel solito discorso ...ma tanto l'Italia, gli italiani etc... overo il cane che si morde la coda.

Se uno prova ad entrarci dentro al problema non potrà che scoprire molto di più di quel che dici. Sul fatto che sia copiata nutro qualche dubbio ma non ho strumenti per contraddire.
La pretesa di amministrare seguendo rigidamente i protocolli e non curandosi ne degli effetti ne degli affetti può produrre solo durezza e cattiveria.
In altre parole recidiva.

Guarda sulla carta, e sui libri paga ci sono un casino di figure che dovrebbero curare ed educare il recluso dalla psicologa al medico, dal sacerdote all'insegnante, etc... etc.. Possono addirittura sposarsi in carcere fra detenuti! :shock:
Poi bisogna vedere COME mettono in atto gli intendimenti. :hunf:
 
economyrunner ha scritto:
nafnlaus ha scritto:
economyrunner ha scritto:
Il nostro impianto giudiziario, è tra i più copiati ed apprezzati al mondo, nonostanti i pasticci aggiunti negli ultimi decenni.
Anche le pene sono IMHO congrue sia pecuniarie che detentive.
Il problema è che dovrebbero funzionare efficacemente e con responsabilità le persone che lavorano per amministrare la giustizia e le carceri.
Ma qui cadiamo nel solito discorso ...ma tanto l'Italia, gli italiani etc... overo il cane che si morde la coda.

Se uno prova ad entrarci dentro al problema non potrà che scoprire molto di più di quel che dici. Sul fatto che sia copiata nutro qualche dubbio ma non ho strumenti per contraddire.
La pretesa di amministrare seguendo rigidamente i protocolli e non curandosi ne degli effetti ne degli affetti può produrre solo durezza e cattiveria.
In altre parole recidiva.

Guarda sulla carta, e sui libri paga ci sono un casino di figure che dovrebbero curare ed educare il recluso dalla psicologa al medico, dal sacerdote all'insegnante, etc... etc.. Possono addirittura sposarsi in carcere fra detenuti! :shock:
Poi bisogna vedere COME mettono in atto gli intendimenti. :hunf:

È un mondo chiuso per cui al reo è chiesto solo di adeguarsi a quelle regole e se le rispetta il sistema ritiene che il reo abbia compreso e espiato. Nulla di più falso.
È un microcosmo che offre relazioni viziate nella migliore delle ipotesi. Poi c'è la routine, quella che ti segna ma non insegna.
Quando uno ha finito la sua convalescenza in carcere (prego riflettere sul termine convalescenza) il reo, non più reo, uscirà ed avrà gli stessi strumenti di prima ma, magari, sarà incattivito, avrà studiato nuovi modi per sbarcare grazie alla relazione esclusiva anche con rei peggiori di lui .... in quel sistema finisce che si autossolvono dato che, sovente, la struttura offre trattamenti disumani e disumanizzanti.

Ovvero, il reo, non avrà pagato alcun debito verso la società tranne l'esser stato richiuso lontano dal mondo, invisibile, a rispettare regole aliene al mondo in cui dovrà tornare. In due parole sarà solo peggiorato rispetto a quando è entrato ottenendo l'opposto di quel che si voleva ottenere.
 
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