A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello.
[L'esecutivo] ...non mantiene le promesse, impedisce con i suoi vincoli il movimento a coloro che avrebbero voglia di agire, fa perdere quei mercati che gli industriali italiani erano riusciti a conquistare, prepara disastri al Paese, accolla sempre nuovi oneri alle industrie.... Per la mania di mettere le mani su tutto, immaginare monopoli che non sa poi come amministrare, rivendicare compiti che poi non sa assolvere impedendo insieme che provvedano i privati.
Bisogna licenziare questi padreterni orgogliosi (...) persuasi di avere il dono divino di guidare i popoli nel procacciarsi il pane quotidiano. Troppo a lungo li abbiamo sopportati. I professori ritornino ad insegnare, i consiglieri di Stato ai loro pareri, i militari ai reggimenti e, se passano i limiti d'età, si piglino il meritato riposo.
Ognuno ritorni al suo mestiere. Si sciolgano commissioni, si disfino commissariati e Ministeri così che un po' alla volta tutta questa verminaia fastidiosa sia spazzata via. Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scríbacchiatori di carte d'archivio superiori alla società governata soltanto per orgoglio e incompetenza.
Luigi Einaudi, 1919