<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Produzione a picco. | Page 4 | Il Forum di Quattroruote

Produzione a picco.

Sir Patrick ha scritto:
...E' giusto godersela la vita e fare le rate? E' sbagliato? Chi può dirlo?...
Penso possa dirlo chiunque sia dotato di buon senso.
Andare in vacanza (o comprare l'auto nuova o altro) senza avere i soldi per pagare e senza avere alcuna certezza (cosa sempre oggettivamente impossibile, grasse o magre che siano le vacche) di poterli guadagnare in futuro equivale a prenotarsi più o meno pesanti difficoltà. Un modo alquanto... originale e discutibile di "godersi la vita", direi, assai lontano dal significato stesso dell'espressione.
Potrà essere, caso mai, "godersi il momento" (ammesso che si possa davvero godersi una vacanza con il pensiero di doverla cominciare a pagare quando sarà finita) ma non di certo godersi la vita, che si spera possa durare un pochino di più.

I nonni che sono arrivati a tarda età privandosi sempre anche di tanti piccoli godimenti che avrebbero benissimo potuto permettersi (senza debiti e senza contraccolpi apprezzabili sulla loro tranquillità finanziaria) hanno certamente esagerato e sbagliato, anche perché nella maggior parte dei casi i loro sudati risparmi sono stati poi allegramente bruciati da figli e nipoti che, a differenza di loro, mai hanno conosciuto la vera vita dura.

Peraltro, a parte casi particolari, quasi sempre chi sta molto attento a non fare debiti e a non trovarsi con le spalle scoperte si comporta così perché in passato ha avuto modo di assaporare davvero (personalmente o da vicino) il grande "godimento" che deriva dal fatto di non essere in grado di affrontare un periodo di difficoltà o di malattia per mancanza di quattrini e ha deciso di fare il necessario per non doversi trovare mai più in tali condizioni.
Un'esperienza che non poche persone stanno assaporando per la prima volta proprio di questi tempi, sotto forma di "pagamento" (posticipato ma non più posticipabile) per i... godimenti passati.

...prima o poi verrà il momento di fare il bilancio della propria vita e dover dare da mangiare ai propri figli, forse in quei momenti si penserà di più al concreto e non più solo all'immagine...
Senza dubbio. Però in quei momenti si dovrebbe avere l'onestà di non additare automaticamente come "fortunato" o "disonesto" chiunque non si trovi nelle stesse condizioni.
 
belpietro ha scritto:
...la "crescita infinita" c'è.
solo che quegli spazi di crescita di mercato sono occupati da altri.
Questa frase mi sembra confermare quanto ho scritto, ossia che la crescita "infinita" può esserci in un certo contesto locale (e per un certo periodo) a patto che appunto, "altri" ne stiano pagando il prezzo.
Resta però impossibile che la crescita infinita sia universale, il che la rende improponibile come modello generalizzato.
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Se esiste la capacità di rimborso il problema non esiste...
Mah, giocare a nascondino con le parole è facile (lo dico senza polemica, sia chiaro), se non altro perché ci viene quotidianamente e scientificamente insegnato da decenni dalla politica e dalla pubblicità (ammesso che si tratti di due cose diverse tra loro).

Il fatto è che, indipendentemente dall'entità dello stipendio o del reddito, la capacità di rimborso esiste solamente se si posseggono già i quattrini necessari. In caso contrario, cioè quando si presume di guadagnare quei quattrini in futuro, esiste solo la speranza della capacità di rimborso, cosa ben diversa.

Nessuno può avere la certezza di incassare anche il prossimo mese (o di avere le stesse condizioni di salute o le stesse spese ordinarie); è proprio per aver coltivato con disinvoltura tale illusione che tanti oggi si trovano in difficoltà perché non riescono più a far fronte agli impegni di pagamento assunti in passato.
 
spartacodaitri ha scritto:
crescita infinita della produzione, o dei consumi?
Di entrambe le cose, direi.
Con i consumi che, per forza di cose, diventano sempre meno "consumi" e sempre più "sprechi". Altro aspetto contraddittorio e incompatibile con il passare del tempo.
 
marimasse ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Se esiste la capacità di rimborso il problema non esiste...

Il fatto è che, indipendentemente dall'entità dello stipendio o del reddito, la capacità di rimborso esiste solamente se si posseggono già i quattrini necessari. In caso contrario, cioè quando si presume di guadagnare quei quattrini in futuro, esiste solo la speranza della capacità di rimborso, cosa ben diversa.

Nessuno può avere la certezza di incassare anche il prossimo mese (o di avere le stesse condizioni di salute o le stesse spese ordinarie); è proprio per aver coltivato con disinvoltura tale illusione che tanti oggi si trovano in difficoltà perché non riescono più a far fronte agli impegni di pagamento assunti in passato.

non confondere la "speranza" (ipotesi eventuale di produrre reddito) con la "aspettativa" (esistenza di oggettive condizioni che legittimano la presunzione di futuro reddito).

e, del resto, anche uno che ha già i quattrini non ha la certezza in senso assoluto di non averne bisogno per altro, o di non vederseli rubare.

chi ha una aspettativa concreta di reddito (che dici, il mio notaio che fa un milione l'anno potrà fare una rata da 430 euro il mese?) , è nelle stesse identiche condizioni di chi abbia già l'accantonamento.
 
marimasse ha scritto:
belpietro ha scritto:
...la "crescita infinita" c'è.
solo che quegli spazi di crescita di mercato sono occupati da altri.
Questa frase mi sembra confermare quanto ho scritto, ossia che la crescita "infinita" può esserci in un certo contesto locale (e per un certo periodo) a patto che appunto, "altri" ne stiano pagando il prezzo.
perché?
 
marimasse ha scritto:
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
Se esiste la capacità di rimborso il problema non esiste...
Mah, giocare a nascondino con le parole è facile (lo dico senza polemica, sia chiaro), se non altro perché ci viene quotidianamente e scientificamente insegnato da decenni dalla politica e dalla pubblicità (ammesso che si tratti di due cose diverse tra loro).

Il fatto è che, indipendentemente dall'entità dello stipendio o del reddito, la capacità di rimborso esiste solamente se si posseggono già i quattrini necessari. In caso contrario, cioè quando si presume di guadagnare quei quattrini in futuro, esiste solo la speranza della capacità di rimborso, cosa ben diversa.

Nessuno può avere la certezza di incassare anche il prossimo mese (o di avere le stesse condizioni di salute o le stesse spese ordinarie); è proprio per aver coltivato con disinvoltura tale illusione che tanti oggi si trovano in difficoltà perché non riescono più a far fronte agli impegni di pagamento assunti in passato.
Per carità, ognuno può dire ciò che vuole, ma se lavoro per un Ente pubblico che non ha mai licenziato nessuno e pagato gli stipendi il 27 di ogni mese senza interruzione per qualche decennio di cosa si dovrebbe aver paura, degli alieni? Mio padre lavora da 37 anni per un istituto di credito, non mi risulta sia mai rimasto senza stipendio. Io lavoro da molto meno tempo, per fortuna sono sempre stato pagato. In caso di malattia esiste l'azienda per i primi tre giorni, poi l'INPS paga comunque.
Discorso molto simile può valere anche per chi ha un lavoro autonomo ma può vantare certi livelli di reddito.
Se tutti gli operatori economici ragionassero secondo il criterio che una certa spesa può essere sostenuta quando esiste in cassa il danaro necessario non esisterebbe l'economia moderna. Il settore secondario sarebbe ridotto ai minimi termini(quante aziende secondo te avviano investimenti contando solo sui propri capitali?), il sistema finanziario non esisterebbe nemmeno.
La conclusione è che ogni caso singolo merita una valutazione. Indubbiamente in alcuni casi il ricorso a finanziamenti è sconsigliabile, in alcuni casi è auspicabile per evitare compressioni di consumi del tutto ingiustificate e che causano solo danni all'economia.
Saluti
 
belpietro ha scritto:
non confondere la "speranza" (ipotesi eventuale di produrre reddito) con la "aspettativa" (esistenza di oggettive condizioni che legittimano la presunzione di futuro reddito)...
Io non confondo, ma piuttosto equiparo o quasi. In altre parole, a mio parere c'è ben poca differenza tra le due parole che hai usato, "speranza" e "presunzione". In entrambi i casi, infatti, ci sono mille possibili ragioni per cui il futuro reddito potrebbe non arrivare, specie in tempi come questi, in cui redditi e posti di lavoro hanno un livello di fragilità probabilmente mai visto da almeno 60 anni.

...anche uno che ha già i quattrini non ha la certezza in senso assoluto di non averne bisogno per altro...
Giusto. Non a caso ho detto che gli acquisti, specie se di tipo voluttuario, andrebbero fatti se si hanno già i soldi e anche se tali soldi possono essere spesi senza compromettere in maniera significativa la propria situazione finanziaria.

...o di non vederseli rubare...
Beh, pagando al momento dell'acquisto questo rischio svanisce: se mi rubano i soldi prima dell'acquisto non faccio l'acquisto, mentre dopo l'acquisto i soldi da rubare non ci sono più. In ognuno dei due casi non mi trovo ad essere debitore di soldi che non posseggo.

...chi ha una aspettativa concreta di reddito ... è nelle stesse identiche condizioni di chi abbia già l'accantonamento.
Secondo me no. Basta pensare per esempio a tutti coloro che, in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (aspettativa concreta di reddito per eccellenza), si trovano in cassa integrazione o a casa nel giro di una manciata di mesi perché l'azienda ha chiuso, oppure si ritrovano a dover sostenere delle considerevoli spese non preventivate e via dicendo.
Quello del notaio è ovviamente un esempio estremo, ma il discorso vale anche per lui, fatte le debite proporzioni.
 
belpietro ha scritto:
marimasse ha scritto:
belpietro ha scritto:
...la "crescita infinita" c'è.
solo che quegli spazi di crescita di mercato sono occupati da altri.
Questa frase mi sembra confermare quanto ho scritto, ossia che la crescita "infinita" può esserci in un certo contesto locale (e per un certo periodo) a patto che appunto, "altri" ne stiano pagando il prezzo.
perché?
Se gli spazi di crescita sono occupati da altri, non posso più occuparli io e viceversa.
 
DareAvere(exTDI89) ha scritto:
...se lavoro per un Ente pubblico che non ha mai licenziato nessuno e pagato gli stipendi il 27 di ogni mese senza interruzione per qualche decennio di cosa si dovrebbe aver paura, degli alieni?...
Gli alieni non c'entrano. Si tratta di una questione di mentalità, la stessa che ad esempio può spingere una persona a pagare l'assicurazione sulla casa nonostante per anni ed anni essa mai abbia subito furti o danni da intemperie. Imbecillità o prudenza, irragionevolezza o buon senso?

Se io percepissi un buon stipendio con una regolarità da proverbiale orologio svizzero, non rinuncerei affatto a comprarmi le cose; però invece di portare a casa il televisore nuovo e poi andare avanti per due anni a pagarlo, lo comprerei dopo aver messo da parte i soldi necessari. Tutto qua. In fin dei conti il mio tenore di vita sarebbe esattamente lo stesso, con una "piccola" differenza: non avrei debiti di sorta e potrei affrontare in maniera profondamente diversa i prevedibili imprevisti della vita.

...Se tutti gli operatori economici ragionassero secondo il criterio che una certa spesa può essere sostenuta quando esiste in cassa il danaro necessario non esisterebbe l'economia moderna...
Beh, se l'economia "moderna" è quella che abbiamo sotto gli occhi ultimamente o quella che al panorama odierno ci ha portato, non so quanto negativa sia da considerare l'ipotesi del "non esisterebbe".
 
marimasse ha scritto:
belpietro ha scritto:
non confondere la "speranza" (ipotesi eventuale di produrre reddito) con la "aspettativa" (esistenza di oggettive condizioni che legittimano la presunzione di futuro reddito)...
Io non confondo, ma piuttosto equiparo o quasi.

e fai male.
da un lato, elevare la "speranza" allo stesso livello della aspettativa espone appunto al rischio che il fatto sperato non si verifichi con le conseguenze.

dal lato opposto, disconoscere la ragionevole fondatezza della "aspettativa" abbassandola al livello della semplice speranza significa ignorare la realtà e comprimere qualsiasi decisione condizionandola all'incerto.
sarebbe come dire "non mangio più, perché tanto potrei finire sotto un tram tra mezz'ora, prima della digestione"

equiparare speranza e aspettativa significa parificare la condizione di reddito futuro di una persona che sbarca a Lampedusa col barcone con quella di un Giudice di ruolo, coperto da garanzie di livello costituzionale.
converrai che è irreale.
 
belpietro ha scritto:
...elevare la "speranza" allo stesso livello della aspettativa espone appunto al rischio che il fatto sperato non si verifichi con le conseguenze...
Le parole che si possono usare sono tante (speranza, presunzione, aspettativa, auspicio, fiducia, augurio, prospettiva, attesa ecc.) e ancor più numerosi sono i significati che ognuno può attribuire ad esse, ma il fatto di fondo rimane sempre lo stesso: fino al momento in cui una cosa non è avvenuta NON possiamo essere in alcun modo certi che essa avvenga.

Quindi, senza ombra di dubbio, l'atteggiamento più prudente in assoluto resta uno solo, come non a caso sottolineano tanti detti popolari (il carro davanti ai buoi, la stalla chiusa dopo l'uscita delle bestie...): aspettare che i soldi siano effettivamente arrivati e disponibili.

Detto questo, io non sono un ammiratore degli atteggiamenti estremisti (anzi), tanto è vero che, come forse ti è sfuggito, NON ho equiparato al 100% speranze e aspettative ma ho detto che, per quanto riguarda i quattrini e il rischio di trovarsi con dei debiti senza sapere come saldarli, tra speranze e aspettative c'è poca differenza, proprio perché in entrambi i casi, anche se magari a livelli leggermente diversi, entra in scena l'inevitabile imprevedibilità degli eventi futuri, non solo lavorativi o contrattuali ma anche personali, familiari, sociali e via dicendo.

Inoltre, come dicevo, se uno è davvero convinto di avere delle "aspettative" talmente solide da sentirsi matematicamente certo dei futuri incassi, a maggior ragione dovrebbe fare ancora meno fatica degli altri a non indebitarsi. A patto che, ovviamente, la sua esperienza di vita gli abbia già insegnato a stare alla larga dai debiti, cosa che ci riporta al solito punto focale.

Se poi lui decide di indebitarsi con disinvoltura contando sulle sue certezze matematiche e queste ultime vengono tradite dalla sorte, dovrebbe magari avere la coerenza di non lamentarsi per le ovvie conseguenze e, soprattutto, di non pretendere di essere considerato (o addirittura "aiutato") dagli altri come una immacolata vittima della sfortuna. O no?
 
L'Italia è una delle prime nazioni al mondo per corruzione, parassitismo , malaffare e tangenti varie che ha alle spalle decenni di clientelismo spicciolo e concertazionismo corrotto. C'è da meravigliarsi del fatto che siamo ancora la settima potenza mondiale. :!:

....Iva l'Italia...
 
[
quote=spartacodaitri]roba fresca, l' ottava :D [/quote]

Grazie per la correzione. Sempre un miracolo dello "stellone" rimane, viste le premesse e i fondamenti ....
 
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