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Parliamo di eutanasia ?

gasato70 ha scritto:
... Da credente praticante non posso che dire: "fino alla fine"....
Ma poi quando vedo o vivo in prima persona con chi la sofferenza la porta dentro sentendosi logorare giorno per giorno... Beh....
E' difficile.... Molto difficile...
...
...
Non lo so.... Spero solo che tutta questa sofferenza sia solo un premio per l'eternità....

sergio
Nel ringraziarti per la tua testimonianza, dal basso della mia assoluta mancanza di autorità al riguardo, azzardo a dire, e con convinzione - che la sofferenza sopportata (e ancor di più quando viene offerta in espiazione....) é SEMPRE uno strumento di grazia per l'ottenimento della vita eterna.

Gli evangelisti ce ne hanno riferito più volte: Matteo ci ricorda che "Beati gli afflitti perché saranno consolati" mentre Luca ci ricorda che "Beati voi che ora piangete, perché riderete".
 
gasato70 ha scritto:
E' più coraggioso scegliere di morire oppure accettare di vivere fino alla fine ?

Già.....

Da credente praticante non posso che dire: "fino alla fine"....
Ma poi quando vedo o vivo in prima persona con chi la sofferenza la porta dentro sentendosi logorare giorno per giorno... Beh....
E' difficile.... Molto difficile...

Nella mia vita ho vissuto tre volte morti di questo genere... Da giovane un fratello ed un cognato di mia mamma.... Morti a distanza di tre mesi uno dall'altro.... :!: :!:

Due anni fa la mia mamma.... In poco tempo.... Ricordo ancora l'ultima volta che siamo stati a pranzo con lei una domenica mezzogiorno...
Finito il pranzo, per quel poco che ha mangiato, ha voluto essere messa a letto... Io e mia sorella l'abbiamo accompagnata...
Sistemandole un po i capelli mi sono reso conto, non so come, che non si sarebbe più alzata da quel letto...
L'ho accarezzata e dandole un bacio le ho detto "TI Voglio bene."
Lei ha accennato un assenso con il capo...
Morfina....!!!!
Il giorno dopo alle dieci di sera è spirata...!!!

Non lo so.... Spero solo che tutta questa sofferenza sia solo un premio per l'eternità....

sergio
c'è già tutta l'eternità e l'infinito nell'amore che vi siete donati e che la tiene in vita anche solo nei ricordi che esprimono le tue parole
 
maddeche! ha scritto:
Parliamo di eutanasia ?
Prenderei spunto dal caso ormai noto di Brittany Maynard.

http://www.lastampa.it/2014/10/09/esteri/far-gli-auguri-a-mio-marito-poi-morir-cT9j5NtyYhOXUvmgTCqioN/pagina.html

?Farò gli auguri a mio marito, poi morirò?
Brittany Maynard commuove gli Usa: ha un tumore, il primo novembre l?eutanasia

Brittany morirà il primo novembre, come ha deciso dopo aver saputo che un tumore al cervello l?avrebbe uccisa nel giro di pochi mesi tra dolori atroci. «Non c?è una sola cellula del mio corpo - dice lei - che vuole morire. Voglio vivere. Proprio per questo però, dovendo morire, ho scelto di farlo alle mie condizioni. Godrò a pieno ogni istante della mia esistenza, finché potrò. Poi morirò. È una scelta etica, perché è la mia scelta».

Questa terribile storia, che sta riaprendo il dibattito sull?eutanasia negli Stati Uniti, era cominciata all?inizio di gennaio, quando Brittany Maynard aveva cominciato ad avvertire forti mal di testa molto debilitanti. Aveva 29 anni, si era appena sposata con Dan Diaz, e viveva a San Francisco un?esistenza piena di promesse. La diagnosi dei medici l?aveva lasciata in stato di choc: tumore al cervello.

I dottori però le avevano dato qualche speranza: curare il cancro in maniera definitiva non era possibile, ma un intervento chirurgico avrebbe potuto ridurlo, dandole forse altri dieci anni di vita. Poco dopo Capodanno Brittany si era fatta operare, sperando di tornare a una esistenza il più normale possibile. Ad aprile, però, i dolori erano tornati. Il tumore non era stato fermato, ed era diventato un glioblastoma di quarto grado, cioè un cancro maligno che non lasciava più alcuna opzione per curarlo. Secondo i medici, aveva poco più di sei mesi di vita.

Ricevuta questa terribile notizia, Brittany aveva valutato tutte le ipotesi di terapie praticabili, e si era convinta che nessuna l?avrebbe davvero aiutata. Le radiazioni totali del cervello e le altre opzioni disponibili avrebbero rovinato i suoi ultimi mesi di vita, senza darle una realistica possibilità di allungarla. Quindi aveva deciso di trasferirsi in Oregon, per approfittare della legge che in questo stato consente ai pazienti terminali di suicidarsi con l?aiuto di un medico. La famiglia aveva accettato la sua decisione e l?aveva seguita.

Brittany ha vissuto con intensità questi ultimi mesi, godendo soprattutto della natura insieme al padre, la madre, il marito, e il suo miglior amico, che è un medico. Ora però i sintomi stanno aumentando e annunciano che la fine è imminente, quindi lei sta pianificando il suo suicidio assistito.

Il medico che l?ha visitata le ha già dato la ricetta per acquistare i farmaci letali e lei la porta sempre con sé. Nel frattempo, però, ha alcune cose da completare. Sta conducendo una campagna per favorire l?eutanasia, che al momento negli Usa è legale solo in cinque stati, e ha creato una fondazione per raccogliere fondi a questo scopo. Quindi sta registrando video per far conoscere la sua storia e la sua posizione, e appelli ai parlamentari della California affinché adeguino le leggi dello stato per consentire a tutti la «morte con dignità». Il 30 ottobre, poi, festeggerà per l?ultima volta il compleanno del marito. Due giorni dopo si stenderà sul letto, con lui, i genitori e il suo migliore amico al fianco, e prenderà le medicine della ricetta che ha in tasca.

E' più coraggioso scegliere di morire oppure accettare di vivere fino alla fine ?

o magari provare nuove cure, possibilmente naturali?
 
PierUgoMaria1 ha scritto:
maddeche! ha scritto:
Parliamo di eutanasia ?

E' più coraggioso scegliere di morire oppure accettare di vivere fino alla fine ?

Perdona, ma questa definizione che suggerisci, di "coraggio", mi va stretta.

Il coraggio é una virtù, e prende questo nome, quando serve ad affrontare e magari risolvere un problema che mette paura, e richiede sacrificio.

Nel caso in questione il "coraggio" di arrivare fino in fondo e godersi ogni sofferenza non risolve alcun problema. Diventa fine a sé stesso, ed a mio avviso prende il nome di"temerarietà", incoscienza.

Un po' come se la persona in questione, col destino già segnato, decidesse di amputarsi un braccio senza anestesia, solo per dimostrare a sé sé stessa, o agli altri, di poterlo soppirtare. Dopodiché fra un mese morirà ugualmente: problema invariato. A che é servito?
Ateo?
 
PierUgoMaria1 ha scritto:
capnord ha scritto:
Molto dipende se si è credenti ( la fine di questa vita è solo l'inizio della vita eterna) oppure se non lo si è.
La visione cambia radicalmente. Un credente non si pone nemmeno il problema, chiede semplicemente a Gesù Cristo di dargli la forza di affrontare l'ultimo ostacolo.
Se non si è credenti, si cerca di soffrire il meno possibile.
Uno Stato attento alle esigenze dei cittadini, dovrebbe dare agli uni e agli altri la possibilità di portare avanti le proprie esigenze.

Si, il fatto é che per essere legittimati a decidere di morire letteralmente di dolore o vomitarsi gli organi interni fino all'ultima ora, non é richiesta una legge dello stato. Per rifiutarsi invece, purtroppo si.

Il problema è che sempre più spesso ( questo non è l'unico caso) c'è chi fà di testa sua, con una legge fatta all'italiana non sò cosa succederebbe:

http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_10/arrestata-l-infermiera-sospettata-aver-ucciso-11-pazienti-lugo-fad92896-507c-11e4-a586-66de2501a091.shtml
 
Maxetto883 ha scritto:
PierUgoMaria1 ha scritto:
maddeche! ha scritto:
Parliamo di eutanasia ?

E' più coraggioso scegliere di morire oppure accettare di vivere fino alla fine ?

Perdona, ma questa definizione che suggerisci, di "coraggio", mi va stretta.

Il coraggio é una virtù, e prende questo nome, quando serve ad affrontare e magari risolvere un problema che mette paura, e richiede sacrificio.

Nel caso in questione il "coraggio" di arrivare fino in fondo e godersi ogni sofferenza non risolve alcun problema. Diventa fine a sé stesso, ed a mio avviso prende il nome di"temerarietà", incoscienza.

Un po' come se la persona in questione, col destino già segnato, decidesse di amputarsi un braccio senza anestesia, solo per dimostrare a sé sé stessa, o agli altri, di poterlo soppirtare. Dopodiché fra un mese morirà ugualmente: problema invariato. A che é servito?
Ateo?

Non direi. Ho solo visto coi miei occhi cosa vuol dire "fino in fondo", e ho perso il sonno per mesi.

Il punto non é come mi confessi io, ma come si confessa lo Stato italiano. Io leggo "laico", il che dovrebbe escludere posizioni e motivazioni rispettabili, ma che risalgono ad un atto di fede. Paradosso all'italiana. O meglio, alla vaticana.
 
PierUgoMaria1 ha scritto:
Maxetto883 ha scritto:
PierUgoMaria1 ha scritto:
maddeche! ha scritto:
Parliamo di eutanasia ?

E' più coraggioso scegliere di morire oppure accettare di vivere fino alla fine ?

Perdona, ma questa definizione che suggerisci, di "coraggio", mi va stretta.

Il coraggio é una virtù, e prende questo nome, quando serve ad affrontare e magari risolvere un problema che mette paura, e richiede sacrificio.

Nel caso in questione il "coraggio" di arrivare fino in fondo e godersi ogni sofferenza non risolve alcun problema. Diventa fine a sé stesso, ed a mio avviso prende il nome di"temerarietà", incoscienza.

Un po' come se la persona in questione, col destino già segnato, decidesse di amputarsi un braccio senza anestesia, solo per dimostrare a sé sé stessa, o agli altri, di poterlo soppirtare. Dopodiché fra un mese morirà ugualmente: problema invariato. A che é servito?
Ateo?

Non direi. Ho solo visto coi miei occhi cosa vuol dire "fino in fondo", e ho perso il sonno per mesi.

Il punto non é come mi confessi io, ma come si confessa lo Stato italiano. Io leggo "laico", il che dovrebbe escludere posizioni e motivazioni rispettabili, ma che risalgono ad un atto di fede. Paradosso all'italiana. O meglio, alla vaticana.
Non credo che uno stato "laico" debba per forza ammettere l'eutanasia.
 
Maxetto883 ha scritto:
Non credo che uno stato "laico" debba per forza ammettere l'eutanasia.

Uno stato "laico" - fra virgolette, come lo scrivi tu - trova certamente il sistema per aggirare il problema e voltarsi sempre dall'altra parte. Uno stato che fosse laico senza virgolette, sentirebbe molto più la responsabilità di farsi delle domande, e di cominciare a fornire qualche risposta, per tutelare le persone, oltre che le ideologie.

Il termine "eutanasia" peraltro è molto ingombrante, e ricomprende accezioni ed interpretazioni anche molto estensive, che possono turbare perfino un laico con sani principi etici. Ed è proprio questo il motivo per cui il termine viene volentieri scelto da chi avversa l'argomento.

E va pur sottolineato che tutte le concezioni del dolore come mezzo di "espiazione", nonchè della vita come bene "sacro" e quindi indisponibile all'individuo, fanno sempre capo ad un atto di fede a monte, relativo esclusivamente al campo della religione.

Ma basti sapere che le interpretazioni - ed applicazioni - più caritatevoli e rispettose della dignità umana di questo lemma, hanno luogo tutti i giorni in corsia. Quando sei terminale e non hai più pace nemmeno sotto ettolitri di morfina, è sufficiente chiederlo, e spesso il paziente viene sedato in maniera profonda. Molto... profonda, e dopo qualche ora vai con Dio. E c'è da ringraziare chi - in assenza dello Stato - vive tutti i giorni usando questa carità al prossimo, assumendosene indebitamente la responsabilità.

Ma in uno stato "laico" fra virgolette, anche se accade tutti i giorni, non si puo' dire. Figuriamoci normare per iscritto.
 
Indubbiamente resta una scelta personalissima, forse la soluzione migliore sarebbe quella di decidere da soli come comportarsi in base alle proprie convinzioni.
 

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