U2511
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Stanotte, com'era inevitabile le abbiamo prese in faccia
La lituana Grybauskaitè: «Noi dovremmo assumerci la responsabilità dei vostri fallimenti?»
http://www.lastampa.it/2015/06/26/cultura/opinioni/editoriali/necessaria-unoperazione-verit-4H1Ew3fpIIlh3vfnAGLfMJ/pagina.html
Al di là degli aspetti di politica interna, che non ci interessano, evidenzio alcuni punti:
È necessaria un?operazione verità (La Stampa, Marcello Sorgi)
La risposta a questa domanda è che sull?immigrazione il centrosinistra dovrebbe avere il coraggio di fare un?operazione verità. Dire insomma, con la franchezza a cui Renzi ci ha abituato, ciò che in questi ultimi giorni quasi tutti ormai hanno capito, e non c?è più ragione di nascondere. Esisteva, è esistito fino a poco tempo fa, un sistema italiano per trattare gli immigrati. Finché gli arrivi si erano mantenuti entro un numero gestibile, i migranti venivano presi e rinchiusi nei Centri di accoglienza, per essere identificati e distinti, appunto, tra profughi aventi diritto all?asilo e migranti economici da respingere, o da smaltire sul mercato del lavoro. Le procedure di identificazione, però, duravano mesi, se non anni. Nel frattempo, i più svelti, tra i rinchiusi nei Centri, prendevano la via della fuga, allargando le sbarre delle cancellate o aprendo buchi nelle reti di confine, come li abbiamo visti fare tante volte in televisione. I sorveglianti, manco a dirlo, chiudevano un occhio, e spesso tutti e due. I fuggiaschi raggiungevano la frontiera, superata la quale approdavano in Europa, per ricongiungersi, seppure clandestinamente, a parenti, famiglie o connazionali.
Questo metodo singolare, basato su regole non scritte, come il diritto alla fuga e le istruzioni per superare i confini nazionali, a volte perfino fornite con l?aiuto di una cartina geografica da seguire, ha funzionato, diciamo così, finché non si è scoperto che l?altra faccia della medaglia era il meccanismo di corruzione che alimentava i Centri, si tratti di quello ormai tristemente famoso di Mineo in Sicilia, o dei campi profughi romani, in cui gli immigrati venivano pagati un euro al giorno ciascuno come tangente. Da quel momento in poi la rete dell?omertà s?è rotta, l?inaccettabile commercio è diventato pubblico e i nostri partner europei, con decisione unilaterale, discutibile ma in qualche modo motivata alla luce di quel che sta emergendo, hanno deciso di chiudere le frontiere. Perché non si fidano più dell?Italia; e perché non sono affatto convinti che da domani saremo in grado di ricominciare a identificare i migranti, distinguendoli tra profughi e clandestini.
La vergogna dell?immigrazione come affare va scoperchiata fino in fondo.
La lituana Grybauskaitè: «Noi dovremmo assumerci la responsabilità dei vostri fallimenti?»
http://www.lastampa.it/2015/06/26/cultura/opinioni/editoriali/necessaria-unoperazione-verit-4H1Ew3fpIIlh3vfnAGLfMJ/pagina.html
Al di là degli aspetti di politica interna, che non ci interessano, evidenzio alcuni punti:
È necessaria un?operazione verità (La Stampa, Marcello Sorgi)
La risposta a questa domanda è che sull?immigrazione il centrosinistra dovrebbe avere il coraggio di fare un?operazione verità. Dire insomma, con la franchezza a cui Renzi ci ha abituato, ciò che in questi ultimi giorni quasi tutti ormai hanno capito, e non c?è più ragione di nascondere. Esisteva, è esistito fino a poco tempo fa, un sistema italiano per trattare gli immigrati. Finché gli arrivi si erano mantenuti entro un numero gestibile, i migranti venivano presi e rinchiusi nei Centri di accoglienza, per essere identificati e distinti, appunto, tra profughi aventi diritto all?asilo e migranti economici da respingere, o da smaltire sul mercato del lavoro. Le procedure di identificazione, però, duravano mesi, se non anni. Nel frattempo, i più svelti, tra i rinchiusi nei Centri, prendevano la via della fuga, allargando le sbarre delle cancellate o aprendo buchi nelle reti di confine, come li abbiamo visti fare tante volte in televisione. I sorveglianti, manco a dirlo, chiudevano un occhio, e spesso tutti e due. I fuggiaschi raggiungevano la frontiera, superata la quale approdavano in Europa, per ricongiungersi, seppure clandestinamente, a parenti, famiglie o connazionali.
Questo metodo singolare, basato su regole non scritte, come il diritto alla fuga e le istruzioni per superare i confini nazionali, a volte perfino fornite con l?aiuto di una cartina geografica da seguire, ha funzionato, diciamo così, finché non si è scoperto che l?altra faccia della medaglia era il meccanismo di corruzione che alimentava i Centri, si tratti di quello ormai tristemente famoso di Mineo in Sicilia, o dei campi profughi romani, in cui gli immigrati venivano pagati un euro al giorno ciascuno come tangente. Da quel momento in poi la rete dell?omertà s?è rotta, l?inaccettabile commercio è diventato pubblico e i nostri partner europei, con decisione unilaterale, discutibile ma in qualche modo motivata alla luce di quel che sta emergendo, hanno deciso di chiudere le frontiere. Perché non si fidano più dell?Italia; e perché non sono affatto convinti che da domani saremo in grado di ricominciare a identificare i migranti, distinguendoli tra profughi e clandestini.
La vergogna dell?immigrazione come affare va scoperchiata fino in fondo.