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locale deprosecchizzato

I vini "seri", sia rossi che bianchi, hanno bisogno di affinamento, più o meno lungo, per esprimersi.
Per restare in Italia, i grandi Barolo sono maturi attorno ai 20, ma anche 30 anni.. in annate storiche, la durata va ben oltre i 50 anni.. ho bevuto tante bottiglie da lacrime delle annate 1964, 1961, 1958.. ma anche 1943, 1937 e persino un 1926 (Monfortino, noblesse oblige..).
Diciamo che non sono "nicchie", ma sono passioni...
Considera che per le famiglie nobili inglesi comprare i vini di Bordeaux per lasciarli bere ai figli, mentre si bevevano quelli comprati dai padri, era una consuetudine.
Questa dei vini presi per berli una generazione dopo non l'avevo mai sentita.
Ma, chiaramente, si tratta di una cosa che poteva fare solo certa gente, che viveva e vive in grandi vecchie dimore di lusso di famiglia, aveva cantine adeguate e disponibilità economiche altrettanto... roba da grandi famiglie, insomma.
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Questa dei vini presi per berli una generazione dopo non l'avevo mai sentita.
Ma, chiaramente, si tratta di una cosa che poteva fare solo certa gente, che viveva e vive in grandi vecchie dimore di lusso di famiglia, aveva cantine adeguate e disponibilità economiche altrettanto... roba da grandi famiglie, insomma.
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C'e' anche la versione barbon.

Io lo faccio coi Chianti e i Teroldeghi
Quando li compro hanno 1 anno....
Ne compro da anni una dozzina di cartoni e li apro dopo 3 anni.
Se uno non vuole bere solo meraviglie....
Da tutti giorni vanno benissimo
 
Mi piace il primo, al secondo preferisco un Caol Ila, rimanendo nelle cose umane. Poi si entra nei giri di degustazione, che ne valgono assolutamente la pena, ma bisogna starci attenti che in due lasci l’equivalente del pieno di una Ferrari :D
Guarda, sul Caol Ila mi hai quasi tolto le parole di bocca, lo volevo citare come esempio di ciò che secondo me è troppo torbato, senza alcuna morbidezza : mi piace poco. Anche il Lagavulin è molto torbato, ma meno estremo e mi piace.

Quanto alle degustazioni no, non ho alcuna intenzione di provare quelle cose : a parte il fatto che io non tocco alcolici se non a pranzo altrimenti mi danno fastidio allo stomaco e possono anche farmi girare la testa, non ho una tale passione per quello e poi, come detto, devo anche stare attento al bere causa diabete : mi è appena finita una bottiglia di Lagavulin regalatami un anno e mezzo fa, calcola che accanito bevitore sono.... tra l'altro non ho toccato né vino, né birra né tantomeno whisky per un buon 6 mesi tra la fine dello scorso anno e la primavera di questo, sono stato male per il diabete (sono anche finito in ospedale in terapia intensiva) e per un bel po', una volta tornato a casa dall'ospedale, non riuscivo a bere nulla di amaro o comunque dal sapore deciso, neanche la birra.
Ma, anche adesso che sono tornato alla normalità, non ho una tale passione per vini e liquori, non ho alcuna velleità di spaccare i capelli in quattro come fanno i sommelier o i super intenditori... mi faccio bastare quel poco che riesco a capirci.
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Ultima modifica:
Comprendo benissimo (e rammento le tue vicissitudini).

Sui superalcolici un tempo consumavo di più, oggi saltuariamente e con preferenza per i distillati domestici.
 
Mia opinione: con i rossi ci difendiamo bene, con i bianchi è un mezzo disastro (e ci bastonano pure Tedeschi ed Austriaci), con le bolle è come sparare sulla Croce Rossa.

Marco per me un francese che beva un super Franciacorta è felice (sorride, se lo gode, lo gradisce), orgasma con i nostri rossi di fascia alta, non ho detto che siano superiori agli champagne in genere, ma non vorrai mica dirmi che i prodotti più commerciali (li ho citati quasi tutti, ma ricito Moët, Mumm e Pommery tanto per) da 30 euro a bottiglia siano superiori ai prodotti Cavalleri/Mosnel/Lantieri pari prezzo (per quanto mi riguarda nemmeno equivalenti) solo perché in lombardia dalle parti del laghetto si coltiva il mais...

Che lo champagne serio sia un'altra cosa io lo ammetto, avendo solo i rudimenti del caso, per tradizione e disciplina. Anzi sono il primo a dire che sui bianchi di borgogna il livello è letteralmente imparagonabile. Ma che sulle bolle si spari sulla croce rossa, dai...
 
Marco per me un francese che beva un super Franciacorta è felice
Ripeto: ho una diversa opinione.

Ho smesso di comprare Franciacorta nel 2003, quando la mia passione per il vino ha iniziato a diventare seria e, tramite amici, ho conosciuto gli Champagne dei piccoli produttori (i “récoltant-manipulant”).

In quindici anni, ho maturato una certa conoscenza degli Champagne, ho bevuto i vini di centinaia di produttori, da quelli microscopici alle grandi “maison”, dalle etichette da 10 euro a quelle da 2.500.

La mia opinione: per l’Italia non c’è nulla da fare.. potremo realizzare qualche bolla decorosa, ma oltre un certo livello non si va.

Anche il rapporto qualità/prezzo lo considero sfavorevole, sia nella fascia dei 20 euro che in quella superiore: bottiglie da 70/80 euro, come il “Giulio” Ferrari, non reggono i pari costo d’oltralpe.

Parlando della Franciacorta, posso solo sperare che il livello sia recentemente migliorato.. negli anni scorsi, la grande maggioranza della produzione era penalizzata da bassa acidità e dal finale sempre amaro, a volte più a volte meno, proprio un segno distintivo e riconoscibile.. non parliamo, poi, della tipologia “Satèn”..

Ho visto che i produttori stanno dando maggiore spazio alle tipologie ExtraBrut e Dosaggio Zero.. buon segno, vedremo se ci saranno passi in avanti.

Però, nell’ultimo paio d’anni, avrò assaggiato una decina di etichette e ne ho salvata una; amici che stappano Franciacorta più spesso del sottoscritto mi dicono che strada ce n’è ancora tanta da fare.

Se proprio voglio bere bollicine italiane, come ho scritto in altro post, vado in Piemonte, Trentino e da pochi altri produttori.
 
Questa dei vini presi per berli una generazione dopo non l'avevo mai sentita.
Ma, chiaramente, si tratta di una cosa che poteva fare solo certa gente, che viveva e vive in grandi vecchie dimore di lusso di famiglia, aveva cantine adeguate e disponibilità economiche altrettanto... roba da grandi famiglie, insomma.
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Certo.. considera che il mercato inglese, nel corso dei secoli, ha influenzato moltissimo il modo di fare e vendere il vino.
Per restare nelle curiosità:
- Bordeaux, iniziale fornitore principe degli inglesi (perchè più vicino alle coste britanniche), ha iniziato a mettere il vino nelle piccole botti da 225 lt (le barrique) semplicemente perchè comode da movimentare e caricare sulle navi;
- quando, sempre a Bordeaux, si volle fare la prima classificazione qualitativa delle vigne (era il 1855, per rendersi conto di quanto fossero avanti i cugini d'oltralpe), non si prese un panel di degustatori ma, molto più semplicemente, ci si basò sul prezzo che i mercanti inglesi erano disposti a pagare.. le vigne che davano i vini che spuntavano prezzi migliori furono quelle che diventarono "premier grand cru classé";
- sempre gli Inglesi, alla ricerca di nuovi fornitori, si spinsero ad Oporto, a Madeira, a Jerez (che gli Inglesi chiamano Sherry), a Marsala.. in ogni luogo, spinsero per l'aggiunta di alcool ai vini (la cosiddetta "fortificazione"), per una migliore conservazione durante i lunghi trasporti marittimi, spesso a latitudini tropicali/equatoriali.
 
Ultima modifica:
Il consorzio fa buon marketing, in quanto tale non può che esaltare le doti della terra di Franciacorta omettendone tutti i minus...
Ovvio che loro facciano il loro lavoro, ma io, che le bottiglie le devo pagare, apro il borsellino per quelle che mi piacciono e non per quelle "che hanno buona stampa".
Anche perchè la stampa, mooolto spesso, viene foraggiata..
 
Ripeto: ho una diversa opinione.

Ho smesso di comprare Franciacorta nel 2003, quando la mia passione per il vino ha iniziato a diventare seria e, tramite amici, ho conosciuto gli Champagne dei piccoli produttori (i “récoltant-manipulant”).

In quindici anni, ho maturato una certa conoscenza degli Champagne, ho bevuto i vini di centinaia di produttori, da quelli microscopici alle grandi “maison”, dalle etichette da 10 euro a quelle da 2.500.

La mia opinione: per l’Italia non c’è nulla da fare.. potremo realizzare qualche bolla decorosa, ma oltre un certo livello non si va.

Anche il rapporto qualità/prezzo lo considero sfavorevole, sia nella fascia dei 20 euro che in quella superiore: bottiglie da 70/80 euro, come il “Giulio” Ferrari, non reggono i pari costo d’oltralpe.

Parlando della Franciacorta, posso solo sperare che il livello sia recentemente migliorato.. negli anni scorsi, la grande maggioranza della produzione era penalizzata da bassa acidità e dal finale sempre amaro, a volte più a volte meno, proprio un segno distintivo e riconoscibile.. non parliamo, poi, della tipologia “Satèn”..

Ho visto che i produttori stanno dando maggiore spazio alle tipologie ExtraBrut e Dosaggio Zero.. buon segno, vedremo se ci saranno passi in avanti.

Però, nell’ultimo paio d’anni, avrò assaggiato una decina di etichette e ne ho salvata una; amici che stappano Franciacorta più spesso del sottoscritto mi dicono che strada ce n’è ancora tanta da fare.

Se proprio voglio bere bollicine italiane, come ho scritto in altro post, vado in Piemonte, Trentino e da pochi altri produttori.

Guarda sfondi una porta aperta, per me basta che sia metodo classico, assaggio laqualunque con grande piacere.

Per il resto come detto le piccole o grandi aziende serie che producono champagne hanno il mio amore incondizionato.

Il Franciacorta ha una nota acida quasi assente e quel po' di retrogusto amaro persistente e c'è poco da fare, è una sua caratteristica, ma è proprio impegnandosi nelle dosaggio zero che dimostrano di saperci farle e di voler saperci fare, miglioreranno...

Quanto ai récoltant-manipulant in una fascia di prezzo umana (50-60 euro in Italia, circa 70-80 franchi in Svizzera) il mio champagne preferito è prodotto da Gaston Chiquet, il brut rosé. Grande, grandissima gioia... non essendo intenditore ma unicamente estimatore ti parlo del mio gusto personale.
 
Tu la chiami caratteristica, per me sono difetti, grossi, che un metodo classico non deve avere.

Sarà come dici tu essendo esperto ma è talmente "recente" la produzione diversificata di Franciacorta in tutte le sue declinazioni che la ricerca del miglior metodo classico (inteso come la proposta del miglior possibile, non in competizione) è la realtà di tutti i produttori seri. Per questo io ho definito secondo il mio gusto di "premiare" un Cavalleri paragonato con un Pommery, so che Franciacorta e champagne non sono la stessa cosa e in comune hanno solo il metodo e le uve (che in terreni differenti hanno gusto e resa differenti).
 
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