La Laverda gloriosa casa motociclistica italiana all'inizio degli anni ottanta, come altre realtà europee era in difficoltà a causa della concorrenza giapponese. Le moto soprattutto sportive non vendevano più come un tempo e per giunta non erano neppure troppo aggiornate.
La decisione "saggia" della casa fu dunque quella di puntare sulle moto giovani ossia le 125 e la cosa ridiede nuovo ossigeno alla casa in difficoltà. La LZ fu un grande successo L stava per Laverda e Z per Zundapp, il motore grazie ad un accordo commerciale con la casa tedesca. La LZ era sportiva, costava meno della Zundapp e "andava". Le vendite andarono bene e con quel successo si misero in cantiere altre moto, si sviluppò un motore 2t in casa tanto che alla LZ segu+ la moto rivisitata col motore autoctono, che poi equipaggerà la futura e riuscita Lesmo 125 del 1986.
Questa iniezione di fiducia fece anche sviluppare altri progetti, questa volta sul filone enduro Dakar. Nel 1984 infatti viene presentato un prototipo di maxienduro la 560 che diverrà la OR (off Road) 600 Atlas (in omaggio al deserto dell'Atlas ) su base del loro mitico bicilindrico parallelo 8v rivisitato e aggiornato e sempre nell'86 le venne affiancata la "piccola" OR50 che ebbe anche un buon riscontro di vendite nei cinquantini dakariani come Tuareg Tiger e compagnia briscola....
La OR600 non era una moto scarsa, un cancello, o altro, come dicono le malelingue semplicemente la OR era un Made in Italy puro di allora, una buona moto, onesta, affidabile persino tetragona ma non sportiva, oggi sarebbe una crossover allora fu.....una moto relativamente cara, relativamente poco diffusa nei concessionari, relativamente criticata ma non disprezzata.
Non fece grossi numeri e non ebbe successo, successo che forse avrebbe potuto salvare la fabbrica dalla chiusura del 1989.
Eppure quella moto allora al di là di un peso impegnativo per un fuoristrada prestante aveva molte frecce al suo arco.
Comodità nei lunghi viaggi
Assenza o quasi di vibrazioni grazie al bicilindrico coi controalberi quando i Rotax di allora..........monocilindrici......
Una estetica moderna e riuscita
Frenata convincente
La decisione "saggia" della casa fu dunque quella di puntare sulle moto giovani ossia le 125 e la cosa ridiede nuovo ossigeno alla casa in difficoltà. La LZ fu un grande successo L stava per Laverda e Z per Zundapp, il motore grazie ad un accordo commerciale con la casa tedesca. La LZ era sportiva, costava meno della Zundapp e "andava". Le vendite andarono bene e con quel successo si misero in cantiere altre moto, si sviluppò un motore 2t in casa tanto che alla LZ segu+ la moto rivisitata col motore autoctono, che poi equipaggerà la futura e riuscita Lesmo 125 del 1986.
Questa iniezione di fiducia fece anche sviluppare altri progetti, questa volta sul filone enduro Dakar. Nel 1984 infatti viene presentato un prototipo di maxienduro la 560 che diverrà la OR (off Road) 600 Atlas (in omaggio al deserto dell'Atlas ) su base del loro mitico bicilindrico parallelo 8v rivisitato e aggiornato e sempre nell'86 le venne affiancata la "piccola" OR50 che ebbe anche un buon riscontro di vendite nei cinquantini dakariani come Tuareg Tiger e compagnia briscola....
La OR600 non era una moto scarsa, un cancello, o altro, come dicono le malelingue semplicemente la OR era un Made in Italy puro di allora, una buona moto, onesta, affidabile persino tetragona ma non sportiva, oggi sarebbe una crossover allora fu.....una moto relativamente cara, relativamente poco diffusa nei concessionari, relativamente criticata ma non disprezzata.
Non fece grossi numeri e non ebbe successo, successo che forse avrebbe potuto salvare la fabbrica dalla chiusura del 1989.
Eppure quella moto allora al di là di un peso impegnativo per un fuoristrada prestante aveva molte frecce al suo arco.
Comodità nei lunghi viaggi
Assenza o quasi di vibrazioni grazie al bicilindrico coi controalberi quando i Rotax di allora..........monocilindrici......
Una estetica moderna e riuscita
Frenata convincente