<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Dipendenti IRI e settore auto Alfa. | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

Dipendenti IRI e settore auto Alfa.

75TURBO-TP ha scritto:
matteomatte1 ha scritto:
SediciValvole ha scritto:
Romano Prodi ha regalato ad Agnelli un azienda

si è stata tutta colpa del "genio del male", ovviamente craxi (all'epoca Pdc) non ne sapeva nulla...
Non andiamo sulla politica ;)
Ma il vero responsabile e' stato Prodi.

certo che è politica, vuoi che sia stata presa una decisione del genere senza il placet della politica? hai idea delle pressioni che furono fatte? Agnelli, all'epoca, aveva un potere immenso mica è l'Elkann di turno...
 
75TURBO-TP ha scritto:
Guarda alkiap che ho sempre parlato di 50.000 dipendenti nel settore auto,anche pochi giorni fa se vuoi te li ritrovo,secondo te potevano essere 500.000 solo nel settore auto?
Questo si intitola dipendenti Alfa e poi scrivi quei numeri.
Dovresti cambiare il titolo in dipendenti IRI, sennò aggiungere una precisazione sotto, altrimenti chi legge è portato a pensare che quelle cifre enormi siano davvero i soli dipendenti della sola Alfa
 
alkiap ha scritto:
75TURBO-TP ha scritto:
Guarda alkiap che ho sempre parlato di 50.000 dipendenti nel settore auto,anche pochi giorni fa se vuoi te li ritrovo,secondo te potevano essere 500.000 solo nel settore auto?
Questo si intitola dipendenti Alfa e poi scrivi quei numeri.
Dovresti cambiare il titolo in dipendenti IRI, sennò aggiungere una precisazione sotto, altrimenti chi legge è portato a pensare che quelle cifre enormi siano davvero i soli dipendenti della sola Alfa
Nessun problema lo faccio subito.
 
alkiap ha scritto:
Oltre mezzo milione di dipendenti?
Ma sono giuste le cifre?
Mi pare una cifra ai limiti dell'impossibile
Su Wiki:
L?IRI, acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale, è stato un ente pubblico italiano, istituito nel 1933 per iniziativa dell?allora presidente del Consiglio Benito Mussolini, al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e con esse il crollo dell?economia, già provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929.

Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l'ente che modernizzò e rilanciò l'economia italiana durante soprattutto gli anni '50 e '60; nel 1980 l'IRI era un gruppo di circa 1.000 società con più di 500.000 dipendenti. Per molti anni l'IRI fu la più grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti d'America; nel 1992 chiudeva l'anno con 75.912 miliardi di fatturato ma con 5.182 miliardi di perdite [1]. Ancora nel 1993 l'IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori società del mondo per fatturato con 67.5 miliardi di dollari di vendite.[2] Trasformato in società per azioni nel 1992, cessò di esistere nel 2002.

I debiti e la crisi
All'IRI vennero richiesti ingentissimi investimenti anche in periodi di crisi, quando i privati riducevano i loro investimenti. Lo Stato erogava i cosiddetti "fondi di dotazione" all'IRI, che poi li allocava alle sue caposettore sotto forma di capitale; tali fondi però non erano mai sufficienti per finanziare gli enormi investimenti e spesso venivano erogati con ritardo. L'Istituto e le sue aziende dovevano quindi finanziarsi con l'indebitamento bancario, che negli anni Settanta crebbe a livelli vertiginosi: gli investimenti del gruppo IRI erano coperti da mezzi propri solo per il 14%; il caso più estremo era la Finsider dove questo rapporto scendeva al 4%.[7] Le banche mantennero aperte le linee di credito perché ritenevano che il rischio di insolvenza delle aziende pubbliche fosse minimo.

Gli oneri finanziari portarono in rosso i conti dell'IRI e delle sue controllate: nel 1976 si verificò che tutte le aziende del settore pubblico chiusero in perdita[8]. In particolare, la siderurgia e la cantierisitica riportarono perdite fino agli anni '80, così come erano pessimi i risultati economici dell'Alfa Romeo. La gestione anti-economica delle aziende IRI portò gli azionisti privati ad uscire progressivamente dal loro capitale. Il settimanale inglese Economist nell'inserto sull'Italia del 23 maggio 1981 intitolò "Fogne aperte" il paragrafo sulle aziende pubbliche italiane. All'inizio degli anni '80 i governi iniziarono un ripensamento sulla funzione e sulla gestione delle aziende pubbliche.

L'epoca Prodi
Nel 1982 il governo affidò la presidenza dell'IRI a Romano Prodi. La nomina di un economista (seppur sempre politicamente di area democristiana, come il predecessore Pietro Sette) alla guida dell'IRI costituiva in effetti un segno di discontinuità rispetto al passato. La ristrutturazione dell'IRI durante la presidenza Prodi portò a:

la cessione di 29 aziende del gruppo, tra le quali la più grande fu l'Alfa Romeo, privatizzata nel 1986;
la diminuzione dei dipendenti, grazie alle cessioni ed a numerosi prepensionamenti, soprattutto nella siderurgia e nei cantieri navali;
la liquidazione di Finsider, Italsider ed Italstat;
lo scambio di alcune aziende tra STET e Finmeccanica;
la tentata vendita della SME al gruppo CIR di Carlo De Benedetti, che venne fortemente ostacolata dal governo di Bettino Craxi. Fu organizzata una cordata di imprese, comprendente anche Silvio Berlusconi che avanzarono un'offerta alternativa per bloccare la vendita. L'offerta non venne poi onorata per carenze finanziarie, ma intanto la vendita della SME sfumò. Prodi fu accusato di aver stabilito un prezzo troppo basso (vedi vicenda SME).
Il risultato fu che nel 1987, per la prima volta da più di un decennio, l'IRI riportò il bilancio in utile, e di questo Prodi fece sempre un vanto, anche se a proposito di ciò Enrico Cuccia affermò:

« (Prodi) nel 1988 ha solo imputato a riserve le perdite sulla siderurgia, perdendo come negli anni precedenti. »
( S.Bocconi, I ricordi di Cuccia. E quella sfiducia sugli italiani, Corriere della Sera, 12 novembre 2007)

È comunque indubbio che in quegli anni l'IRI aveva per lo meno cessato di crescere e di allargare il proprio campo di attività, come invece aveva fatto nel decennio precedente, e per la prima volta i governi cominciarono a parlare di "privatizzazioni".
 
Maxetto ha scritto:
anche se a proposito di ciò Enrico Cuccia affermò:
« (Prodi) nel 1988 ha solo imputato a riserve le perdite sulla siderurgia, perdendo come negli anni precedenti. »
( S.Bocconi, I ricordi di Cuccia. E quella sfiducia sugli italiani, Corriere della Sera, 12 novembre 2007)

Trucchetti di bilancio ....
 
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