Concordo con l'interpretazione che dai, e parimenti concordo con quanto - seppure sembri gretto ed insensibile - ha detto il succitato Alves.
Ogni anno muoiono di malattie "banali" ( mi si perdoni il termine, che é riferito alla malattia e non alla tragedia immensa della perdita di una giovane vita ) decine di migliaia di bambini, nella più totale indifferenza
Mezzo milione di casi di malaria, per dire, con decine di migliaia di decessi ogni anno. Migliaia di bambini che muoiono di denutrizione ( fame ) e nessuno se ne da per inteso.
Muore un giovane fra tanti, e si ferma una città per il cordoglio unanime.
Va bene, non é certo bello che una vita finisca così prematuramente, ma insomma.... per rispeto dello strazio di migliaia di madri sconosciute, non sarebbe opportuno ridimensionare tutto questo dolore social ?
Secondo me no. Perchè, intanto, un personaggio pubblico attira sempre e comunque le attenzioni ed è anche giusto così: adesso magari ci saranno stimoli a fare ulteriore ricerca sulla sindrome da morte improvvisa, ad esempio. Poi, questa persona nello specifico rappresentava la città, anche se può sembrare un futile gioco, in un paese a forte tradizione "campanilistica" come l'Italia (per secoli siamo stati una penisola piena di città-stato o poco più) le squadre sportive, e il calcio è lo sport più diffuso, creano un forte senso d'appartenenza tra tifosi e cittadini (uno dei motivi alla base del problema del tifo violento). Astori non era solo un calciatore particolarmente dotato e particolarmente "di basso profilo pubblico", era pure il capitano della squadra e quella fascia nel calcio conta moltissimo, il capitano ha un ruolo spesso più importante di quello dell'allenatore: sta a lui accogliere i nuovi arrivati, fare da chioccia ai ragazzini delle giovanili, gestire problemi di spogliatoio ecc ecc.
Davide questa cosa la sapeva fare benissimo, a sentire le dichiarazioni dei compagni e degli allenatori.
Lo so che sto sconfinando in terreno proibito, ma l'altroieri nel campionato messicano (credo) tale Mauricio Pinilla ha segnato un gol, dedicato ad Astori, ed è scoppiato a piangere in mezzo al campo.
Pinilla, vecchia conoscenza della serie A, è stato compagno di Astori dal 2010 al 2011, a Cagliari. 7 anni fa, e Astori a Cagliari in quell'anno era solo un giovane difensore di belle speranze, non certo un calciatore affermato e capitano come nel 2018 a Firenze.
Vi garantisco che non è così scontato che un calciatore straniero che gioca all'estero senta così tanto la morte di un ex compagno di 7 anni prima. Pinilla poi, specie all'epoca, era una discreta testa calda...tutta questa ondata di cordoglio (al netto di certi eccessi, ovviamente), credetemi, ha più a che fare con la persona che Astori era che non con discorsi di ipocrisia o di "pubblicità" del mondo del calcio.