<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Addio Lexus “premium” entrano Century e GR | Il Forum di Quattroruote

Addio Lexus “premium” entrano Century e GR

Come avevo previsto.


Era ben chiaro che Toyota non vede più Lexus come bandiera del segmento premium.

Lo si era visto dalla cancellazione, prima in Italia , poi in Europa e ora globalmente, di tutte le vetture che hanno dato smalto al brand a livello internazionale, dalla IS alla GS, dalla RC alla LC, persino alla LS.

Resta una ES, bocciata sia prima, che ora con la versione 26, da tutti.

Lo si era visto dal decadimento della qualità dei prodotti e del design.

E ovviamente dal penoso customer care: emblema, una volta, della filosofia premium, oggi in mano a bot e call center generalisti, che rispondono con prestampati o dopo mesi.

Era chiaro che quel segmento, dato in pasto a una clientela generalista, avrebbe declassato il brand, tutti gli osservatori lo facevano notare.

Ora, Toyota cerca di introdurre (forzatamente?) il marchio top di gamma CENTURY e la linea di nicchia GR all’interno delle concessionarie Lexus.

Infatti: serviva proprio ancora un pochino di confusione, nella casa.
 
Sarebbe da capire cosa immaginano sul lungo periodo perché certamente questi cambiamenti e confusione (per i clienti direi) sono finalizzati all'ottenimento di un nuovo assetto.
 
Sarebbe da capire cosa immaginano sul lungo periodo perché certamente questi cambiamenti e confusione (per i clienti direi) sono finalizzati all'ottenimento di un nuovo assetto.
Concordo.

La cosa su cui riflettere è che il tutto avviene in modo confuso e oserei dire irresponsabile verso i dealers e la clientela storica.

Prendiamo ad esempio la gamma di prezzi di CENTURY, che come si legge nell’articolo propone vetture di estremo lusso dai 160.000$ in su.

OK, bene, un target selezionato che non costituisce certo una fonte di guadagno funzionale, perché questa clientela cerca moltissimo il “logo”, ma soprattutto il servizio.

Toyota è pronta su questo? Mah.

La linea GR, già presente su alcuni modelli, identifica lo spirito sportivo: ma un conto era una RC-F che univa lusso e sportività, un conto è una Supra, bellissima per carità, ma non paragonabile.

Cosa offriva Lexus invece (se avessero deciso di mantenere il livello, anziché affondarlo con mille suvettini piuttosto anonimi):

- prezzi alti, ma inferiori alla concorrenza Europea, offrendo qualità e servizio migliori

- design identificativo con un costante lavoro di innovazione che era stato copiato da Coreani e Cinesi poi (ora è Lexus che copia da loro)

- una gamma bilanciata: un entry level (prima CT ora LBX) alcuni Suv (da UX a RX) due berline (IS e -sic- ES) due coupe (RC e LC) e un top di gamma (LS)
Pochi pezzi, molto chiari, tutti con la forza del miglior motore ibrido sul mercato, con una fascia prezzi a crescere e ben solidificata tra la clientela storica e non (che non comprerà ceryo una CENTURY) come il sottoscritto.
Ora hanno tagliato tutto: chi guida una RC come me non trova più una alternativa in casa. Semmai, se deve, se vuole… spende altrove.

Si dice: “eh ma non vendevano”.

Ma la risposta è molto chiara.

Se come casa sei confusa, cancelli modelli senza mettere valide alternative, anzi, trascini i soliti suv da ormai più di un decennio senza innovazione, hai ridotto la qualità tangibile, hai chiuso le concessionarie storiche che hanno costruito il percorso storico di Lexus creando una clientela fedele che resta in Lexus senza se e senza ma, se hai ridotto il miglior customer care dell’automotive a un custmer care degno di qualche compagnia telefonica di bassa lega, ti aspetti di crescere?

Lexus, nata come progetto unico nel suo genere, non può più definirsi premium.

Ho ipotizzato che possa diventare una “linea” di Toyota.

Penso che potremmo vedere, che ne so, una Corolla “LX line” che offrirà dietro pagamento di un abbonamento mensile alcuni plus: tecnologici, di comfort e di assistenza “premium”.
 
Ho l'impressione che servano più marchi che prodotti in questa fase.
L'orda cinese in qualche modo lo dimostra.
Mille marchi per prodotti che condividono molto tra loro ... l'auto sta diventando un po' come gli smartphone.
Fuori marchi nuovi ma l'hardware è quasi sempre lo stesso più o meno diversamente combinato.
Non parliamo poi del software.
 
Ho l'impressione che servano più marchi che prodotti in questa fase.
L'orda cinese in qualche modo lo dimostra.
Mille marchi per prodotti che condividono molto tra loro ... l'auto sta diventando un po' come gli smartphone.
Fuori marchi nuovi ma l'hardware è quasi sempre lo stesso più o meno diversamente combinato.
Non parliamo poi del software.
Anche qui, mi trovi pienamente d’accordo.

Tra l’altro i Cinesi hanno anche ben imparato, dai Giapponesi, l’arte dell’accoglienza.
In un altro post parlavo dell’accoglienza OMODA che sembra quella di Lexus dei vecchi tempi.

Mentre quindi Lexus perde anche quel valore aggiunto, che la rendeva unica, i Cinesi lo implementano come grimaldello strategico per acquisire clienti.
 
La linea GR, già presente su alcuni modelli, identifica lo spirito sportivo: ma un conto era una RC-F che univa lusso e sportività, un conto è una Supra, bellissima per carità, ma non paragonabile.

Cosa offriva Lexus invece (se avessero deciso di mantenere il livello, anziché affondarlo con mille suvettini piuttosto anonimi):

- prezzi alti, ma inferiori alla concorrenza Europea, offrendo qualità e servizio migliori

- design identificativo con un costante lavoro di innovazione che era stato copiato da Coreani e Cinesi poi (ora è Lexus che copia da loro)

- una gamma bilanciata: un entry level (prima CT ora LBX) alcuni Suv (da UX a RX) due berline (IS e -sic- ES) due coupe (RC e LC) e un top di gamma (LS)
Pochi pezzi, molto chiari, tutti con la forza del miglior motore ibrido sul mercato, con una fascia prezzi a crescere e ben solidificata tra la clientela storica e non (che non comprerà ceryo una CENTURY) come il sottoscritto.
Ora hanno tagliato tutto: chi guida una RC come me non trova più una alternativa in casa. Semmai, se deve, se vuole… spende altrove.

Non mi trovi troppo d'accordo.

Le GR line sono una cosa, le GR un'altra.
- Chi altro ha a listino un'integrale con due autobloccanti, un motore turbo e un telaio Frankestein concepiti ad hoc? Nessuno;
- Chi altro ha a listino una C coupè, posteriore, differenziale autobloccante, in una fascia abbordabile di prezzo? Nessuno;
- Chi altro (h)a-veva a listino una coupè, 2 posti secchi, posteriore, differenziale autobloccante, in una fascia medio alta del mercato? BMW la spider, nessuno una coupè.

Con le debite proporzioni, tutti unicum, come lo era la meravigliosa RC-F.
 
Non mi trovi troppo d'accordo.

Le GR line sono una cosa, le GR un'altra.
- Chi altro ha a listino un'integrale con due autobloccanti, un motore turbo e un telaio Frankestein concepiti ad hoc? Nessuno;
- Chi altro ha a listino una C coupè, posteriore, differenziale autobloccante, in una fascia abbordabile di prezzo? Nessuno;
- Chi altro (h)a-veva a listino una coupè, 2 posti secchi, posteriore, differenziale autobloccante, in una fascia medio alta del mercato? BMW la spider, nessuno una coupè.

Con le debite proporzioni, tutti unicum, come lo era la meravigliosa RC-F.
Certamente si.

Infatti Toyota sta puntando su nicchie estreme e uniche, halo car, in effetti. E fa bene secondo me.

Il punto è: occorreva "ammazzare" il brand Lexus per fare questo?

Credo di no. Si poteva ugualmente far convivere i due mondi.

LFA ha convissuto, anzi ha generato letteralmente, una linea guida che ha concettualmente coinvolto gran parte del design e dei concetti di Lexus: quando è stata presentata non hanno cancellato tutta la gamma.

Hanno creato probabilmente una delle migliori supercar del mondo e da li, a pioggia, hanno trasportato, linee, dettagli, concetti aerodinamici e filosofie sulla gamma IS, RC, LC solo per citare quelle più dirette.

Quando entro nella RC, posso dire di sentire quei dettagli della LFA che l'hanno ispirata.

Se entri oggi in una ES che cosa "senti"? Mah.

Tutto questo per dire che la questione ( l'on-topic del tema che tratto) non sono il motore, la tecnologia, ecc. nessuno contesta a Toyota i primati, anzi, basta pensare a quello dell'ibrido, che manco sono riusciti neppure a pubblicizzare correttamente (qui si capisce che il marketing del gruppo è penoso) anzi: ci si arrabbia perché nonostante questo non ne fanno una giusta da dieci ani in termini di coerenza sul mercato.

La questione riguarda proprio la strategia confusa che i manager Toyota, seduti li dentro quella stanza, in un momento come questo, stanno cercando di attuare.

Lavoro con i Giapponesi da vent'anni, sebben in un'altro settore che Comunque condivide certi aspetti.

I Giapponesi sono e restano i numeri uno se devono seguire a comando una regola, appena quella regola cambia per questioni esogene, perdono completamente la ragione, vanno fuori fase, si annientano da soli.
Se poi vicino mettiamo i vertici delocalizzati, specialmente gli Italiani, numeri uno nel casino nell'incompetenza gestinale e strategica, abbiamo fatto bingo.

Cito sempre il caso del sistema di navigazione che montano le Lexus.

Un team di colleghi Giapponesi che si occupa di design e interfacce, nel lontano 2018 venne assunto per portare una ventata di funzionalità e innovazione visto che è ancor oggi uno dei sistemi più obsoleti rispetto alle altre case.

Non gli hanno permesso di fare nulla. Bocciavano tutto.

Hanno voluto i nomi delle località contornati di bianco, ma spesso, grosso, invadente: così non si legge sostanzialmente nulla. Non c'è stato verso di fargli cambiare idea. Il progetto è stato abbandonato.

Prendiamo il kit di integrazione per Apple Car /Android auto: all'epoca una guerra, perché i manager hanno accettato venisse installato, ma solo su tre modelli, ma non in tutto il mondo, no: in certi paesi si, in altri no.
Esempio: la mia RC del 2019 non può avere questo update, ma in USA e in Giappone, nessun problema, lo puoi installare anche sui modelli 2017.
Il software è identico per tutti i modelli: ma lo bloccano volontariamente su alcuni modelli, non di mille anni fa, dello stesso anno in cui su altre si installa.
Il mio stesso concessionario si è messo a ridere.


Mi disse un insider che l'idea era che facendo così si sperava che uno cambiasse modello di Lexus per avere il sistema di navigazione Appel/Android: se vero, è demenziale.

Ma ne avrei di cose...
 
Lavoro con i Giapponesi da vent'anni, sebben in un'altro settore che Comunque condivide certi aspetti.
I Giapponesi sono e restano i numeri uno se devono seguire a comando una regola, appena quella regola cambia per questioni esogene, perdono completamente la ragione, vanno fuori fase, si annientano da soli.
Scusa se vado OT. Dato che conosci così bene i giapponesi, loro che opinioni hanno degli italiani sul versante motoristico/design nel settore automotive? Cosa ne pensano poi del declino industriale dell'automotive italiano?
Se non erro il Giappone mantiene una forte identità industriale, pur avendo loro stessi delocalizzato per il loro mercato interno alcune produzioni.
 
Scusa se vado OT. Dato che conosci così bene i giapponesi, loro che opinioni hanno degli italiani sul versante motoristico/design nel settore automotive? Cosa ne pensano poi del declino industriale dell'automotive italiano?
Se non erro il Giappone mantiene una forte identità industriale, pur avendo loro stessi delocalizzato per il loro mercato interno alcune produzioni.
Premetto che io non opero nell'automotive, ma nel design tessile e sviluppo materiali tessili.

Per il mio lavoro frequento il mondo della moda, del lusso e del design e questo mi ha portato a conoscere anche personaggi del segmento automotive, per passione condivisa.

I Giapponesi hanno una opinione di noi Italiani positiva su tutto o quasi tutto.

Amano l'Italia, il cibo, la moda, l'eleganza, la qualità delle produzioni alto di gamma.

L'italia per loro è un punto di riferimento.

Certamente questo vale per l'automotive, ma non quello di massa, per capirci: se parliamo di auto dobbiamo entrare nell'ambito di Ferrari, Maserati e così via. E se parliamo di design per loro i mostri sacri Italiani sono i designer Italiani delle origini: Pininfarina, Bertone, il grande Fioravanti (molto amato da Lexus: si vociferava che la LFA, avesse nella lettera F un riferimento a "Fioravanti" perché collaborò sul design).

Ma se parliamo dell'oggi, non sanno neppure rispondere, sui segmenti commerciali non ci vedono neppure competitor, sostanzialmente non ci definiscono.

L'Italia però per il Giapponese è anche controversa: un giorno si discuteva con dei manager che erano stati a Venezia e avano pagato una bottiglia di prosecco che costerà forse 3€, dieci volte tanto.

Gli dissi che erano stati pazzi e che era una truffa.

La loro risposta fu che per loro Venezia o Roma, Firenze (proprio in questi giorni che c'è Pitti Uomo è pieno di Giapponesi) sono come Disnelyand, "sappiamo che siete un pò tutti furbi voi Italiani" ma lo accettiamo perchè "fa parte del gioco, dell'esperienza Italiana".

Poi finita l'esperienza con i furbacchioni delle nostre città d'arte tornano a casa loro, dove la serietà, la precisione, la correttezza, l'educazione e la professionalità, sono qualcosa che se non si prova di persona, non sono neppure immaginabili.

Altro esempio.

Un giorno ho visitato, come consulente, una azienda tessile giapponese molto rinomata.

Mi hanno fatto vedere un sistema di lavoro in cui per la costruzione di una giacca, tutto era stato disposto in una serie di particolari cesti numerati, che seguivano un processo logico di allestimento del capo, in modo tale che l'operatrice perdesse meno tempo possibile e non si dimenticasse neanche un bottone.

Gli feci i complimenti dicendo che se si va in un laboratorio di confezioni Italiano (ovvero Cinese, perché mani italiane che hanno voglia di cucire non ne esistono più e quelle poche tra qualche anno vanno tutte in pensione) è tutto alla rinfusa, buttato li, ogni volta che esce uno dei bellissimi capi della moda Italiana - e su questo non c'è dubbio-, ti chiedi come sia possibile in quel casino.

Allora si mise a ridere e mi disse: anni fa, venne una delegazione di una importante azienda del lusso Italiano, a vedere come noi lavoravamo la maglia, quando videro i cesti, un loro tecnico comincio a metterci le mani, asserendo che la sequenza giusta era diversa, perchè "lui era Italiano, e sapeva come si faceva".

La catena produttiva si bloccò, ci misero mezza giornata a sistemare tutto.

Ecco, loro ci amano, ma ci vedono un pò come dei joker, ridi, scherzi, bevi e ti diverti... poi sul business devi dimostrare che sei molto, molto serio e rigoroso, altrimenti in Giappone non hai scampo. Ti annientano. Sei out.

Non conosco la produzione agricola se non per il fatto di aver visitato dei ristoranti (un mio amico chef Giapponese, che ha studiato in Italia e ama mescolare la nostra cucina con quella Giapponese e ha un piccolo ristorante fuori Tokyo, spesso mi ha portato a vedere dove prende le verdure biologiche) ma posso dire una cosa sola: la miglior pizza della mia vita l'ho mangiata a Tokio, nel quartiere di Ginza, in un piccolo ristorantino familiare, dove in un angolo avevano appeso tutte le foto dei loro campi agricoli e ogni verdura che ti trovavi nella pizza (o nella pasta) era proveniente da quei campi, oltre al racconto specifico di come era stata cresciuta e raccolta, il sapore e la qualità mi hanno ricordato l'orto di mia mamma 50 anni fa.
 
Premetto che io non opero nell'automotive, ma nel design tessile e sviluppo materiali tessili.

Per il mio lavoro frequento il mondo della moda, del lusso e del design e questo mi ha portato a conoscere anche personaggi del segmento automotive, per passione condivisa.

I Giapponesi hanno una opinione di noi Italiani positiva su tutto o quasi tutto.

Amano l'Italia, il cibo, la moda, l'eleganza, la qualità delle produzioni alto di gamma.

L'italia per loro è un punto di riferimento.

Certamente questo vale per l'automotive, ma non quello di massa, per capirci: se parliamo di auto dobbiamo entrare nell'ambito di Ferrari, Maserati e così via. E se parliamo di design per loro i mostri sacri Italiani sono i designer Italiani delle origini: Pininfarina, Bertone, il grande Fioravanti (molto amato da Lexus: si vociferava che la LFA, avesse nella lettera F un riferimento a "Fioravanti" perché collaborò sul design).

Ma se parliamo dell'oggi, non sanno neppure rispondere, sui segmenti commerciali non ci vedono neppure competitor, sostanzialmente non ci definiscono.

L'Italia però per il Giapponese è anche controversa: un giorno si discuteva con dei manager che erano stati a Venezia e avano pagato una bottiglia di prosecco che costerà forse 3€, dieci volte tanto.

Gli dissi che erano stati pazzi e che era una truffa.

La loro risposta fu che per loro Venezia o Roma, Firenze (proprio in questi giorni che c'è Pitti Uomo è pieno di Giapponesi) sono come Disnelyand, "sappiamo che siete un pò tutti furbi voi Italiani" ma lo accettiamo perchè "fa parte del gioco, dell'esperienza Italiana".

Poi finita l'esperienza con i furbacchioni delle nostre città d'arte tornano a casa loro, dove la serietà, la precisione, la correttezza, l'educazione e la professionalità, sono qualcosa che se non si prova di persona, non sono neppure immaginabili.

Altro esempio.

Un giorno ho visitato, come consulente, una azienda tessile giapponese molto rinomata.

Mi hanno fatto vedere un sistema di lavoro in cui per la costruzione di una giacca, tutto era stato disposto in una serie di particolari cesti numerati, che seguivano un processo logico di allestimento del capo, in modo tale che l'operatrice perdesse meno tempo possibile e non si dimenticasse neanche un bottone.

Gli feci i complimenti dicendo che se si va in un laboratorio di confezioni Italiano (ovvero Cinese, perché mani italiane che hanno voglia di cucire non ne esistono più e quelle poche tra qualche anno vanno tutte in pensione) è tutto alla rinfusa, buttato li, ogni volta che esce uno dei bellissimi capi della moda Italiana - e su questo non c'è dubbio-, ti chiedi come sia possibile in quel casino.

Allora si mise a ridere e mi disse: anni fa, venne una delegazione di una importante azienda del lusso Italiano, a vedere come noi lavoravamo la maglia, quando videro i cesti, un loro tecnico comincio a metterci le mani, asserendo che la sequenza giusta era diversa, perchè "lui era Italiano, e sapeva come si faceva".

La catena produttiva si bloccò, ci misero mezza giornata a sistemare tutto.

Ecco, loro ci amano, ma ci vedono un pò come dei joker, ridi, scherzi, bevi e ti diverti... poi sul business devi dimostrare che sei molto, molto serio e rigoroso, altrimenti in Giappone non hai scampo. Ti annientano. Sei out.

Non conosco la produzione agricola se non per il fatto di aver visitato dei ristoranti (un mio amico chef Giapponese, che ha studiato in Italia e ama mescolare la nostra cucina con quella Giapponese e ha un piccolo ristorante fuori Tokyo, spesso mi ha portato a vedere dove prende le verdure biologiche) ma posso dire una cosa sola: la miglior pizza della mia vita l'ho mangiata a Tokio, nel quartiere di Ginza, in un piccolo ristorantino familiare, dove in un angolo avevano appeso tutte le foto dei loro campi agricoli e ogni verdura che ti trovavi nella pizza (o nella pasta) era proveniente da quei campi, oltre al racconto specifico di come era stata cresciuta e raccolta, il sapore e la qualità mi hanno ricordato l'orto di mia mamma 50 anni fa.
Una gioia leggerti,mio nipote studia il giapponese, non vede l'ora di andarci a lavorare e abitarci
 
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