<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> 25 Aprile | Page 2 | Il Forum di Quattroruote

25 Aprile

Solo il calendario ricorda la Resistenza. Oggi, in manifestazione, c'erano + uomini nella banda che a seguire il corteo.
 
arhat ha scritto:
reFORESTERation ha scritto:
arhat ha scritto:
?A brigante..brigante e mezzo? di Sandro Pertini.
Immagino caro amico mio, che tu non abbia mai letto ne il sangue dei vinti ne la grande bugia.

mi sono fornito da fonti dirette, non dalla mondadori.
Ed allora non puoi esprimere giudizi obiettivi, presunte fonti dirette, sono spudoratamente non obiettive e di parte! Mondadori?? Vedi che non lo hai letto.. Edito da: sperling e kupfer!
 
arhat ha scritto:
invece sniper e skifer sono spudoratamente obbiettive e non di parte.
Ok, se vuoi continuare a far finta che la liberazione sia stata compiuta e caduta dal cielo dai santi partigiani, libero di farlo!
Io non ci sto! Per me il triangolo della morte non è una leggenda come quello delle bermuda
 
arhat ha scritto:
il triangolo di che ?

a questo punto, è inutile continuare, credimi.
Solo un consiglio da amico, non perorare una causa a spada tratta, senza sentire tutte le campane e prendere in considerazioni altre verità che, forse scomode, sono state infagate per decenni.
 
riferimento.

La locuzione triangolo della morte (o triangolo rosso), di origine giornalistica, indica un'area del nord Italia ove alla fine della seconda guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1948, si registrò un numero particolarmente elevato di uccisioni a sfondo politico, attribuite a partigiani ed a militanti di formazioni di matrice comunista.

Secondo lo storico Francesco Malgeri, l'espressione era originariamente riferita al triangolo di territorio compreso tra Castelfranco Emilia, Mirandola e Carpi[1], mentre il giornalista Giampaolo Pansa indica la zona del modenese, corrispondente al triangolo compreso fra Castelfranco Emilia e due sue frazioni, Piumazzo e Manzolino.

In seguito, l'espressione è stata ripresa per indicare aree di volta in volta più ampie sia dentro che fuori dall'Emilia, ad esempio il triangolo Bologna-Reggio Emilia-Ferrara.

Lo storico Giovanni Fantozzi sostiene che nel dopoguerra, dall?aprile del 1945 alla fine del 1946, nella provincia di Modena gli omicidi politici furono diverse centinaia, probabilmente oltre il migliaio, stando alle stime dell'allora prefetto di Modena Giovanni Battista Laura, del resto non molto dissimili da quelle dei Carabinieri. Sempre secondo Fantozzi i responsabili di tali delitti politici nel modenese furono nella stragrande maggioranza dei casi ex partigiani iscritti o simpatizzanti del Partito Comunista Italiano (PCI), ma solo una piccola parte tra le loro vittime erano realmente fasciste (quelle uccise cioè nell'immediato dopoguerra), mentre gli altri, la maggioranza, furono eliminati in quanto considerati ?nemici di classe? o semplicemente un ostacolo ad un'auspicata rivoluzione comunista.[2]

Indice [nascondi]
1 Il particolare clima emiliano
2 Alcune delle vittime
3 Esiti giudiziari
4 Conseguenze politiche
5 Oscuramento delle notizie
6 Note
7 Bibliografia
8 Altri riferimenti
9 Voci correlate
10 Altri progetti

Il particolare clima emilianoLa situazione politica emiliana nel periodo immediatamente precedente e successivo alla Liberazione fu particolarmente violento. Alla primitiva contrapposizione fra fascisti ed antifascisti si aggiunse una forte istanza di trasformazione dei rapporti sociali tra detentori della proprietà fondiaria e i contadini, per lo più legati a contratti di mezzadria.[3]

Un particolare aspetto fu rappresentato dalla figura dei sacerdoti della Chiesa Cattolica: da un lato ci sono esperienze come quella di don Zeno Saltini, che voleva una chiesa schierata dalla parte dei più deboli[4], dall'altra i tanti sacerdoti uccisi.

Alcune delle vittime10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per la Democrazia Cristiana, assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra;
11 maggio 1945, Giacomo Malaguti, sottotenente di artiglieria del Corpo italiano di Liberazione, col quale aveva combattuto contro i tedeschi a Cassino rimanendo ferito, e aveva fatto la campagna in una unità aggregata all'esercito inglese, in licenza presso la famiglia, assassinato nell'Eccidio di Argelato;
18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato;
2 giugno 1945, Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola;
27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra;
26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un'inchiesta in cui accusava il presidente comunista dell'Anpi di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì a seguito delle ferite il 9 agosto 1947;
19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato;
20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull'uscio di casa;
24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute, gli assassini furono aiutati dalla loro organizzazione a riparare in Cecoslovacchia;
26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Il caso non ha mai avuto una soluzione;
17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.
Esiti giudiziariLe indagini nei primi tempi languirono: l'uccisione di religiosi e laici, esponenti di partiti aderenti alla Resistenza ma su posizioni moderate, ebbe un consistente influsso nei rapporti tra i partiti che collaboravano nel governo espresso dal CLN. Con l'uscita dei comunisti dal governo De Gasperi ebbe un atteggiamento più fermo: furono inviati rinforzi di polizia, le indagini furono riprese e vari responsabili delle uccisioni furono individuati, anche se non mancarono clamorosi errori giudiziari come nel caso di Germano Nicolini ed Egidio Baraldi, condannati per gli assassini don Pessina e Mirotti, e riabilitati soltanto alla fine degli anni novanta.

Conseguenze politicheNel 1947 la collaborazione tra i partiti aderenti al CLN non resse alla prova del dopoguerra. I mutati equilibri internazionali, con la rottura fra potenze occidentali e URSS provocò anche in Italia la fine dei governi di unità nazionale e l'uscita dei comunisti dal governo.

Oscuramento delle notizieNella primavera del 1990 alcuni parenti delle vittime scrissero una lettera aperta, chiedendo almeno di sapere dove fossero stati sepolti i loro familiari per poterli umanamente seppellire.

Alcuni mesi dopo, il 29 agosto il dirigente del PCI ex-partigiano ed ex-deputato Otello Montanari rispose con un articolo sul Resto del Carlino nel quale sostenne che bisognava distinguere tra "omicidi politici", ovvero commessi in ragione del ruolo esercitato dalla persona uccisa, ed "esecuzioni sommarie", ovvero uccisioni indiscriminate di avversari politici e oppositori, e invitò chiunque sapesse come ritrovare le spoglie delle persone uccise a dare le necessarie informazioni. Per questo ebbe gravi difficoltà all'interno del partito, dove venne aspramente contestato[5], e venne inoltre escluso dal Comitato Provinciale dell'ANPI, dalla Presidenza dell'Istituto Cervi e dalla Commissione regionale di controllo. L'invito ebbe in risposta una croce piantata nel comune di Campagnola, dove furono trovati i resti di alcune persone trucidate, vittime della guerra interna al CLN.[6]
 
reFORESTERation ha scritto:
arhat ha scritto:
il triangolo di che ?

a questo punto, è inutile continuare, credimi.
Solo un consiglio da amico, non perorare una causa a spada tratta, senza sentire tutte le campane e prendere in considerazioni altre verità che, forse scomode, sono state infagate per decenni.

che sia inutile continuare è indubbio, che si pretenda, a 60 ed oltre anni di distanza, di estrapolare qualche episodio per assumerlo a significato è altrettanto indubbio cosa in effetti rappresenti.
Che volevi che dopo 20 di vent'anni di violenze sopraffazioni, pestaggi, omicidi perpetrati da un regime che della violenza fece la sua ragion d'essere, che si finisse a tarallucci e vino ? Io non offendo l'altri intelligenza, vorrei non si tentasse di offendere la mia.
 
arhat ha scritto:
reFORESTERation ha scritto:
arhat ha scritto:
il triangolo di che ?

a questo punto, è inutile continuare, credimi.
Solo un consiglio da amico, non perorare una causa a spada tratta, senza sentire tutte le campane e prendere in considerazioni altre verità che, forse scomode, sono state infagate per decenni.

che sia inutile continuare è indubbio, che si pretenda, a 60 ed oltre anni di distanza, di estrapolare qualche episodio per assumerlo a significato è altrettanto indubbio cosa in effetti rappresenti.
Che volevi che dopo 20 di vent'anni di violenze sopraffazioni, pestaggi, omicidi perpetrati da un regime che della violenza fece la sua ragion d'essere, che si finisse a tarallucci e vino ? Io non offendo l'altri intelligenza, vorrei non si tentasse di offendere la mia.

mai offeso la tua intelligenza, se l'ho fatto o ne ho dato idea, te ne chiedo infinitamente scusa, con tutto il cuore.
Io volevo solo porre l'accento sul fatto che i partigiani non sono stati santi, che si sono sporcati le mani di rosso sangue, commettendo anche crimini inutili, qualora un crimine possa minimamente anche essere utile, ma lo dubito.
Ci son voluti 60 anni per riabilitare i martiri delle foibe, 10 secondi invece per quelli uccisi dall'infamia nazifascista, vorei solo che, non per me o per te o chi legge, ma per chi ci racconta la storia, la scrive sui testi e ce la racconta, le morti siano tutte uguali, e di crimini orrendi, i partigiani ne hanno commessi a decine di migliaia, ed io sinceramente, non me la sento di chiamarli liberatori, ma solo con una parola: Assassini, come i fascisti tutti.
 
reFORESTERation ha scritto:
riferimento.

La locuzione triangolo della morte (o triangolo rosso), di origine giornalistica, indica un'area del nord Italia ove alla fine della seconda guerra mondiale, tra il 1945 ed il 1948, si registrò un numero particolarmente elevato di uccisioni a sfondo politico, attribuite a partigiani ed a militanti di formazioni di matrice comunista.

Secondo lo storico Francesco Malgeri, l'espressione era originariamente riferita al triangolo di territorio compreso tra Castelfranco Emilia, Mirandola e Carpi[1], mentre il giornalista Giampaolo Pansa indica la zona del modenese, corrispondente al triangolo compreso fra Castelfranco Emilia e due sue frazioni, Piumazzo e Manzolino.

In seguito, l'espressione è stata ripresa per indicare aree di volta in volta più ampie sia dentro che fuori dall'Emilia, ad esempio il triangolo Bologna-Reggio Emilia-Ferrara.

Lo storico Giovanni Fantozzi sostiene che nel dopoguerra, dall?aprile del 1945 alla fine del 1946, nella provincia di Modena gli omicidi politici furono diverse centinaia, probabilmente oltre il migliaio, stando alle stime dell'allora prefetto di Modena Giovanni Battista Laura, del resto non molto dissimili da quelle dei Carabinieri. Sempre secondo Fantozzi i responsabili di tali delitti politici nel modenese furono nella stragrande maggioranza dei casi ex partigiani iscritti o simpatizzanti del Partito Comunista Italiano (PCI), ma solo una piccola parte tra le loro vittime erano realmente fasciste (quelle uccise cioè nell'immediato dopoguerra), mentre gli altri, la maggioranza, furono eliminati in quanto considerati ?nemici di classe? o semplicemente un ostacolo ad un'auspicata rivoluzione comunista.[2]

Indice [nascondi]
1 Il particolare clima emiliano
2 Alcune delle vittime
3 Esiti giudiziari
4 Conseguenze politiche
5 Oscuramento delle notizie
6 Note
7 Bibliografia
8 Altri riferimenti
9 Voci correlate
10 Altri progetti

Il particolare clima emilianoLa situazione politica emiliana nel periodo immediatamente precedente e successivo alla Liberazione fu particolarmente violento. Alla primitiva contrapposizione fra fascisti ed antifascisti si aggiunse una forte istanza di trasformazione dei rapporti sociali tra detentori della proprietà fondiaria e i contadini, per lo più legati a contratti di mezzadria.[3]

Un particolare aspetto fu rappresentato dalla figura dei sacerdoti della Chiesa Cattolica: da un lato ci sono esperienze come quella di don Zeno Saltini, che voleva una chiesa schierata dalla parte dei più deboli[4], dall'altra i tanti sacerdoti uccisi.

Alcune delle vittime10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per la Democrazia Cristiana, assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra;
11 maggio 1945, Giacomo Malaguti, sottotenente di artiglieria del Corpo italiano di Liberazione, col quale aveva combattuto contro i tedeschi a Cassino rimanendo ferito, e aveva fatto la campagna in una unità aggregata all'esercito inglese, in licenza presso la famiglia, assassinato nell'Eccidio di Argelato;
18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato;
2 giugno 1945, Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola;
27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra;
26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un'inchiesta in cui accusava il presidente comunista dell'Anpi di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì a seguito delle ferite il 9 agosto 1947;
19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato;
20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull'uscio di casa;
24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute, gli assassini furono aiutati dalla loro organizzazione a riparare in Cecoslovacchia;
26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Il caso non ha mai avuto una soluzione;
17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.
Esiti giudiziariLe indagini nei primi tempi languirono: l'uccisione di religiosi e laici, esponenti di partiti aderenti alla Resistenza ma su posizioni moderate, ebbe un consistente influsso nei rapporti tra i partiti che collaboravano nel governo espresso dal CLN. Con l'uscita dei comunisti dal governo De Gasperi ebbe un atteggiamento più fermo: furono inviati rinforzi di polizia, le indagini furono riprese e vari responsabili delle uccisioni furono individuati, anche se non mancarono clamorosi errori giudiziari come nel caso di Germano Nicolini ed Egidio Baraldi, condannati per gli assassini don Pessina e Mirotti, e riabilitati soltanto alla fine degli anni novanta.

Conseguenze politicheNel 1947 la collaborazione tra i partiti aderenti al CLN non resse alla prova del dopoguerra. I mutati equilibri internazionali, con la rottura fra potenze occidentali e URSS provocò anche in Italia la fine dei governi di unità nazionale e l'uscita dei comunisti dal governo.

Oscuramento delle notizieNella primavera del 1990 alcuni parenti delle vittime scrissero una lettera aperta, chiedendo almeno di sapere dove fossero stati sepolti i loro familiari per poterli umanamente seppellire.

Alcuni mesi dopo, il 29 agosto il dirigente del PCI ex-partigiano ed ex-deputato Otello Montanari rispose con un articolo sul Resto del Carlino nel quale sostenne che bisognava distinguere tra "omicidi politici", ovvero commessi in ragione del ruolo esercitato dalla persona uccisa, ed "esecuzioni sommarie", ovvero uccisioni indiscriminate di avversari politici e oppositori, e invitò chiunque sapesse come ritrovare le spoglie delle persone uccise a dare le necessarie informazioni. Per questo ebbe gravi difficoltà all'interno del partito, dove venne aspramente contestato[5], e venne inoltre escluso dal Comitato Provinciale dell'ANPI, dalla Presidenza dell'Istituto Cervi e dalla Commissione regionale di controllo. L'invito ebbe in risposta una croce piantata nel comune di Campagnola, dove furono trovati i resti di alcune persone trucidate, vittime della guerra interna al CLN.[6]

Questi più che partigiani mi sembrano terroristi. Anche perchè tra le vittime ci sono moltissimi ex partigiani o gente che comunque aveva combattuto contro il Fascismo. Magari erano partigiani anche i terroristi, però ci sono partigiani e partigiani, moltissimi si sono uniti alla resistenza e hanno approfittato della cosa per fare porcherie, così come ci sono molti fascisti che hanno fatto delle belel cose: mio bisnonno, fascista e podestà, ha nascosto degli ebrei e dei partigiani durante la guerra, perchè questi erano degli esseri umani in pericolo di vita, non importa il colore o l'etnia; eppure era fascista. Come è anche vero che molti partigiani hanno rischiato la vita o l'hanno rimessa per l'idea di una nazione dove c'è libertà di pensiero, diritto di voto, libertà di stampa ecc... Bisogna parlare, secondo me, non di fascisti e partigiani, bensì di uomini. Il 25 aprile si festeggia la liberazione, non i partigiani.
 
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