Il nostro business non funziona più”, aveva detto pochi giorni fa il CEO, Oliver Blume. La
Porsche sta attraversando una delle fasi più complesse della sua storia recente, alle prese con una
transizione elettrica che si sta rivelando ben più ardua del previsto. I numeri parlano chiaro: nei primi sei mesi del 2025, le
vendite auto della casa di Zuffenhausen hanno subito una flessione del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a 146.391 unità consegnate. Una battuta d’arresto che mette in discussione non solo le strategie di prodotto, ma anche la stessa visione futura del marchio tedesco..
Il dato più allarmante arriva dal mercato cinese, da sempre termometro fondamentale per i marchi premium: in
Cina, le consegne sono precipitate del 28%, fermandosi a sole 21.302 unità. Anche il Vecchio Continente non fa eccezione: in
Europa il calo è stato dell’8%,
mentre la Germania, patria storica di Porsche, ha visto una contrazione addirittura del 23%. Questi numeri sottolineano quanto il percorso verso la mobilità a batteria sia tutt’altro che lineare, anche per i costruttori più iconici..
Ora, in una email interna, visionata da Bloomberg,
il CEO Oliver Blume ha ammesso che il modello di business “che ci ha servito bene per decenni non funziona più nella sua forma attuale”. Sarebbero quindi in arrivo ulteriori misure di contenimento, dovute al calo delle vendite in Cina e all’aumento dei costi provocato dalle tariffe imposte dall’amministrazione Trump.
"Tutto questo ci sta colpendo duramente, più di quanto stia accadendo a molti altri costruttori", ha scritto il CEO.