Taxi vs Uber: voi da che parte state?

Taxi vs Uber: voi da che parte state? - opinioni e discussioni sul Forum di Quattroruote

  1. gianlucapellegrini

    gianlucapellegrini Direttore

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    Chi abita a Milano sa quanto sta succedendo ormai da mesi. I tassisti sono imbufaliti contro Uber, la multinazionale americana che offre un servizio di auto pubbliche prenotabili tramite un'app sullo smartphone. Dicono che l'offerta è illegale e che le auto di Uber, che poi sono gli NCC, non devono andare in giro per le strade cittadine. Il primo round l'hanno vinto loro, anche con l'appoggio dell'amministrazione Pisapia e anche se Uber continua a operare senza particolari problemi. Ora la polemica s'è rinfiammata perché gli americani hanno lanciato un altro servizio, chiamato, UberPOP: chiunque può trasformarsi in tassista e accogliere passeggeri da portare in giro. Unici vincoli, avere un'auto che non abbia più di 10 anni, avere l'assicurazione per i trasportati e la fedina pulita. I tassisti hanno reagito in modo ancora più violento. Hanno proclamato uno sciopero a macchia di leopardo e giungono cronache di scontri fisici fra i rappresentanti delle due "fazioni". Il ministro Lupi, dopo il comune di Milano, si schiera dalla parte dei taxi. E voi che cosa ne pensate? E' giusto che la categoria delle auto pubbliche rifiuti qualsiasi concorrenza, dopo aver sborsato fior di quattrini per la licenza? Oppure si deve rassegnare e accettare il progresso? Poi vi dico come la penso io.
     
  2. Barack

    Barack

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    Per come la vedo io il settore ha sempre reagito in questo modo ad ogni tentativo di riforma o apertura del mercato, a partire dalle lenzuolate di Bersani nell'ormai lontano 2006. L'assurdità a mio avviso è il prezzo delle licenze ad essere scandalosamente alto. Uber e uber pop rappresentano un mondo che cambia e rispondono da un lato a quelle esigenze di apertura che il settore ha sempre rifiutato in questi anni. La soluzione secondo me potrebbe essere una gestione pubblica del servizio taxi, con il tassista dipendente della società, ad esempio municipale, con tariffe, mezzi ed entrate gestite dalla stessa.
     
  3. vatuttobene

    vatuttobene

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    più che alla concorrenza degli NCC credo alla liberalizzazione delle licenze come in qualsiasi paese civile, abbiamo le tariffe più alte d'Europa con il servizio più scadente d'Europa, non se ne può più, prendere il taxi dovrebbe essere una cosa "normale" invece in Italia è una cosa per "ricchi", i taxisti si trincerano dietro al fatto delle licenze che poi rivendono in nero, liberalizziamo il servizio ed il numero delle licenze ovviamente nel pieno rispetto delle regole facendo sì che i taxisti accettino le logiche della concorrenza come in qualsiasi settore commerciale, Bersani ci aveva tentato ma sappiamo come è andata a finire, maledette corporazioni di stampo neofascista che ancora sopravvivono
     
  4. bgp5546

    bgp5546

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    Personalmente sono convinto che è necessario stabilire un programma quinquennale di liberazione del sistema ma non solo per i taxi ma per tutte le categorie protette da corporativismo che gravano in modo pesante sull'economia del Paese senza dare vantaggi. Certo non può essere fatto in modo drastico ma in modo graduale e purtroppo in questo nostro paese una programmazione seria e stata fin ora impossibile ci si arriverà per azioni che appaiono più colpi di mano che pianificazione.
     
  5. FAUST50

    FAUST50 Moderatore Membro dello Staff

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    Personalmente penso che sia concorrenza sleale anche se ammetto che un organizzazione migliore nel settore taxi sia doverosa.
     
  6. economyrunner

    economyrunner

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    E' giusto che la categoria delle auto pubbliche rifiuti questa concorrenza sleale, perchè fatta a regole impari. E' ovvio che chi h sborsato fior di quattrini per la licenza deve calcolare anche un tot relativo all'investimento della licenza e non solo. Un tassiste paga le tasse, ha determinate apparecchiature obbligatorie e tanti altre restrizioni che comportano un certo costo per la corsa. Il tizio che va a lavoro e prende su un passeggero lo fa a costo zero e come "arrotondamento" dello stipendio quindi a prezzi stracciati.
    Benvenga il progresso ma a condizioni eque. I diritti acquisiti di alcuni non possono essere più importanti dei diritti acquisiti da altri. E mi fermo qua.
     
  7. NEWsuper5

    NEWsuper5 Moderatore Membro dello Staff

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    Io sono del parere che le licenze per i taxi dovrebbero costare una cifra irrisoria, pari al costo delle pratiche per aprire una qualsiasi attività. Il che potrebbe anche aiutare a limitare i prezzi delle corse.
    Oggi il numero delle licenze è comunque limitato e (dovrebbe essere) adeguato al mercato di potenziali utenti.
    Bisognerebbe capire come risolvere la questione con chi ha, ad oggi, pagato fior di quattrini le licenze (per evitare giuste proteste).

    Uber va contro questo sistema, ma, a parer mio, dovrebbe avere prezzi ancora un pochino più alti (i prezzi di oggi sono troppo simili ai taxi) per poter avere un proprio mercato senza rubare il lavoro al servizio pubblico.

    UberPOP credo sia troppo, anche perchè vorrei capire come funziona dal punto di vista fiscale. Le ricevute per le corse esistono o è tutto in nero? Ok il car pooling, è gratuito, quindi è tutto legale, ma UberPop prevede un pagamento, e per i lavoratori del settore (stavolta anche gli Uber NCC) è una vera fregatura.

    UberPop mi ricorda un pò i falsi dentisti, i falsi ingegneri, ecc...
    Si fa servizio NCC senza avere un minimo di abilitazione.
     
  8. Ex Batri

    Ex Batri Moderatore Membro dello Staff

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    I taxisti sono per ora una casta intoccabile che non vuole adeguarsi ai tempi.
    A Milano come alternativa ai tassì ci sono delle nuove realtà non trascurabili.
    C'è la nuova realtà del noleggio di auto a tempo che si trovano disseminate sul territorio utilizzando una semplice app dello smartphone. Questa iniziativa stà ottenendo un gran successo.
    C'è la recente iniziativa delle bici del comune a noleggio che sta andando alla grande con sempre più bici e stazioni di parcheggio anche verso le periferie della città.
    Poi ci sono i mezzi pubblici che funzionano discretamente e la metrò non la batte nessuno per passare da una parte all'altra della città.

    a dimenticavo io in genere uso la mia bici per muovermi in città e quando piove l'autobus, me se i taxi fossero di più e costassero di meno, penso che li utilizzerei più frequentemente!

    Per quanto riguarda Uber, penso ben venga la concorrenza ma ci vogliono regole chiare! Non mi piace l'idea che uno alla mattina si sveglia e decide di fare il tassista con la sua auto. Forse io sono antiquato
     
    A egill piace questo elemento.
  9. pi_greco

    pi_greco Moderatore Membro dello Staff

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    Chi paga il costo esoso delle licenze e dei lauti guadagni dei taxisti? (non negatelo ho diersi amici che lo fanno e vivono davvero bene)

    Li pagano gli utenti con le corse più care e spesso truffaldine d' Europa (me ne sono accorto quando pensavano fossi un turista che mi gabbavano sul percorso
     
  10. vatuttobene

    vatuttobene

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    tanto per ricordare e capire bene, le licenze hanno valore in quanto contingentate, si comprano e si vendono in nero quindi non mi sembra così normale la chiusura dei taxisti se non per volere ancora una volta preservare i loro comodi a scapito dei clienti, stesso discorso vale per avvocati, farmacisti, notai ecc. ecc.
     
  11. pi_greco

    pi_greco Moderatore Membro dello Staff

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    stessa cosa succedeva per le edicole negli anni '80 e '90, quando valevano una cifra, oggi valgono meno ma è il mercato, idem dicasi per le licenze di auto in servizio di piazza
     
  12. bgp5546

    bgp5546

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    Gradualmente si potrebbe aumentare ogni anno del 10% le licenze per i taxi a chi ne fa domanda e nel giro di un quinquennio arrivare a concedere la licenza a tutti quelli che ne fanno domanda una volta in possesso dei requisiti; lo stesso vale per tutte le attività che persistono protette dalle corporazioni
     
  13. matteomatte1

    matteomatte1

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    Caro Direttore, più che mesi direi anni:

    «Io la guerra ai tassisti ho provato a vincerla. È che me l’hanno fatta perdere». Una punta d’amarezza, ma la certezza di avercela messa tutta. «È davvero difficile quando davanti si hanno pochi che difendono il proprio tornaconto alla faccia dell’interesse della collettività. Una lobby che è in grado di paralizzare un’intera città. E loro contro di me non l’hanno solo minacciato, ma l’hanno anche fatto. Hanno organizzato manifestazioni e bloccato scientificamente i punti strategici di Milano». Torna a parlare Gabriele Albertini per la prima volta da ex sindaco. E lo fa ad Orario continuato, la trasmissione condotta su Antenna 3 da Stefano Golfari. Telefonate in diretta ed è inevitabile parlare del flagello taxi. E ricordare il suo braccio di ferro con la categoria, concluso con «appena 288 nuove licenze». Un bilancio tutt’altro che soddisfacente, «ne avevo chieste almeno 500, su quasi 5mila me ne concessero solo il 6 per cento del totale, una goccia nel mare». Cifre che raccontano di una Caporetto, soprattutto in presenza di un quadro desolante. «A Milano il servizio è carissimo e l’offerta molto al di sotto della richiesta. In parecchie ore del giorno trovare un taxi è impossibile. E andare a Malpensa costa 80, 100 euro». Quanto un volo per Bruxelles, assicura Albertini che da eurodeputato è diventato un pendolare del Parlamento Ue. «Io ci ho provato - insiste -, bisognava aumentare le licenze e mettere la categoria in condizioni diverse. Maggior concorrenza e tariffe più convenienti. Oggi i tassisti portano a casa 5, 6mila euro al mese facendo un lavoro più che tranquillo. E tutto in nero. Non hanno nessun obbligo di rilasciare ricevute, né di tenere contabilità. È tutto sulla fiducia». La provocazione è forte e il telefono squilla. «Come si permette - tuona un tassista -. Le tariffe sono imposte, le decidono Comune e Regione». Vero, ma Albertini la soluzione l’aveva già trovata. «Abbonamenti. Cinquecento euro all’anno e uno sconto del dieci per cento ogni corsa, oppure 1.500 euro e sconto del 30. Lo facciano e io sarò il primo». L’importante, assicura, è che «gli amministratori facciano l’interesse dei cittadini». E racconta di quando Montanelli di lui aveva detto «è antipatico, sarà un buon sindaco». «Piacere a tutti - aggiunge - significa non piacere a nessuno. Per amministrare bisogna avere il coraggio di affrontare le corporazioni. Anche quella che può bloccare la città e che ogni giorno parla male di te a 100mila passeggeri che salgono sui taxi. Bisognerebbe, ma non è facile». Lo sa bene Bersani, ministro diesse del governo Prodi. E lo sapeva bene Gianni Agnelli, l’avvocato che nel ’97 disse che per fare riforme di destra è necessario un governo di sinistra.
    Soddisfatto, Albertini, che Letizia Moratti abbia inserito in testa ai progetti da realizzare il ticket d’ingresso in città. «Avevamo predisposto tutto, così le macchine provenienti da fuori diminuiranno di un terzo». E si prepara alla sua nuova avventura. Oggi il cda di Edipower lo nominerà presidente. «Bene, anche se il mio sogno è un progetto che porti il nucleare in Italia».


    anno 2006... :shock:

    Detto questo fa un po' sorridere sentire che bisogna rispettare le regole come se il traffico di licenze (180.000 euro per una licenza), il picchettaggio e le aggressioni verbali e fisiche ai conducenti di auto NCC e ai colleghi "crumiri" lo fossero.

    La verità è che oramai (fortunatamente) a Milano ci sono validi mezzi alternativi al taxi: dalla rete di metro più estesa d'Italia (ed aumenterà ancora nei prossimi 5 anni con la linea 4 ed il completamento della 5) al car sharing con 3 compagnie che aumenteranno ancora le auto ed estenderannoil servizio ai comuni della cintura milanese, fino ad arrivare al bike sharing.

    Insomma è cambiato il mondo, forse sarebbe meglio iniziare a dare un servizio migliore modificando i turni (vedasi l'assoluta mancanza di autopubblica duranyìte lka settimana della moda o del Salone del Mobile).
     
  14. pi_greco

    pi_greco Moderatore Membro dello Staff

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    Si parla tanto di europa ora che siamo sotto elezioni? andate a vedere come sono organizzati e i costi dei taxi nelle altre città mitteleuropee, anche amici e colleghi che spesso si spostano in taxi tra le sedi sparse della azienda e relativi aeroporti sono obbligati dalle aziende che ne sostengono i costi dei viaggi a prendere contatto telefonico con le NCC, spesso organizzati in compagnie e tra l'altro con auto di lusso e pulitissime come sono in ottimo ordine e abbigliamento i relativi autisti
     
  15. Mastertanto

    Mastertanto

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    Confesso la mia ignoranza sulla specifica questione Uber, di cui ho saputo solo pochi giorni fa.

    Ma, anche senza saperne i dettagli, mi pare evidente che questa storia, non certo la prima nel suo genere, evidenzi i soliti, cronici problemi di fondo del nostro Paese :

    - le resistenze di tipo corporativo / lobbistico opposte da una certa categoria (i tassisti, ma di certo non solo loro) quando qualcuno cerca di mettere in discussione situazioni di privilegio e/o di monopolio entro cui quella categoria opera, cercando di far concorrenza : e allora, apriti cielo....
    Attenzione, perché le categorie e/o gli Enti privilegiati in Italia sono moltissimi, altro che i tassisti : dalla Rai (vista in questo caso non tanto per ciò che trasmette quanto per stipendi, diritti intoccabili e privilegi vari dei molti da essa allattati) all' ACI / PRA, contro cui Quattroruote si è sempre storicamente (e giustamente) schierato, alla sfilza di "società" (??) apparentemente private ma di fatto costituite e nutrite con denaro pubblico allo scopo di offrire ad altre società pubbliche "servizi" a costi spaventosi, tanto paga Pantalone (...noi) e da queste società/vacche c'è tanto da mungere per tutto un sottobosco di privilegiati ed amici degli amici : è notizia recente che una società "privata" di queste, costituita con fondi pubblici legati alla Regione Lazio appunto per offrire servizi (sic !) alla Regione stessa, ha l'organico costituito per circa 3/4 da dirigenti ed il costo dei suoi "servizi" (non ricordo quali) è 6 volte più alto di quello medio di mercato : ma tanto pagano le casse pubbliche.... ed è solo un esempio.
    Altro esempio di corporazioni possono essere quelle di professionisti (notai, medici ecc.) quando rifiutano la logica della concorrenza.

    - l'altro aspetto della questione, altrettanto grave e spesso citato (non senza motivi validi, ahimè) dalle corporazioni a difesa delle proprie tesi sta nella mancanza di controlli e quindi nella sostanziale impunità ed illegalità in cui operano, spesso, quelli che intendono far concorrenza al "sistema".

    Io non so, nel caso particolare di Uber di cui come ho premesso so poco, se si tratti di un'operazione illegale, e se la sua eventuale illegalità (a naso, tanto a posto la cosa non mi pare...) sia tale solo per evasione di tributi o anche per questioni di sicurezza : il punto è che non è questo il nocciolo del problema.

    La questione cruciale è invece che in questo disgraziato Paese, sul serio tanto tanto indietro rispetto ai Paesi più seri su questioni essenziali di civiltà come questa, abbiamo uno Stato (inteso come insieme di amministratori pubblici, non importa se locali o nazionali) che si comporta come una mezza mafia :

    - da un lato imponendo magari balzelli esosi ed ingiustificati per consentire un'attività, magari ingiustificatamente a numero chiuso, ponendosi già di fatto in tal modo agli antipodi di quella logica di buona concorrenza che a parole, di solito, si dice di voler favorire ;

    - dall'altro evadendo la sua essenziale funzione che è quella di controllare la legalità, lasciando proliferare in tal modo un altro genere di "sottobosco" (contrapposto a quello dei privilegiati dal sistema prima citato) che crea anomale forme di "concorrenza" basate sull'illegalità, sull'insicurezza, sul lavoro nero o sottopagato ecc. : pensiamo, ad esempio, ai tanti laboratori-fabbriche-lager fuori da ogni legalità (siano essi i laboratori in cui i cinesi dormono e lavorano giorno e notte o invece quelli nei paesi del Sud, come quello venuto alla ribalta qualche tempo fa solo perché crollò la palazzina fatiscente che lo ospitava : realtà ben note alle FF.OO. ma che per varie ragioni non si vogliono toccare).

    E' evidente che in Italia, finché non ci sarà una coscienza civile basata su regole uguali per tutti e su uno Stato che non abdica alla sua basilare funzione di assicurare la legalità (e non di fare "l'imprenditore" in imprese fallite sul nascere) problemi come questo di Uber, e tanti altri, saranno irrisolti ed irrisolvibili.

    Qualcuno, signor Direttore, obietterà forse che sono stato troppo prolisso (ma talvolta serve) ma soprattutto che sono andato fuori tema e che il genere di problemi che ho citato nulla abbiano a che fare con Uber : bene, io invece penso che le cose stiano esattamente così e che siano queste gravi storture del nostro Paese (tanto bello per tanti aspetti, ma purtroppo arretrato in fatto di civiltà) a determinare l'insorgere di problemi come questo.

    Cordialmente
    Lucio
     

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