Perché i Saloni possono e devono sopravvivere

Perché i Saloni possono e devono sopravvivere - opinioni e discussioni sul Forum di Quattroruote

  1. gianlucapellegrini

    gianlucapellegrini Direttore Membro dello Staff

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    Dunque, Ginevra cancellato, New York rimandato ad agosto, Detroit forse giugno (data che era stata scelta perché troppo forte era la concorrenza del Ces), Pechino boh, IAA tedesco traslocato dal Meno alla Baviera, Parigi in bilico. La domanda si aggira per il mondo, dell’auto e no: il 2020 – complice il coronavirus – segnerà la fine dei Saloni? La mia risposta, per quanto conti, è che i Saloni potranno continuare a esistere, ma soltanto a certe condizioni. Spiego.

    Lavoro a Quattroruote dal 1988. All’inizio mi occupavo delle quotazioni dell’usato, come oscuro scrivano. Nel gennaio del 1989, fui promosso giornalista praticante, prima seguendo l’attualità e poi dedicandomi al prodotto (prendendo il posto, giochi del destino, lasciato da Guido Costantini, oggi direttore di Al Volante). Da allora, in vari ruoli, sono andato a tutti i Saloni dell’automobile del globo terracqueo. Ginevra e Francoforte sempre, Parigi quasi sempre, Detroit per 20 anni buoni, Tokyo quando “coprivo” l’automotive asiatico. A Pechino, 15 anni fa, ero uno dei 3-4 occidentali presenti: l’accredito non prevedeva neppure la versione in inglese ed entrai mostrando con nonchalance uno skipass Dolomiti Superski che avevo in tasca. E poi quelli minori. Ho “fatto” Amsterdam, Bruxelles, Barcellona, Los Angeles, Belgrado, Seul, Birmingham, Londra, Delhi. Non parliamo del Motorshow anni d’oro o di Torino, dove andai per la prima volta nel 1984 da studente fregando a mio padre un invito a provare le nuove BMW. Sono cintura nera di Salone. Ebbene, in 30 anni di girovagare fra auto lucide e ferme ho visto trasformarsi in maniera clamorosa questi eventi. All’inizio erano appuntamenti tutto sommato banali, quasi casalinghi, di sicuro poco impegnativi per costruttori, pubblico e media: la ragazza riversa sul cofano con la coscia a favore di fotografo, le macchine spalmate qua e là, lo snack veloce per i giornalisti, il comunicato stampa nella cartellina, le stampe di tre foto in croce. Pian piano, e poi sempre più velocemente, gli stand hanno iniziato ad allargarsi, a diventare maestosi, hollywoodiani, sardanapaleschi (nonché – e non è stato un male – politicamente corretti: le hostess maliarde sono sparite, ora ci sono ragazzi e ragazze con Stan Smith e tablet). E i costi sono esplosi. Due edizioni di Francoforte fa, la BMW aveva una pista di prova all’interno dello stand, con le macchine che giravano sulla testa del pubblico. La Mercedes, sempre nel campo di casa, ha da anni un edificio intero su più piani. Alla Cobo Hall di Detroit ho visto una pista di pattinaggio. Non mi ricordo dove avevano appeso delle macchine a testa in giù. E per carità non parliamo dei soldi spesi per effetti speciali, special guest, presentatori vari, artisti, spettacoli in stile Las Vegas, con performer il cui cachet si misura in centinaia di migliaia di euro. Esempi sporadici di elefantiasi? In alcuni casi sì: ma anche gli stand “normali” costano milioni di euro, perché nessuno vuole sfigurare (infatti molti vengono riutilizzati in giro per il mondo cercando disperatamente di ammortizzarne il costo). In più gli organizzatori, non proprio delle Onlus, chiedono sempre più soldi per lo spazio nudo. E poi ci sono i viaggi del personale, e gli inviti per i giornalisti che sennò non andrebbero perché i giornali non hanno più budget per le trasferte, e il catering, e il trasporto delle auto. Un pozzo senza fondo.

    Così ora sempre più Case iniziano a tirarsi indietro: il Ginevra mancato era un florilegio di assenze. Dunque, è arrivata l’ora del de profundis? No. Più semplicemente è tempo di riconoscere come la formula attuale dei Saloni sia stata uccisa dal gigantismo voluto da quegli stessi costruttori che ora si lamentano dei costi eccessivi: l’interesse del pubblico, nonostante la sete d’informazioni sul prodotto possa trovare centinaia di altre sorgenti, è ancora forte. Sempre a Ginevra, nel 2019, oltre 600 mila persone hanno pagato il biglietto per entrare. A Francoforte sono stati 560 mila. Meno di prima, certo: Francoforte nel 2015 ha toccato il milione di visitatori. Ma rimangono comunque bacini di tutto rispetto, specie quando si organizzano eventi con logiche locali. Lo scorso settembre, a Milano, 300 mila persone erano in corso Buenos Aires per il nostro Streetshow. Dunque, per usare il gergo di chi ne sa, sono i costi che fanno sballare il return on investment, non la capacità di reach. Case, un appello: mettetevi nei panni dei consumatori che se ne fregano dell’architettura dello stand, finitela con questa gara al massacro e riportate i Saloni a essere occasioni semplici. Io sospetto però che non sia soltanto una questione di vile danaro. Ho l’impressione che per i costruttori, a cui la scelta di affidarsi soltanto a logiche quantitative sta ormai facendo perdere di vista il mercato, il vero limite dei Saloni sia l’impossibilità di profilare il visitatore cha vaga tra gli stand e avere gli elementi per attirarlo nella sua rete di lusinghe e blandizie. Continuerò a ripeterlo allo sfinimento: trattare il consumatore come portatore sano del mitico lead, ormai la pietra filosofale del business, è un errore che si pagherà caro. Certo, in tutto questo discorso rimane fuori un tema fondamentale: i Saloni sono anche un evento b2b, dove l'industria incontra i media. Ma direi che l'ultimo Ginevra ha dimostrato in modo inequivocabile come i giorni della stampa si possano svolgere senza problema anche in modo virtuale e che la copertura mediatica non viene affatto pregiudicata.
     
    A pilota54, gtgianlu e Ex Batri piace questo elemento.
  2. Ripeps53

    Ripeps53

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    A mio parere, ora che hanno sperimentato il salone "virtuale", ci sarà un ripensamento ad organizzare una esposizione stile anni d'oro, credo che ogni novità verrà presentata "dal vivo" con un evento a sè, in modo da focalizzare l'attenzione, come è avvenuto per il lancio della Fiat Uno a Cape Canaveral.
     
  3. bull69

    bull69

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    Molto interessante e condivisibile. Complimenti direttore.
     
  4. X-Y

    X-Y

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    Con i media e gli strumenti di oggi si può dire che le auto (nuovi modelli, restyling o concept che siano) arrivano alla "vista" del consumatore ancor prima che siano materialmente costruite. Quindi cos'è un Salone dell'Auto e che scopo deve avere? Lo scopo è sostanzialmente "materiale". Ovvero di mostrare appunto fisicamente al consumatore che può toccare con mano/provare le novità e relativi progetti di motorizzazione o soluzioni di abitabilità, sicurezza e viabilità inerenti al mondo dell'automobile. E a meno che si sfornino vere novità come conigli, cosa che non mi sembra, i saloni devono rimanere pochi ma buoni per permettere di aumentare l'attesa, l'interesse, garantendo così un'alta affluenza di pubblico. Per l'aspetto invece proporrei dai "box" tutti identici, stile Artigiano in Fiera, così da far risaltare il vero soggetto del salone.
     
  5. X_BOND

    X_BOND

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    Anche se non come il direttore anch'io ho molta esperienza dei saloni fin dai tempi delle elementari dal 82 al 2000 non mi sono perso un salone di Torino, negli anni 90 sempre al motor show anche più giorni, sono stato anche a Francoforte più di una volta, a Parigi e a Ginevra una ventina di volte anche per lavoro.
    Beh lo scorso anno al salone di Ginevra ancora accalcato di gente, era l'ultimo sabato, vedere parecchi ex stand ridotti ad area di di riposo/cibo, tra l'altro molto comode, e altri stand occupati per lo più da improbabile preparatori di auto per "miliardari per non dire altro russi......ho capito che ormai era arrivato l'inizio della fine.
    Purtroppo oltre a tanti altri danni...il coronavirus non farà altro che accelerare la tendenza della "fine dei saloni" che era già in atto.
    Il mondo è cambiato nel bene e nel male, internet, l'elettrico, mega concessionarie in cui puoi vedere le macchine senza nessuno che "ti rompa", poi innegabilmente la passione dell'auto che cala vedi anche Formula 1...ripeto però che a Geneve ancora lo scorso anno c'era ressa....ma ovvio se molte case non vanno al salone piano piano non vanno più nemmeno gli spettatori...io stesso avevo deciso di non andare più nemmeno a Geneve nel 2020 se ci fosse stato.
    Poi ok ci sta che all'evento di quattroruote o al saloncino al parco di Torino c'era tanta gente o anche al più specialistico motor valley fest di Modena....erano eventi gratuiti un pò come fare 2 passi in centro o al centro commerciale....se mai faranno "il salone di milano" che dicevano sarebbe stato a pagamento, ottimo modo per farlo morire sul nascere.
     
    Ultima modifica: 14 Marzo 2020
  6. Divergent

    Divergent

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    Ma la domanda oggi come oggi è:

    Perchè andare ad un salone, magari spendendo anche dei bei soldi per le trasferte, quando posso vedermi le anteprime sul web e toccare il prodotto comodamente con mano e magari provarlo, dopo qualche mese, in concessionaria, senza la calca sudaticcia di persone e ragazzini a caccia di souvenir?
     
  7. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    Anch'io sono andato a diversi saloni. Al Motor Show non ricordo più quante volte, penso più di 20, ma ormai è finito. Una volta (1994) al Salone di Torino e una volta (2016) al Salone di Ginevra.

    Il "bello" dell'andare ai saloni consiste o consisteva soprattutto nel fatto di "vedere in anteprima" le novità, magari quelle che più interessano chi poi ci va.
    Ricordo di essere andato al Salone di Ginevra 2016 sia perchè avevo la disponibilità economica per andarci (in aereo + albergo), sia perchè sapevo che avrei visto la Giulia, l'Abarth 124 e 124 rally, la Fiat Tipo 5P, la Tesla Model 3, La Lotus Eleven 3, La Mc Laren 570 S, la Porsche GT3 RS ultimo modello e altre vetture che mi interessava vedere dal vivo e in anticipo.
    Poi mi piaceva l'idea di andare a Ginevra, vedere la città, il lago e i dintorni (non c'ero mai stato).

    Torino invece era il mio sogno di bambino. Avevo sempre letto di quel Salone su Quattroruote e a 40 anni ho realizzato il desiderio di andarci, proprio come auto-regalo dei 40 anni. Ed è stato bello. La vettura sulla quale mi soffermai di più fu la (allora nuovissima) Maserati Quattroporte IV, blu con interni in pelle beige. Spettacolare.

    Cosa un po' diversa il Motor Show, là ci si andava anche per vedere le gare, per sperimentare, per provare kart, piste slot, vetture, fare "hot laps" sulla pista, tirare un rigore, provare i simulatori, per fare cose nuove e diverse, per respirarne l'atmosfera elettrizzante.

    Il futuro dei Saloni? Mah, mi trovo concorde con la lunga disamina del direttore.
     
    Ultima modifica: 15 Marzo 2020
  8. robby1954

    robby1954

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    Ricordo ancora il mio primo Salone, a Torino nel 1962, con mio padre: avevo otto anni.
    Allora il mondo dell'auto era qualcosa di distante, e solo nei saloni potevi vedere, tutte insieme , le ultime novità
    Condivido appieno la disamina del direttore, in particolare la critica del gigantismo. Penso che i saloni potranno sopravvivere solo se sapranno ridurre drasticamente i costi, per gli espositori ed il pubblico. Purtroppo non so se ne avranno la capacità, perchè gli organizzatori sono, il più delle volte, vittime della "fame" di guadagno immediato e non capiscono che, nella situazione attuale, uno dei possibili strumenti sarebbe la rinuncia per alcuni anni, al profitto, accontentandosi di rientrare dalle spese, predisponendo altresì spazi a buon mercato per gli espositori, che dovrebbero da parte loro evitare allestimenti faraonici: una sorta di legge suntuaria non scritta, privilegiando magari l'aspetto di spettacolo, come al Motor Show dei bei tempi. Se non accetteranno questa impostazione, forse anche il prossimo evento
    Milano-Monza potrebbe non ripetere il successo del Parco del valentino
     

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