Il signor Fiat

Il signor Fiat - opinioni e discussioni sul Forum di Quattroruote

  1. pilota54

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    "Il signor Fiat" è un libro che aveva mio padre e ora ho in libreria io, da quando mio padre non c'è più (ovvero dal 2008) e l'ho letto a suo tempo. Ovviamente il "signor Fiat" è Gianni Agnelli. Il libro fu scritto da Enzo Biagi (editore Rizzoli) nel 1976, un anno non certo buono per la Fiat, che dopo la "Guerra del Kippur" e la conseguente stretta petrolifera, che provocò una catastrofe economica mondiale, attraversò una grave crisi di vendite, di fatturato, di sopravvivenza, che portò anche all'ingresso nel capitale di sostanziosi fondi libici.

    Ieri sera però ho visto un documentario di Sky, intitolato semplicemente "Agnelli", e devo dire che mi è piaciuto molto, anche perchè vengono rivelati retroscena che aumentano l'ammirazione che ho sempre avuto verso di lui.

    E' vero, molti lo hanno criticato e lo criticano ancora, anche da morto, ma credo che la maggioranza di coloro che lo hanno criticato o erano invidiosi della sua ricchezza o non lo conoscevano bene. Io penso che un uomo vada giudicato soprattutto da quello che fa (o ha fatto) e non da quello che dicono di lui.

    Nel documentario si racconta (tra l'altro) e non solo attraverso testimonianze dei parenti (ovviamente di parte) ma anche di osservatori non coinvolti direttamente, come giornalisti o altri imprenditori (Furio Colombo, Gianni Riotta, Carlo De Benedetti per esempio), che proprio durante la grande crisi degli anni '70 la Fiat avrebbe dovuto licenziare 70.000 dipendenti, ma lui disse che non avrebbe mai messo in mezzo alla strada così tante persone: "No, non lo farò mai, chi assumerebbe queste persone, soprattutto in questo periodo di crisi?" E non lo fece, ovviamente. Giunse invece alla decisione, già citata, di inserire nel capitale "la Libia", compresi alcuni elementi nel CDA. Ma anni dopo riacquistò quei fondi.

    Nel documentario si dice pure (ma lo scrissi, nel mio piccolo, anch'io nella mia tesi di laurea in economia "L'industria automobilistica nello sviluppo economico italiano") che la Fiat per decenni è stata il pilastro principale dell'economia italiana, la locomotiva dello sviluppo economico del Paese nel dopoguerra. Ma questo è ben noto. Forse molti non sanno però che le Fiat 124 vendute nel mondo furono ben 4.000.000, e le Fiat 128 2.800.000, numeri impressionanti anche oggi (fonte? La mia tesi, pag.98, ovviamente con bibliografia). E i dipendenti, incluso l'indotto, raggiunsero il milione.

    Un altro retroscena, non so quanto noto, che viene raccontato, è che Cesare Romiti non fu scelto da Agnelli, ma fu praticamente "imposto" dal burattinaio della finanza italiana di tanti anni fa: Enrico Cuccia. Un nome e un cognome che non hanno certo bisogno di presentazioni. C'è chi dice che, soprattutto negli anni di crisi, il "capo" della Fiat, il principale "dirigente" fosse proprio Enrico Cuccia............

    Si racconta anche dell'ascesa del comunismo in Italia, del "pericolo" che ravvisava l'"avvocato" in questa ascesa, delle Brigate Rosse e di Aldo Moro, degli scioperi del 1980 e della successiva "Marcia dei 40.000". Ma non vado oltre, anche per ossequio al regolamento.

    Toccante anche il racconto del suicidio del figlio Edoardo Agnelli, che a 46 anni si lasciò cadere nel vuoto da un'altezza di 80 (c'è chi dice 100) metri. Perchè? Beh, per i tentennamenti sul ruolo da leader che poteva essere a lui assegnato. Cosa non fatta per ragioni oscure, ma quasi certamente per la sua dissolutezza, la dipendenza dalla droga. Pare che Gianni non si riprese mai da questa terribile tragedia, avvenuta tre anni prima della sua scomparsa, dovuta come noto a un devastante tumore alla prostata.

    Ma la cosa che alla fine mi ha un po' commosso, è stata la testimonianza, questa si di esponenti della famiglia, su quanto avvenne dopo la morte dell'"avvocato". Una fila, una "processione" di persone che andarono dai familiari per raccontare un gesto di umana generosità, di carità, di aiuto, di sostegno (certamente economico, ma anche solo per dei "posti" ottenuti grazie all'azienda della famiglia). Tanti gesti evidentemente compiuti in silenzio, senza sbandierarli ai 4 venti, come si dovrebbe fare.

    Ovviamente spendeva anche tanto per sè e i suoi: ville, barche, auto, viaggi e quant'altro. Ma ci sta dato che ha sostenuto l'economia di una nazione intera per almeno mezzo secolo.........

    Per me un documentario interessante. Da vedere. C'è anche una parte iniziale, che ancora non ho visto. Scusate la lunghezza del post, ma tanto leggerlo è facoltativo.
     
    Ultima modifica: 11 Gennaio 2023
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  2. amicable

    amicable

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  3. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    Credevo fossero due “puntate”, invece è un unico documentario, di un’ora e 40, come un film, solo che una parte l’avevo persa (era già iniziato) quindi l’avevo registrato una seconda volta.

    La parte che mancava riguarda le origini della Fiat, l’ingresso in azienda e l’ascesa imprenditoriale dell’”avvocato”. Il ruolo economico del gruppo, e tanto altro. Insomma la storia iniziale e i primi anni di sua conduzione. Sempre con commenti della famiglia e di illustri osservatori.

    Si commentano anche tratti caratteriali e aneddoti dell’uomo. Il suo carisma, le sue frequentazioni, la sua generosità. Anche i difetti, le debolezze, ovviamente, come il suo modo spericolato di guidare, perché no, e le sue passioni: le automobili e le donne…..

    De Benedetti (già AD Fiat a suo tempo): “Sono andato spesso in auto con lui, un’esperienza davvero terribile. Guidava sempre come se stesse correndo una gara di F.1, ma noi eravamo a Torino….”
    Da giovane ebbe anche un grave incidente in auto. Non lo sapevo.

    Valentino: “Lo stile era tutto per lui, vestiva con grande gusto, tutti cercavano di imitarlo. Io stesso l’ho copiato”.

    Una sua frase celebre: “Non si può pensare all’avvenire e al successo della Fiat senza pensare al successo della nazione in cui si trova”.

    Commento del narratore di un vecchio filmato:
    “L’Italia, da arretrata fino a 10 anni fa (prima di lui) è diventata una delle grandi contendenti del mercato mondiale. La Fiat divenne la principale casa automobilistica europea, sorpassando la Volkswagen, e la quarta produttrice mondiale nel 1967, dopo GM, Ford e Chrysler”.
    Incredibile, non me lo ricordavo ciò!

    Tutto interessante e ben realizzato.
     
    Ultima modifica: 12 Gennaio 2023
  4. omniae

    omniae

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    Una vera icona. Il famoso orologio sopra il polsino.
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  5. LUCARONCONI

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    La storia di Agnelli è assai interessante (oltre ai mezzi su gomma FIAT si è occupata con successo di treni (il Pendolino è suo), di motori marini, per aviazione ,robotica industriale….però un sentimento comune a tanta gente critica la FIAT come una azienda privata che ha succhiato un sacco di soldi pubblici per potersi espandere…personalmente credo che sarà anche vero che ha ottenuto finanziamenti per aprire fabbriche, però ha dato da lavorare a tanta gente, investendo anche nel meridione che prima del suo ingresso aveva problemi di forte disoccupazione…. certo, a distanza di anni anche queste fabbriche soffrono e non fanno quello che potrebbero fare in termini produttivi e il ricorso alla cassa integrazione è frequente, però senza queste realtà la situazione potrebbe essere peggiore.
     
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    Parli del 99% della popolazione italiana, vero? :emoji_smile_cat:

    ...a parte la provocazione, concordo in ogni singola virgola su quello che hai scritto e detto in questa ottima discussione!
     
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  7. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    Si, sicuramente ci sono stati nel corso della storia aiuti pubblici, ed è la critica che viene mossa più spesso, e anche molta cassa integrazione, ma la CIG serve proprio a impedire che in fasi congiunturali negative avvengano licenziamenti di massa.
    E' una valvola di sfogo che ogni tanto va attivata, un "ammortizzatore sociale", che ha natura umanitaria. Per me giusto e condivisibile.

    Purtroppo, in coincidenza con la sua scomparsa, ha avuto inizio una parabola discendente che sembra proseguire anche adesso. Vedremo, si parla di diversi nuovi modelli in arrivo, il primo proprio nel 2023 (l'ormai famoso B-UV, che forse si chiamerà 600....). Poi la Topolino e poi ancora la Centoventi o nuova Panda. Poi ancora la sostituta della Tipo e della 500X. Ma ci sono gli argomenti appositi.
     
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  8. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    Celebrato il ventennale dalla sua morte (24/1/2003). Anche il presidente Sergio Mattarella ha voluto ricordare in questo giorno "il signor Fiat".
     
  9. robby1954

    robby1954

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    Penso che esistano due diversi aspetti da considerare. Da una parte è stato un raffinato principe rinascimentale, amante delle arti (consiglio di visitare la pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, sul tetto del Lingotto: da sola vale un viaggio a Torino), dello sport, della cultura: un ambasciatore dell'Italian way of life nel mondo. Dall'altra parte, però come industriale in senso stretto è stato men che mediocre: il declino di Fiat è iniziato già nei primi anni '90 con l'uscita di scena di Ghidella e le leve del comando in mano ai vari Romiti (un uomo di finanza presuntuoso che pretendeva, senza averne la capacità, di saper fare automobili), Cantarella, Testore e così via. In altri posto l'ho paragonato a papa Leone X, Giovanni de' Medici: munifico e splendido, protettore delle arti e di Raffaello, che però non seppe capire i problemi determinati da Lutero e dalla Riforma protestante, con conseguenti guerre di religione che insanguinarono l'Europa per decenni. La chiesa cattolica, comunque, è sopravvissuta fino ad oggi, l'industria italiana dell'auto, rappresentata da Fiat, purtroppo no, ormai è solo uno dei tanti marchi di Stellantis, e non si contano i siti produttivi chiusi da decenni o avviati alla chiusura.
     
  10. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    A mio parere il tramonto della Fiat iniziò con l'avvento di Cesare Romiti, imposto ad Agnelli (non dimentichiamolo) da Enrico Cuccia, quando la Fiat ebbe bisogno di un robusto intervento finanziario di Mediobanca a causa della grave depressione dell'azienda determinata da crisi energetica, lotte sindacali, violenze estremiste e terrorismo.

    Poi la Fiat riuscì a risollevarsi, grazie anche, anzi soprattutto, alla Uno e la Punto, due grandi successi commerciali. Forse l'unico vero errore grave di Giovanni, a mio avviso, fu l'assorbimento di Alfa Romeo (nel 1986), strappandola alla Ford, senza lasciare a quella gloriosa casa la necessaria identità di brand, l'autonomia progettativa e gestionale, probabilmente per "gelosia", per mania di grandezza, per l'abitudine all'egemonia di Fiat. Un grosso errore effettivamente.

    La mazzata finale per "il signor Fiat" arrivò però con la morte del figlio nell'anno 2000, e tre anni dopo con la morte dello stesso Giovanni Agnelli. Tutto quello che avvenne dopo il 2000 di fatto non fu certo colpa sua.............
     
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  11. StelleStrisce

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    Mi piacevano alcuni suoi aforismi, tipici di chi ascolta, elabora e risponde con arguzia:

    "Ci sono uomini che parlano di donne e uomini che parlano con le donne. Io di donne non parlo mai." Spettacolare...

    "Gli ecologisti mi stanno simpatici, ma hanno programmi costosi: non si può essere più al verde delle proprie tasche." Epico.
     
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  12. robby1954

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    Gentile Pilota 54, certo Fiat negli anni '70 era in crisi, ma seppe risollevarsi e negli anni '80 macinava utili e vendite: Uno e Thema, tanto per dirne due. I problemi a mio modesto avviso sono cominciati, lo ripeto, all'inizio degli anni '90. Lo si può rilevare dall'aumento dell'indebitamento, dalla crisi finanziaria del 1992-1993, con la necessità di ridurre in maniera rilevante la manodopera e l'intervento di Mediobanca che "impose", per dare il suo aiuto, la permanenza di Romiti (pessima scelta!), dalle perdite di quote di mercato in Italia ed in Europa. La Punto vendette bene, ma prevalentemente in Italia e soprattutto grazie agli incentivi, e non riuscì a ripetere il successo della Uno. Nel 2000, quando l'Avvocato fu colpito dalla grave disgrazia familiare cui fai cenno, andava già molto male, e la crisi esplose in tutta la sua drammaticità a fine 2001, quando Testore ( per darti un'idea delle sue capacità e delle sue attitudini, era soprannominato "l'indossatore delegato") dette le dimissione
     
  13. pilota54

    pilota54 Moderatore Membro dello Staff

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    Beh, vedo che siamo in buona parte d’accordo. Si, Testore prosegui sostanzialmente sulla linea di Romiti.
    C’è comunque anche da dire che a partire dagli anni ‘90 gli italiani non erano più “Fiat dipendenti” come in passato. Compravano già in gran numero auto straniere, quindi il declino del gruppo Fiat era inevitabile.

    L’europeizzazione e la globalizzazione delle vendite di auto hanno penalizzato pesantemente molti gruppi e anche molte nazioni, e comunque hanno portato alle grandi concentrazioni, i super gruppi attuali.
     
    Ultima modifica: 26 Gennaio 2023
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  14. amicable

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    Ultima modifica di un moderatore: 26 Gennaio 2023
  15. amicable

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