Che cosa penso del docufilm Netflix su De Lorean

Che cosa penso del docufilm Netflix su De Lorean - opinioni e discussioni sul Forum di Quattroruote

  1. gianlucapellegrini

    gianlucapellegrini Direttore Membro dello Staff

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    Da vecchio connoisseur di automobili e di cinema, appena scorgo all’orizzonte qualcosa in grado di combinare le mie due passioni non perdo un nanosecondo nel mettermi davanti a uno schermo, grande o piccolo che sia. Purtroppo devo dire che la maggior parte delle volte rimango deluso, nonostante l’entusiasmo (o forse proprio per quello) con cui mi dispongo alla visione: a parte qualche capolavoro, tipo Grand Prix di Frankenheimer, e qualche bella opera di solidi professionisti (Le Mans ’66 di Mangold o Rush di Howard), i film che parlano di macchine e/o di corse non sono mai all’altezza delle aspettative dello spettatore specialista, che inevitabilmente finisce per concentrarsi sulle inesattezze, sulle esagerazioni, sulle forzature narrative necessarie a costruire un plot digeribile con facilità dal pubblico meno smaliziato.

    Spiace dirlo, ma ho vissuto analoga frustrazione guardando una dopo l’altra le tre puntate della docuserie che racconta la parabola umana, professionale e infine giudiziaria di John De Lorean (“DeLorean, Mito e Magnate”, su Netflix), il car guy che crollò sotto il miraggio delle proprie ambizioni: un’opera assemblata con cura, su questo non discuto, ma che sconta il grande limite di non svelare nulla di davvero inedito su una storia che è già stata raccontata tante volte. Lo scespiriano compendio di avidità e spregiudicatezza, di dramma e umana debolezza che è stata la resistibile ascesa di John D. L. ha infatti ispirato negli anni un numero impressionante d’autori, che attraverso libri, documentari e lungometraggi hanno ricostruito nei minimi dettagli l’incredibile vicenda dell’ex golden boy GM entrato nella cultura popolare per aver fornito a Marty Mc Fly la macchina per ritornare nel futuro. Soltanto per citare opere recenti, nel 2018 è uscito “Driven - Il caso DeLorean”, diretto da Nick Hamm e addirittura presentato al Festival del Cinema di Venezia, e nel 2019 “Framing John DeLorean” di Don Argott. E anche se Netflix sta sul vago, non è chi non veda come la docuserie attuale peschi molto nel materiale di un reportage video realizzato da Chris Hegedus e D.A. Pennebaker nel 1981.

    Una volta compreso che il film non può trovare il proprio motivo d’interesse nelle rivelazioni, rimane comunque interessante l’interpretazione narrativa di una storia d’ascesa e caduta che sembra scritta da uno sceneggiatore di Hollywood. Pur appesantita da un’architettura che ricorre ossessivamente ai flashback, è un’opera di cui va apprezzata la didascalica precisione: divisa come detto in tre parti (“Un vero anticonformista”, “Bombe, proiettili e scandali” e “Con le mani nel sacco”, titoli che marcano i punti salienti dell’intera vicenda), punta alla figura di De Lorean come elemento pivotale della narrazione, a cui contribuiscono le interviste al figlio Zach, alla ex moglie Cristina Ferrare e ai giornalisti d’inchiesta che per primi sollevarono dubbi sulla sua integrità.

    Moderno Jeckyll e Hyde, De Lorean viene raccontato nella sua inquietante duplicità. Da una parte, l’ingegnere talentuoso, con i primi successi da executive alla Chrysler, alla Packard e soprattutto alla GM, lo stile di vita sfarzoso, le amicizie con i Vip, la decisione di diventare imprenditore, l’invenzione della DMC-12, sportiva d’acciaio inox con le porte ad ala di gabbiano disegnata da Giugiaro (che si vede fugacemente in un’inquadratura). Dall’altra, l’abisso morale di un uomo senza scrupoli, affascinato dalla ricchezza e ossessionato dalla propria immagine (si sottopose a dolorosissime operazioni di chirurgia estetica per sembrare più bello), tanto carismatico quanto eticamente disinvolto (convinse il governo britannico a pagargli la fabbrica in Irlanda del nord, che nei primi anni 80 era al centro di una guerra civile fra cattolici e protestanti, sapendo che non sarebbe mai riuscito a produrre le 30 mila vetture già prenotate), con tendenze chiaramente criminali: prima fu accusato di malversazione dei fondi aziendali assieme a Colin Chapman (che aveva coinvolto nel progetto), poi venne arrestato dall’FBI per spaccio di stupefacenti (si scoprì essere una trappola e scampò alla condanna) e infine rubò un brevetto al suo inventore, chiedendo mezzo milione di dollari di “riscatto”. Nell’ultima scena lo si vede invecchiato mentre promette ai collezionisti di De Lorean una nuova macchina, ovviamente ad ali di gabbiano: l’ultima bugia, perché lui in quel momento vive in una modesta casa del New Jersey vendendo orologi online. Un “narcisista maligno” come lo definisce senza sconti l’ex moglie. Una piccolissima notizia, nei 132 minuti di documentario, comunque, c’è: a un certo punto, uno dei suoi collaboratori rivela che De Lorean iniziò una trattativa per comprarsi l’Alfa Romeo, a quel tempo dell’IRI. Chissà se era vero.
     
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  2. carletto-new

    carletto-new

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    ho letto diversi scritti su questo personaggio e ne ho tratto l'impressione che fosse una persona di ambizione troppo superiore ai propri talenti,da cui la rovinosa caduta;qual e' la sua opinione,Direttore?
     
  3. gianlucapellegrini

    gianlucapellegrini Direttore Membro dello Staff

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    Penso che De Lorean fosse un uomo capace, ma penalizzato da un ego ipertrofico. Rileggendo la sua vicenda, il vero mistero è come riuscì a convincere così tante persone della bontà di un progetto chiaramente velleitario. La politica, quando ci sono di mezzo le automobili, ci azzecca di rado.
     
  4. pilistation

    pilistation

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    Devo ancora guardarlo ma leggendo il suo Post mi rendo conto che il target del docufilm sia più informare chi non ha mai approfondito l'argomento.

    Spero sia carino come Tucker - un uomo e il suo sogno, bel film per far conoscere una storia su questo mondo alla mia compagna.
     
  5. gianlucapellegrini

    gianlucapellegrini Direttore Membro dello Staff

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    Il film era bello, ma partiva da una tesi preconcetta (ovvero che Tucker fosse stato vittima delle Big Three) assolutamente non vera.
     
  6. alfacustica

    alfacustica

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    Avendola vista nascere oltre i finestrini della 131 di mio padre ho sempre provato un fascino irresistibile per la parabola della Bugatti a Campogalliano.
    Sono dell'80 e sembrava la nascita di un sogno pazzesco.
    Poi lo chock.
    Ho letto e visto tutto ciò che ho trovato sulla mitica fabbrica blu.
    Crede che ci possa essere qualche parallelo?
     
  7. gianlucapellegrini

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    Suggerisco di leggere Bugatti & Lotus Thriller, il libro con cui Romano Artioli ricostruisce l'intera vicenda (anche se su alcuni aspetti non spiega proprio tutto).
     
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  8. CSAR

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    Anche se è OT, gentilmente mi può spiegare perché Tucker non è stato vittima delle Big Three?
     
  9. pilistation

    pilistation

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    Diciamo che ci ha messo tanto del suo con le promesse...
     
  10. SUBmARine U-14

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  11. gianlucapellegrini

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    L'idea che enormi gruppi potessero essere preoccupati da una minuscola azienda intenzionata a realizzare dal nulla un progetto straordinariamente complesso è affascinante ma ingenua. Semmai gli executive delle Big Three erano molto attenti a quanto faceva la Kaiser, che aveva un sacco di soldi provenienti dai cantieri navali e che nei pochi anni di vita produsse davvero tante macchine.
     
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  12. alfacustica

    alfacustica

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    Certo, l'ho letto appena uscì. Ci scrivemmo pure qualche messaggio io e Artioli via social. Persona molto gentile e disponibile.
    Grande storia, ma come al solito ho trovato solo allusioni senza nulla di particolare.
    Poi, ovviamente, nel libro si trova solo la versione di Artioli. Già una bella Intervista a Materazzi di Cironi racconta una storia differente.
    Chissà..
    Resta solo un gran peccato.
     
  13. Silverkap

    Silverkap

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    Bel post e commenti interessanti! Seguo con interesse.
     

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