gli imprenditori che vogliono davvero avere successo, non lo dimenticano mai.Trotto@81 ha scritto:Spesso gli imprenditori dimenticano che i propri dipendenti, intendo quelli onesti, sono una ricchezza per l'azienda e non una tassa.Grattaballe ha scritto:Ecco... ricordiamocelo, chè abbiamo la memoria sempre più corta... cinque stelle :!:
Trotto@81 ha scritto:Spesso gli imprenditori dimenticano che i propri dipendenti, intendo quelli onesti, sono una ricchezza per l'azienda e non una tassa. Sono pochi quelli che lavorano come in una grande famiglia, molti quelli che lo fanno con una spada di Damocle sulla testa, molti quelli che si sentono oggetti.Grattaballe ha scritto:Ecco... ricordiamocelo, chè abbiamo la memoria sempre più corta... cinque stelle :!:
L'imprenditore crea il lavoro, il dipendente crea ricchezza.
L'imprenditore che si impicca lo fa perchè l'azienda, ovvero la sua famiglia, è andata in malora.Grattaballe ha scritto:Ma allora è nato prima l'uovo o la gallina? A parte che il dipendente fancazzista crea ricchezza solo per sè, se prima (a monte, in precedenza, preventivamente...) un imprenditore non glie l'avesse dato, un lavoro non ce l'avrebbe proprio. Se separiamo (importantissimo) gli imprenditori dai manager o pseudo tali, scopriremo anche che l'imprenditore spesso ha iniziato da sè, essendo lui per primo operaio di sè stesso e diventando poi venditore della sua opera. Marchionne non è capace di scegliersi i maglioncini e di pettinarsi... certi imprenditori, quando l'operaio è in malattia prendono il suo posto alla fresatrice. Ergo: sanno cosa significa lavorare e di conseguenza sanno quando una persona non sta lavorando.
Chiaramente non sono tutti così, la situazione peggiora visibilmente con l'aumentare delle dimensioni dell'impresa e dei componenti della gerarchia di comando. Senza prendere in considerazione i sindacati, che difficilmente apportano migliorìe alla situazione.
Continuo ad auspicare la ricerca di altri punti di vista, diversi dal proprio, per poter giudicare le situazioni con metodo sempre meno parziale. Si può sempre provare a mettere in piedi un'impresa propria, così poi si parla a ragion veduta. Credo che non possiamo essere tutti dipendenti o tutti imprenditori. Certo è che in fase di penuria di questi ultimi, se fossi dipendente credo varrebbe la pena di tenersi stretti quelli che rimangono, piuttosto che divertirsi a rompergli le balle. Poi, quando vanno a produrre in Romania oppure chiudono (o si impiccano...), tutti pronti a costernarsi. Come per molte altre situazioni, ci si rende conto di quanto erano importanti solo quando vengono a mancare.
Naturalmente, se si considera il lavoro (o peggio ancora lo stipendio... ) come cosa dovuta, tutto il discorso perde di importanza...![]()
Permettimi, ma il paragone è assolutamente improprio. Paragoni i lavoratori, che sono persone, al pane o a qualsiasi altra merce.marimasse ha scritto:Mi rendo conto benissimo che la questione è tutt'altro che banale e che, come tutte le questioni delicate e complesse, tira in ballo comportamenti più o meno esemplari da ogni parte e proprio per questo è assai difficile da "risolvere" SENZA danneggiare chi si comporta correttamente e castigando invece SOLO chi si comporta in maniera scorretta (se poi neanche ci si prova, da difficile si passa a impossibile).
C'è peraltro un aspetto, forse un po' teorico ma non troppo, che trovo interessante a livello di mentalità e che si può riassumere immaginando di proporre a 1000 cittadini qualunque (scelti a caso nell'ambito di tutte le categorie) uno scenario come il seguente.
Tu sei liberissimo di scegliere, tra i molti panettieri della tua città, quello dal quale servirti. Puoi fare tutte le valutazioni che vuoi: visitare i negozi e i forni, intervistare gli addetti, esaminare referenze e esperienze di lavoro, confrontare prezzi e qualità e varietà del pane e via dicendo. Senza limitazione alcuna. Una volta che avrai scelto, firmerai un contratto e poi, in base a tale contratto, dovrai servirti sempre, a tempo indeterminato, da quel panettiere, indipendentemente da eventuali cambiamenti dovessero insorgere nel frattempo.
Il panettiere potrà annullare il contratto in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione (e allora dovrai sceglierne un altro), tu invece non potrai. Meccanismo analogo sarà adottato per il fruttivendolo, il supermercato, il distributore di carburante, la tintoria, l'idraulico, il dentista, il meccanico e così via.
Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
Quanti di loro invece rifiuterebbero sdegnosamente e per quali motivi?
DareAvere(exTDI89) ha scritto:Permettimi, ma il paragone è assolutamente improprio. Paragoni i lavoratori, che sono persone, al pane o a qualsiasi altra merce.marimasse ha scritto:Mi rendo conto benissimo che la questione è tutt'altro che banale e che, come tutte le questioni delicate e complesse, tira in ballo comportamenti più o meno esemplari da ogni parte e proprio per questo è assai difficile da "risolvere" SENZA danneggiare chi si comporta correttamente e castigando invece SOLO chi si comporta in maniera scorretta (se poi neanche ci si prova, da difficile si passa a impossibile).
C'è peraltro un aspetto, forse un po' teorico ma non troppo, che trovo interessante a livello di mentalità e che si può riassumere immaginando di proporre a 1000 cittadini qualunque (scelti a caso nell'ambito di tutte le categorie) uno scenario come il seguente.
Tu sei liberissimo di scegliere, tra i molti panettieri della tua città, quello dal quale servirti. Puoi fare tutte le valutazioni che vuoi: visitare i negozi e i forni, intervistare gli addetti, esaminare referenze e esperienze di lavoro, confrontare prezzi e qualità e varietà del pane e via dicendo. Senza limitazione alcuna. Una volta che avrai scelto, firmerai un contratto e poi, in base a tale contratto, dovrai servirti sempre, a tempo indeterminato, da quel panettiere, indipendentemente da eventuali cambiamenti dovessero insorgere nel frattempo.
Il panettiere potrà annullare il contratto in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione (e allora dovrai sceglierne un altro), tu invece non potrai. Meccanismo analogo sarà adottato per il fruttivendolo, il supermercato, il distributore di carburante, la tintoria, l'idraulico, il dentista, il meccanico e così via.
Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
Quanti di loro invece rifiuterebbero sdegnosamente e per quali motivi?
Il mercato del lavoro è un mercato delicato. Spero non sia necessario spiegare il perché.
Saluti
DareAvere(exTDI89) ha scritto:Permettimi, ma il paragone è assolutamente improprio. Paragoni i lavoratori, che sono persone, al pane o a qualsiasi altra merce.marimasse ha scritto:Tu sei liberissimo di scegliere, tra i molti panettieri .
Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
marimasse ha scritto:Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
Quanti di loro invece rifiuterebbero sdegnosamente e per quali motivi?
Non a caso per i contratti di lavoro esiste una disciplina dedicata, proprio per la delicatezza della materia.Aerei Italiani ha scritto:marimasse ha scritto:Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
Quanti di loro invece rifiuterebbero sdegnosamente e per quali motivi?
non vedo come si possa paragonare tutto cio' al mercato del lavoro...
tendenzialente sottomettere l'intera materia al contratto tra privati equivale a distruggere lo stato inteso come cittadini ( siano essi imprenditori o stipendiati).
Il ragionamento che Marimasse sollecita con quell'esempio mi pare sia quello di considerare il mercato del lavoro come un mercato senza specifiche peculiarità e i contratti di lavoro sostanzialmente assimilabili a quelli disciplinati dal codice civile.belpietro ha scritto:DareAvere(exTDI89) ha scritto:Permettimi, ma il paragone è assolutamente improprio. Paragoni i lavoratori, che sono persone, al pane o a qualsiasi altra merce.marimasse ha scritto:Tu sei liberissimo di scegliere, tra i molti panettieri .
Quanti di quei 1000 cittadini accetterebbero?
leggendolo da fuori, mi pare invece che abbia paragonato il lavoro del panetterie (non il pane, il panettiere) al lavoro dei lavoratori
che sicuramente non sono la stessa cosa, ma non è lo stesso che paragonare il lavoro ad una merce, per quanto fondamentale
Ma gli imprenditori non possono assumere a cuor leggero una persona, non è un oggetto che dopo l'utilizzo si butta via.DareAvere(exTDI89) ha scritto:Non a caso per i contratti di lavoro esiste una disciplina dedicata, proprio per la delicatezza della materia.
Comunque, è ovvio che la propensione ad assumere delle imprese è maggiore quanto minori sono i vincoli per poter porre termine al contratto di lavoro. Ricordiamo comunque che in una situazione di carenza della domanda globale come questa non bisogna aspettarsi miracoli dalla maggiore flessibilità.
Per riformare la materia in tal senso lo Stato deve intervenire nel disegnare una robusta rete di protezione sociale omogenea, che copra tutti i lavoratori. Altrimenti parlarne non ha proprio senso. Non puoi togliere l'articolo 18 e lasciare la gente con 8 mesi di sussidio di disoccupazione.
Nossignore. L'età non sarà più quella di una volta, ma un minimo di logica mi rimane.DareAvere(exTDI89) ha scritto:...Paragoni i lavoratori, che sono persone, al pane o a qualsiasi altra merce...
DareAvere(exTDI89) ha scritto:Per riformare la materia in tal senso lo Stato deve intervenire nel disegnare una robusta rete di protezione sociale omogenea, che copra tutti i lavoratori. Altrimenti parlarne non ha proprio senso. Non puoi togliere l'articolo 18 e lasciare la gente con 8 mesi di sussidio di disoccupazione.
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