<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=1500520490268011&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> 4 novembre | Il Forum di Quattroruote

4 novembre

al di la della retorica sarebbe bello se venissero almeno riabilitati quei tantissimi soldati italiani che vennero decimati durante la prima guerra mondiale. L'Italia fu la nazione che più di tutte ricorse a tale pratica e furono centinaia i soldati uccisi senza colpe personali. Per essere passati per le armi era sufficiente chiedere di effettuare un assalto di notte con la protezione del buio anzichè di giorno oppure fumare al cospetto di un famoso generale o altre simili inezie.
A differenza delle altre nazioni poi per l'Italia non si è nemmeno proceduto alla riabilitazione postuma.
Cercando su Internet si possono scoprire tanti episodi che riletti in chiave moderna sembrano più degni dell'ISIS che di uno stato civile.
Onore a TUTTI i caduti di un conflitto crudele, anche ai più sfortunati uccisi dall'inettitudine dei comandanti.
 
un esempio significativo

Si chiamava Alessandro Ruffini, era di Castelfidardo. Stava marciando con la sua compagnia nei pressi di Noventa Padovana, in una cupa giornata del novembre 1917, dopo la rotta di Caporetto. Ruffini ha la sfortuna di incrociare lo sguardo di Andrea Graziani, conosciuto come "il generale delle fucilazioni". Il soldato, forse per sfida, forse per disattenzione, non si toglie la pipa dalla bocca al passaggio del superiore. Graziani non ha dubbi: è insubordinazione. E ordina l?immediata fucilazione del poveretto, che viene eseguita sul posto nonostante le proteste di alcune donne presenti. Chiamato nel 1919 a giustificare il suo gesto, Graziani non si scompone più di tanto: «Valutai tutta la gravità di quella sfida verso un generale, valutai la necessità di dare subito un esempio terribile atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia». Graziani non era un sadico, ma un esecutore particolarmente zelante delle direttive del capo di stato maggiore Luigi Cadorna, teorico delle esecuzioni sommarie e delle decimazioni per «dare l?esempio» a un esercito ritenuto indisciplinato e imbelle
 
e ancora

La Francia ha fatto da tempo i conti con questa scomoda memoria, così come la Gran Bretagna. In questi Paesi sono stati inaugurati persino dei monumenti ai fucilati. L?Italia è in ritardo. Ci sono state alcune richieste di "riabilitazione" o di "restituzione dell?onore" ai fucilati, effettuati da storici o da amministratori locali.

È il caso del sindaco di Forni di Sopra, Lino Anziutti, che ha chiesto la riabilitazione di quattro alpini fucilati a Cercivento nel 1916. La loro colpa? Quella, di aver indicato ai propri superiori una strada alternativa per sorprendere il nemico. Ma a livello nazionale questo capitolo doloroso non è stato veramente ancora aperto. Alberto Monticone, che assieme a Enzo Forcella è stato il primo a studiare le condanne a morte dei tribunali militari, spiega: «Credo sia giusto, come ha proposto Nicola Labanca ieri su Avvenire, che l?Italia faccia finalmente e definitivamente i conti con questa vicenda. I tempi sono maturi per riconoscere che anche questi soldati fucilati, alcuni dei quali erano degli eroi decorati, sono morti "per l?Italia"». Monticone prosegue: «La giustizia militare italiana, peraltro, fu molto più rigida di quella di altre nazioni combattenti. Solo per fare un esempio, delle 1787 condanne a morte emesse in contumacia per diserzione e passaggio al nemico, una sola risulta davvero corroborata da prove».
 
ch4 ha scritto:
al di la della retorica sarebbe bello se venissero almeno riabilitati quei tantissimi soldati italiani che vennero decimati durante la prima guerra mondiale.

fu anche una di quelle che osteggio' in piu' occasioni gli aiuti della croce rossa verso i prigionieri italiani catturati dagli austro-germanici e deportati nell'impero...
per non parlare di come rientrarono a guerra conclusa....

d'altra parte , un po' come sempre, la classe dirigente viveva costantenente la paura di un sconfitta ....

sconfitta che in vece delle scelte sbagliate fatte doveva avere un capro espiatoio nella"vilta'" delle prime linee....
 
Commento su un giornale locale (Il Piccolo) condiviso da tantissima gente autoctona.

"4 novembre, festa di vigliacchi e traditori, che non si sono smentiti nemmeno nell'ultimo atto della loro farsa criminale.
Alla data del "cessate il fuoco" le nostre armate tenevano ancora saldamente le linee sul Piave e l'Altopiano, e la tanto celebrata "battaglia di Vittorio Veneto" non aveva procurato all'Italia che pochi km di terra tra Valdobbiadene e Conegliano.
Approfittando della lealtà delle nostre armate gli italiani così varcarono le nostre linee, sotto gli occhi dei nostri soldati increduli, che si attenevano agli ordini di non sparare ma non capivano chi e perché avesse autorizzato gli italiani ad avanzare durante una tregua concordata.
Entro il 4 novembre gli italiani erano così riusciti a conquistare Malé (ma non Trento, occupata dagli alleati del contingente britannico), Feltre, il Cadore, Tolmezzo, Moggio, Tarcento, Udine, Cividale, Gorizia e Cervignano, mentre i carabinieri (non i bersaglieri) erano sbarcati a Trieste dalla "maledetta barca che li ga portai", il 3 novembre, per poi tornare a Trieste sbarcando "in parata trionfale" con Diaz, Badoglio e Vittorio Emanuele III solo il 10 novembre, quando erano certi che ogni possibile reazione ostile da parte della popolazione triestina sarebbe stata repressa con efficacia dalle truppe già sbarcate in precedenza.
Il 4 novembre rappresenta l'occupazione illegale ed illegittima da parte del Regio Esercito del Südtirol, del Trentino, della Kanaltal e del Litorale; occupazione che non sarà legittimata nemmeno dal Trattato di Saint-Germain-en-Laye, firmato quasi un anno dopo (10 settembre 1919), nel quale si sancì esclusivamente la cessione del Südtirol all'Italia da parte della neonata Repubblica Austriaca, che tutto aveva tranne che diritto ed autorità di negoziare e cedere territori che non le appartenevano, cosa che infatti avvenne, nonostante la rapace voracità degli ingordi italiani, che pretendevano un compenso territoriale spropositato ed illegittimo come compenso dei 650.000 morti buttati in questa guerra folle ed assurda.
Infatti i delegati italiani erano stati incaricati di pretendere il massimo possibile, chiedendo addirittura gran parte dell'Austria, della Slovenia e della Croazia; cosa che fece infuriare il presidente americano Wilson il quale, disgustato dal disprezzo italiano per il diritto all'Autodeterminazione dei Popoli, rifiutò di controfirmare il trattato.
L'Italia al tavolo di Saint Germain ottenne "legalmente" il solo Südtirol, ma annesse anche il Trentino, rifiutato dalla Repubblica Austriaca, e la Kanaltal, nonostante quest'ultima facesse da sempre parte della Carinzia.
L'occupazione militare ed illegittima del Litorale continuò per ben due anni, fino al 12 novembre 1920, quando la sua annessione fu sancita con il trattato bilaterale di Rapallo tra Italia e Jugoslavia, quindi non una assegnazione frutto di un trattato di pace internazionale, assieme al possesso di Fiume, già occupata dagli squadristi dannunziani, in qualità di "corpus separatum", che verrà ufficialmente annessa solo con il trattato di Roma del 1924.
In questi due anni, l'Italia occupante si sarebbe dovuta comportare da "diligente custode", nulla più; invece ha provveduto ad italianizzare le toponomastiche, licenziare i dipendenti pubblici sospettati di essere fedeli alla monarchia asburgica e sostituirli con "coloni" provenienti dagli angoli più remoti della penisola italica, così come sostituire i sacerdoti "austriacanti" con sacerdoti italiani che propagandassero la "santa redenzione" dal "barbaro oppressore" austriaco, internando civili sospetti, obbligando all'esilio le comunità di lingua tedesca che da secoli abitavano a Gorizia e Trieste, chiudendo scuole e circoli culturali, internando i reduci dell'esercito imperialregio che tornavano dai campi di prigionia in Russia e Serbia.
E questo prima ancora che nascesse il fascismo ed iniziasse la persecuzione sistematica degli "slavi".
E' per questo che noi non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo celebrare la festa italiana del 4 novembre, ricorrenza per le nostre genti di lutto e sciagura, ma possiamo al massimo commemorare questa data luttuosa come l'inizio delle nostre disgrazie, un autentico giorno di "commemorazione dei defunti" morti a causa dell'occupazione italiana, e di tutte le vittime dei loro soprusi.
Esponiamo le bandiere listate a lutto, e gridiamo con forza il nostro dissenso, il nostro sdegno, la nostra volontà di non partecipare, di non accettare, di non voler subire passivamente questa ricorrenza, ma dimostriamo con forza che noi non dimentichiamo il nostro passato, la nostra storia, le nostre radici, e nessuno ci impedirà di ricordare la verità e commemorare le umiliazioni e le ferite che lo Stato italiano ci ha inflitto.
Il 4 novembre noi non festeggiamo, commemoriamo! "
 
RobyTs67 ha scritto:
Commento su un giornale locale (Il Piccolo) condiviso da tantissima gente autoctona.

"4 novembre, festa di vigliacchi e traditori, che non si sono smentiti nemmeno nell'ultimo atto della loro farsa criminale.
Alla data del "cessate il fuoco" le nostre armate tenevano ancora saldamente le linee sul Piave e l'Altopiano, e la tanto celebrata "battaglia di Vittorio Veneto" non aveva procurato all'Italia che pochi km di terra tra Valdobbiadene e Conegliano.
Approfittando della lealtà delle nostre armate gli italiani così varcarono le nostre linee, sotto gli occhi dei nostri soldati increduli, che si attenevano agli ordini di non sparare ma non capivano chi e perché avesse autorizzato gli italiani ad avanzare durante una tregua concordata.
Entro il 4 novembre gli italiani erano così riusciti a conquistare Malé (ma non Trento, occupata dagli alleati del contingente britannico), Feltre, il Cadore, Tolmezzo, Moggio, Tarcento, Udine, Cividale, Gorizia e Cervignano, mentre i carabinieri (non i bersaglieri) erano sbarcati a Trieste dalla "maledetta barca che li ga portai", il 3 novembre, per poi tornare a Trieste sbarcando "in parata trionfale" con Diaz, Badoglio e Vittorio Emanuele III solo il 10 novembre, quando erano certi che ogni possibile reazione ostile da parte della popolazione triestina sarebbe stata repressa con efficacia dalle truppe già sbarcate in precedenza.
Il 4 novembre rappresenta l'occupazione illegale ed illegittima da parte del Regio Esercito del Südtirol, del Trentino, della Kanaltal e del Litorale; occupazione che non sarà legittimata nemmeno dal Trattato di Saint-Germain-en-Laye, firmato quasi un anno dopo (10 settembre 1919), nel quale si sancì esclusivamente la cessione del Südtirol all'Italia da parte della neonata Repubblica Austriaca, che tutto aveva tranne che diritto ed autorità di negoziare e cedere territori che non le appartenevano, cosa che infatti avvenne, nonostante la rapace voracità degli ingordi italiani, che pretendevano un compenso territoriale spropositato ed illegittimo come compenso dei 650.000 morti buttati in questa guerra folle ed assurda.
Infatti i delegati italiani erano stati incaricati di pretendere il massimo possibile, chiedendo addirittura gran parte dell'Austria, della Slovenia e della Croazia; cosa che fece infuriare il presidente americano Wilson il quale, disgustato dal disprezzo italiano per il diritto all'Autodeterminazione dei Popoli, rifiutò di controfirmare il trattato.
L'Italia al tavolo di Saint Germain ottenne "legalmente" il solo Südtirol, ma annesse anche il Trentino, rifiutato dalla Repubblica Austriaca, e la Kanaltal, nonostante quest'ultima facesse da sempre parte della Carinzia.
L'occupazione militare ed illegittima del Litorale continuò per ben due anni, fino al 12 novembre 1920, quando la sua annessione fu sancita con il trattato bilaterale di Rapallo tra Italia e Jugoslavia, quindi non una assegnazione frutto di un trattato di pace internazionale, assieme al possesso di Fiume, già occupata dagli squadristi dannunziani, in qualità di "corpus separatum", che verrà ufficialmente annessa solo con il trattato di Roma del 1924.
In questi due anni, l'Italia occupante si sarebbe dovuta comportare da "diligente custode", nulla più; invece ha provveduto ad italianizzare le toponomastiche, licenziare i dipendenti pubblici sospettati di essere fedeli alla monarchia asburgica e sostituirli con "coloni" provenienti dagli angoli più remoti della penisola italica, così come sostituire i sacerdoti "austriacanti" con sacerdoti italiani che propagandassero la "santa redenzione" dal "barbaro oppressore" austriaco, internando civili sospetti, obbligando all'esilio le comunità di lingua tedesca che da secoli abitavano a Gorizia e Trieste, chiudendo scuole e circoli culturali, internando i reduci dell'esercito imperialregio che tornavano dai campi di prigionia in Russia e Serbia.
E questo prima ancora che nascesse il fascismo ed iniziasse la persecuzione sistematica degli "slavi".
E' per questo che noi non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo celebrare la festa italiana del 4 novembre, ricorrenza per le nostre genti di lutto e sciagura, ma possiamo al massimo commemorare questa data luttuosa come l'inizio delle nostre disgrazie, un autentico giorno di "commemorazione dei defunti" morti a causa dell'occupazione italiana, e di tutte le vittime dei loro soprusi.
Esponiamo le bandiere listate a lutto, e gridiamo con forza il nostro dissenso, il nostro sdegno, la nostra volontà di non partecipare, di non accettare, di non voler subire passivamente questa ricorrenza, ma dimostriamo con forza che noi non dimentichiamo il nostro passato, la nostra storia, le nostre radici, e nessuno ci impedirà di ricordare la verità e commemorare le umiliazioni e le ferite che lo Stato italiano ci ha inflitto.
Il 4 novembre noi non festeggiamo, commemoriamo! "

Ammesso sia vero.
La storia e' regolarmente diversa, se diverso e' chi la racconta.
Per quel che mi riguarda ho sempre sostenuto che noi ce
la siamo cercata la reazione Titina:
noi gli abbiamo dichiarato guerra
noi li abbiamo per primi messi in campi di concentramento....
Noi pero':
ci siamo cuccati 150 anni di occupazione Austriaca in mezza Italia.
A TS la vedete come un vantaggio....io no....
Meglio essere un kazzaro, ma in casa mia.
Per cui se siamo stati ingordi, ripeto se, e' solo una giusta reazione a quei 150 anni.
 
a_gricolo ha scritto:
arizona77 ha scritto:
ci siamo cuccati 150 anni di occupazione Austriaca in mezza Italia.
A TS la vedete come un vantaggio....io no....

...e adesso, da chi siamo occupati?

.....da quelli che, da Kazzari ci siamo eletti
o accettati con gioia:

http://www.youtube.com/watch?v=8L10FiJbHXs

Una delle tante.....solo perche' e' la piazza piu' grande d' Italia
 
arizona77 ha scritto:
Ammesso sia vero.
La storia e' regolarmente diversa, se diverso e' chi la racconta.
Per quel che mi riguarda ho sempre sostenuto che noi ce
la siamo cercata la reazione Titina:
noi gli abbiamo dichiarato guerra
noi li abbiamo per primi messi in campi di concentramento....
Noi pero':
ci siamo cuccati 150 anni di occupazione Austriaca in mezza Italia.
A TS la vedete come un vantaggio....io no....
Meglio essere un kazzaro, ma in casa mia.
Per cui se siamo stati ingordi, ripeto se, e' solo una giusta reazione a quei 150 anni.

Appunto,punti di vista.
La storia (purtroppo) e scritta dai vincitori,salvo dopo secoli rivederla con occhi piu imparziali....
Trieste nel 1382 fece atto di dedizione (no sottomisione) all'Austria che la guardo sempre con un occhio di riguardo,al contrario di ....
Se pensiamo che ancor'oggi nel meridione qualcuno vede nei Savoia dei invasori....(e son passati 150 anni...)...
 
arizona77 ha scritto:
a_gricolo ha scritto:
arizona77 ha scritto:
ci siamo cuccati 150 anni di occupazione Austriaca in mezza Italia.
A TS la vedete come un vantaggio....io no....

...e adesso, da chi siamo occupati?

.....da quelli che, da Kazzari ci siamo eletti
o accettati con gioia:

http://www.youtube.com/watch?v=8L10FiJbHXs

Una delle tante.....solo perche' e' la piazza piu' grande d' Italia

Sicuro che - col senno di poi - abbiamo fatto un affare?
 
RobyTs67 ha scritto:
arizona77 ha scritto:
Ammesso sia vero.
La storia e' regolarmente diversa, se diverso e' chi la racconta.
Per quel che mi riguarda ho sempre sostenuto che noi ce
la siamo cercata la reazione Titina:
noi gli abbiamo dichiarato guerra
noi li abbiamo per primi messi in campi di concentramento....
Noi pero':
ci siamo cuccati 150 anni di occupazione Austriaca in mezza Italia.
A TS la vedete come un vantaggio....io no....
Meglio essere un kazzaro, ma in casa mia.
Per cui se siamo stati ingordi, ripeto se, e' solo una giusta reazione a quei 150 anni.

Appunto,punti di vista.
La storia (purtroppo) e scritta dai vincitori,salvo dopo secoli rivederla con occhi piu imparziali....
Trieste nel 1382 fece atto di dedizione (no sottomisione) all'Austria che la guardo sempre con un occhio di riguardo,al contrario di ....
Se pensiamo che ancor'oggi nel meridione qualcuno vede nei Savoia dei invasori....(e son passati 150 anni...)...

Ma, morti, gli Austriaci ne han fatti tanti, per 150 anni.....
E da come la si guarda, e' innegabile.
 
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